Venerdì, 14 Maggio 2021
L'analisi

La Turchia entrerà mai in Europa?

I negoziati per l'ingresso del paese di Erdogan in Europa non sono estinti. Sono lì, senza che nessuno gli dia impulso. Interessi comuni ce ne sono anche tanti, ma forse è l'Europa ad aver cambiato paradigma

Recep Tayyip Erdogan - FOTO ANSA

Dopo il cosiddetto Sofagate e le parole temerarie del Premier italiano Mario Draghi, che ha definito il Presidente turco un “dittatore”, ci si aspetterebbe la fine di qualsiasi rapporto diplomatico fra Turchia e l’Occidente. Ma, seppur questi avvenimenti abbiano causato delle tensioni, non è così. L’accordo tra il paese di Recep Tayyip Erdogan e l’Europa è ancora aperto, almeno formalmente. Anche perché storicamente è la Turchia ad aver sempre chiesto di entrare nell’area di influenza occidentale, avviando anche importanti riforme quali l’abolizione della pena di morte; dall’altra anche l’Europa ha interesse ad inglobare il paese anatolico, così da estendere i propri interessi laddove ci vorrebbero mettere mano anche Russia e Cina. La vera domanda da porsi è se quell’accordo possa arrivare a totale compimento, come e, eventualmente, quando. Ma andiamo per ordine.

Turchia in Europa, tanti interessi comuni 

Un dialogo tra Turchia e Europa c’è, altrimenti non sarebbe neppur esistito il vertice di Ankara, a cui hanno preso parte la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Che cosa vuole l’Europa? In generale lo aveva espresso proprio Michel in un tweet nel quale parlava di una nuova “agenda costruttiva perché la tensione nel Mediterraneo diminuisca costantemente”. Di sicuro si riferiva al problema dei conflitti per la definizione dei confini marittimi. Sono note infatti le velleità della Turchia nelle acque del mar Mediterraneo, sia per allargare i propri confini acquatici, sia per l’interesse verso i giacimenti di gas, rivendicati però dalla Grecia, che più volte ha reagito con minacce alle invasioni di navi turche nelle proprie acque territoriali. L’Europa cerca serenità diplomatica, incalzata anche dall’alleato Stati Uniti. Infatti al presidente Biden non servono tensioni con la Turchia in virtù della comune appartenenza alla Nato, ma anche perché, perdere Ankara come “amico” significa farlo avvicinare alla Russia, cosa che già, in parte, è nei fatti. Comunque questo è un momento di relativa tranquillità dopo che la Turchia ha interrotto le esplorazioni nelle acque contese.

Il secondo punto su cui hanno interesse a discutere la Turchia e l’Europa sono i migranti. Infatti da Bruxelles sarebbero pronti a stanziare ulteriori fondi per mantenere e rilanciare gli accordi sul controllo dei flussi migratori dall’oriente, già siglati nell’accordo del marzo del 2016.

"L'Europa chiuda definitivamente con la Turchia", da Italia Viva l'appello a Bruxelles

Il terzo punto, il più importante, è il capitolo economico. Le esportazione turche in Europa ammontano a quasi 70 miliardi l’anno, mentre la Turchia vede un import pari a quasi 60 miliardi. La voce economia è fondamentale anche per l’Italia che è uno dei principali partner commerciali della Turchia. Stando ai dati dell'Ocse, nel 2019 le imprese turche hanno esportato in Italia beni pari a 10,1 miliardi di dollari. In compenso, le nostre imprese hanno inviato ai porti turchi un export da 9,4 miliardi di dollari. Verso Ankara esportiamo macchinari, componenti per auto, acciaio, ma anche prodotti tessili, scarpe e gioielli. La Turchia ci manda le nocciole, che finiscono in uno dei prodotti di punta del made in Italy agroalimentare. Un mercato molto importante (e in crescita) è rappresentato dalla plastica, visto che la Turchia acquista un decimo della plastica non riciclata in Italia. E poi ci sono le armi. Secondo l'ultimo rapporto del Sipri di Stoccolma, il 18% del nostro export di materiale bellico tra il 2016 e il 2020 è finito in Turchia.

Turchia in Europa, negoziati arenati da anni e il nodo dei diritti 

Dunque ci sono molti interessi comuni, che già da soli basterebbero a rispondere al quesito sul perché i rapporti tra Europa e Turchia debbano proseguire. Ma gli interessi non devono essere confusi con il progetto di una Turchia sotto la bandiera europea. Un problema c'è. Infatti, dopo poco l’inizio dei negoziati per l'adesione della Turchia all’Unione, si sono bloccati alcuni capitoli. Ad oggi sono aperti 16 capitoli di negoziali su 33, mentre uno soltanto è stato chiuso (il numero 25 su Scienza e ricerca). Insomma, anche se sulla carta non è così, gli accordi per la transizione turca in occidente sono fermi.

Volutamente? È possibile. Uno dei nodi su cui proprio non si riesce a trovare una quadra, sono i capitoli 23 e 24, che riguardano i diritti fondamentali, la giustizia e la libertà. E se l’Europa mette mano a quei temi rischia di scottarsi. Ma sono anche le uniche armi che ha per portare la Turchia ad un processo di democratizzazione che, ormai sembra aver fatto inversione a U. Pesano le recenti decisioni interne del presidente turco, che prima ha chiesto la messa al bando del partito filo-curdo Hdp e poi ha ritirato il Paese dalla Convenzione di Istanbul, primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e quella domestica.

Dunque, invece di buttare sul tavolo delle estemporanee raccomandazioni alla Turchia, perché l’Unione Europea non inserisce nelle priorità dell’agenda, le questioni democratiche con la Turchia, rilanciando la possibilità di un riavvicinamento culturale con i paesi Ue e, di fatto, la possibilità dell’ingresso della Turchia in Europa? Forse manca la volontà di affrontare i temi della democraticità e riprendere in mano i negoziati. Forse a Bruxelles credono che il gioco non vale la candela. Intanto ci sperano i partiti di opposizione di Erdogan interni alla Turchia. Sono loro a riporre più fiducia di chiunque altro in un progetto di europeizzazione della Turchia. Eppure nell'ultimo vertice, mentre l'Europa poneva sul tavolo i propri interessi economici e le strategie per fermare l’”invasione” di migranti, a pochi passi dal palazzo si teneva il processo alla giornalista Melis Alphan, accusata di aver tweettato una foto di una festività curda  quindi di "propaganda per un organizzazione terroristica". Perché la Turchia è un paese dove la minoranza curda viene repressa e dove chi parla del genocidio armeno viene perseguito penalmente.

Perche per Draghi bisogna cooperare con Erdogan, anche se è un "dittatore"

Ecco perché il Premier italiano Mario Draghi ha detto che Erdogan “è un dittatore, ma con cui si deve collaborare”. Con una frase, ha concentrato tutto l’approccio che l’Europa ha nei confronti della Turchia. È probabile che non sia più considerato un paese che possa stare dentro l’Unione dei paesi proprio per i suoi seri problemi di democraticità. Ma resta un paese con cui è necessario collaborare per interessi bilaterali. L’Europa ha rinunciato a vedere la Turchia con un paese fratello e, con un cambio di strategia, ci tratta per quel minimo che conviene ad entrambi. Ecco perché, in definitiva, forse un giorno la Turchia potrà entrare in Europa (resta formalmente una candidata), ma di sicuro non sarà nel breve periodo. Servirà un procedimento lungo e tortuoso, che deve passare attraverso quei negoziati rimasti in un cassetto a prender la polvere.

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