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Giovedì, 29 Febbraio 2024
LIBERTA' DI STAMPA / Turchia

La Turchia è il paese con il maggior numero di giornalisti in carcere

Il paese, che vorrebbe entrare nell'Unione europea, detiene il record mondiale di giornalisti in prigione

No, non è la Cina, e nemmeno l'Iran: è la Turchia il paese che detiene il "record mondiale" di giornalisti in carcere. Lo rende noto in un rapporto il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), una Ong con sede a New York, secondo la quale nel Paese è in atto "una delle più vaste operazioni di repressione della libertà di stampa nella storia recente".

L'ong ha "censito" 76 giornalisti in carcere in Turchia, di cui almeno 61 "sono detenuti in diretto rapporto con i lavori pubblicati o con la loro attività di ricerca di informazioni". La condizione di altri 15 giornalisti è meno chiara, secondo la ong.

Con questo bilancio, "il numero di giornalisti in prigione in Turchia oggi è superiore a quello di altri Paesi più repressivi, come l'Iran, l'Eritrea e la Cina", afferma il Cpj. La ong ritiene che "il governo del premier Recep Tayyip Erdogan abbia messo in atto una delle più vaste operazioni di repressione della libertà di stampa della storia recente".

Oltre alle retate di giornalisti con il pretesto delle lotta al terrorismo, l'ong denuncia anche "tattiche di pressione per convincere all'autocensura" nelle redazioni. Secondo il rapporto, il 70% dei giornalisti incarcerati sono indagati per il reato di "appartenenza a organizzazione terroristica", per presunti legami con il Pkk, il fuorilegge Partito dei lavoratori del Kurdistan che pratica la lotta armata per l'indipendenza curda.

Gli altri giornalisti sono finiti in carcere per la loro presunta appartenenza a organizzazioni clandestine o per la loro partecipazione a progetti di colpo di Stato. Più di tre su quattro giornalisti detenuti, sottolinea il report, sono ancora in attesa di giudizio, alcuni da diversi anni.

"Il governo turco deve liberare tutti i giornalisti in carcere sulla base delle loro attività giornalistiche" afferma la Ong, che chiede profonde riforme per le leggi utilizzate per reprimere la libertà di stampa. Il Cpj ha anche fatto appello al premier Erdogan perché smetta di denunciare sistematicamente per diffamazione "i giornalisti critici", di "disprezzarli pubblicamente" e di esercitare "pressioni su media critici perché adottino un tono più moderato".

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