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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Turchia, in un anno -20% circolazione quotidiani e periodici

La stampa turca registra un crollo delle tirature dopo le misure prese da Erdogan contro gulenisti e i giornali collegati al principale accusato del golpe del 15 luglio 2016

ISTANBUL (Turchia) - La circolazione di quotidiani e periodici in Turchia si è ridotta del 20% nel 2016 rispetto all’anno precedente. Lo scrive il Daily Sabah riportando i dati dell’Istituto nazionale di statistica. Il numero totale di copie è sceso a 1,7 miliardi, la maggior parte (il 94,1%) costituita dai quotidiani. Il numero delle testate giornalistiche è diminuito del 7,9% per un totale di 6.265 pubblicazioni.

La riduzione ha subito una brusca accelerazione in seguito alle misure prese contro i gulenisti dopo il golpe fallito, per cui Ankara incolpa il gruppo legato all’ex imam Fetullah Gulen.

E' iniziato il primo agosto il processo per 486 persone arrestate in seguito al fallito golpe in Turchia, avvenuto il 15 luglio 2016. Tra i reati contestati dal tribunale poco fuori Ankara diversi reati tra cui assassinio, violazione della Costituzione e tentato omicidio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, scrive l’agenzia Anadolu.

Gli imputati sono accusati di aver partecipato al tentativo di colpo di stato alla base aerea di Akinci, che secondo le autorità turche è stata il quartier generale dei golpisti da cui sono stati dati gli ordini di bombardare il Parlamento.

Dei sospettati sette sono processati in absentia e sono ricercati. Tra i principali, l’ex imam Fetullah Gulen, che si trova negli Stati Uniti in esilio volontario e ritenuto da Ankara la mente del golpe.

Inoltre le più alte autorità militari e governative turche hanno deciso di rimpiazzare i capi delle forze di terra, della marina e dell’aeronautica, a oltre un anno dal fallito colpo di stato contro il governo musulmano-conservatore che si riconosce nel presidente Recep Tayyip Erdogan.

Secondo quanto hanno hanno riferito i canali d’informazione turchi – NTV e CNN-Turk – la decisione è stata assunta nell’ambito di una riunione del Consiglio militare supremo (Yas)presieduto dal primo ministro Binali Yildirim, in presenza dei vertici militari, tra i quali il capo di stato maggiore Hulusi Akar, e di diversi ministri.

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