rotate-mobile
Domenica, 16 Giugno 2024
Mondo

Perché sono tutti contro Facebook

Il terremoto legato ai dati utilizzati da Cambridge Analytica ha posto Zuckerberg e la sua piattaforma al centro di un fuoco incrociato. Dagli Usa al Regno Unito, passando anche per l'Italia, adesso tutti puntano il dito contro Facebook 

C'era da aspettarselo: Facebook è finito nell'occhio del ciclone per lo scandalo legato ai dati di  milioni di utenti utilizzati da Cambridge Analytica per manipolare, o meglio indirizzare, alcune votazioni importanti, come le elezioni presidenziali americane o il referendum sulla Brexit. Il fatto che i dati personali degli iscritti al social di Zuckerberg possano essere impacchettati e venduti o utilizzati per scopi politici è intollerabile e allo stesso tempo inquietante, oltre a mettere in discussione la democrazia in qualsiasi angolo del globo. 

Ciao ciao democrazia

Proprio il fatto che Facebook abbia permesso, volontariamente o no, a Cambridge Analytica di utilizzare i dati di 50 milioni di utenti americani per fini politici, non è soltanto una grave mancanza di trasparenza e rispetto delle regole, ma soprattutto un pesante attacco alla democrazia. E' proprio questo il nodo su cui fanno perno tutti gli attacchi che adesso arrivano al social di Zuckerberg da tutte le angolazioni. Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, fino all'Italia, Facebook rischia guai ben maggiori della multa da 40mila dollari ad utente (circa 2 miliardi in totale) menzionata dal Financial Times per la violazione delle legge sulla privacy. Basta vedere cosa sta succedendo in Borsa: nelle due sedute successive allo scandalo Facebook ha bruciato circa 50 miliardi di dollari. 

CITYNEWSANSAFOTO_20180322152838749-2

Non saranno spiccioli, ma non sono neanche il primo problema di Zuckerberg in questo momento. Il 'padre' di Facebook si trova al centro di un fuoco incrociato e dovrà fare i conti con gli attacchi e le minacce che arrivano (e arriveranno).

Usa, inchiesta e prima class action

L'antitrust statunitense, la Us Federal Trade Commission, ha avviato una indagine, chiedendo a Zuckerberg di fare chiarezza sullo scandalo Cambridge Analytica e su come possano essere finiti in pasto a questa società britannica i dati di milioni di utenti, all'oscuro di tutto. Sempre negli Stati Uniti è partita anche la prima class action, con un'azione legale avanzata dalla corte distrettuale di San Josè, in California. Una prima 'mobilitazione' che potrebbe spianare la strada ad altre cause collettive, contro le l'acquisizione non autorizzata dei dati personali degli utenti, utilizzati poi per favorire la campagna elettorale di Donald Trump. Infatti, come rivelato dal Washington Post, la 'mente' di Cambridge Analytica e del suo programma per raccogliere dati indebitamente sarebbe stato Steve Bannon, ex stratega della casa Bianca.

Finti test su Facebook: vogliono i vostri dati e sarete voi a darglieli gratis

La minaccia degli inserzionisti britannici

Ma Zuckerberg non deve guardarsi le spalle soltanto dai suoi compatrioti. Infatti lo scandalo è partito da un'inchiesta dell'emittente britannica Channel 4 News, realizzata con una telecamera nascosta, in cui la società spiega quanto sia semplice usare ricatti e fake news contro i rivali politici dei candidati che si vuole far vincere. Oltre all'inchiesta dell'antitrust londinese, dal Regno Unito arriva una minaccia ancor più preoccupante per Facebook, quella degli inserzionisti

“Quando è troppo è troppo”, con questa espressione la Bbc riporta il 'sentiment' espresso dall'Isba, l'organismo che rappresenta le maggiori agenzie pubblicitarie britanniche, che minacciano di abbandonare in massa Facebook per il presunto abuso dei dati degli utenti. Il boss di Saatchi, David Kershaw, ha assicurato ai microfoni di Bbc Radio 4 che questa minaccia “non è un bluff”, ma una reale pressione, con un peso specifico da non sottovalutare. Infatti l'Isba rappresenta circa tremila agenzie, che in caso di addio in massa da Facebook, provocherebbero un bel danno alle finanze del social. Tra i big che minacciano di lasciare la piattaforma c'è anche Unilever, colosso che rappresenta molti dei brand più conosciuti al mondo (Algida, Mentadent e Fox, solo per citarne alcuni). La conferma arriva direttamente dal responsabile marketing Keith Weed: “Non ci possiamo permettere un ambiente in cui i nostri clienti non si fidano di quello che trovano”.

Anche l'Ue pretende chiarimenti

Anche Antonio Tajani, presidente dell'Europarlamento, ha chiesto chiarezza sulla vicenda attraverso un post pubblicato sul suo profilo Twitter: “Non è accettabile che i dati personali dei nostri cittadini vengano utilizzati per manipolare la democrazia”.

Un coro a cui fanno eco anche le parole di Giovanni Buttarelli, Garante Ue per la privacy: “Potremmo essere di fronte allo scandalo del secolo”. Come riportato anche da EuropaToday, secondo Buttarelli potrebbero essere a rischio anche i dati degli utenti italiani: “Non è il mio ruolo indagare come questi dati degli italiani su Facebook siano stati utilizzati in pratica nell'ottica di una potenziale manipolazione delle elezioni italiane, ma il modo in cui il sistema funziona dai likes alle fanpage sino alla geolocalizzazione è globale, è esattamente lo stesso, non c'è un approccio nazionale”.

Se i dati possono comprare le nostre libertà

Cosa succede in Italia

Oltre ai sospetti sulle presidenziali Usa e sul referendum sulla Brexit, tra i clienti di Cambridge Analytica ci sarebbe anche un partito politico italiano, come riportato dall'Agi: “Sul sito web, dove si citano oltre cento campagne elettorali in cinque continenti in 25 anni, a dispetto del fatto che è stata fondata appena 5 anni fa, tra le pratiche di successo è in evidenza l’Italia. Nel 2012 Cambridge Analytica ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni '80”.

Il sospetto che possano essere state delle 'influenze' anche sulle elezioni politiche del 4 marzo ha messo in allerta l'Agcom, che ha avviato un'indagine in merito: “A seguito della recente diffusione di notizie relative all’attività svolta dalla società Cambridge Analytica, cui ha fatto seguito l’indagine dell’autorità indipendente britannica ICO – Information Commissioner’s Officer relativa ai rapporti tra partiti politici, “data companies” e piattaforme online per la profilazione degli utenti e la personalizzazione dei messaggi elettorali, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni circa l’impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi”. 

“In particolare, dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook, è emerso che la società mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma. Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico. Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro, sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”.

“Nell’ambito del Tavolo tecnico istituito dall’Autorità con la delibera n.423/17/CONS – conclude l'Agcom nel comunicato ufficiale -  è stato sviluppato un filone specifico di attività riguardante il monitoraggio sulla parità di accesso all’informazione e la comunicazione politica per le elezioni del 4 marzo (per cui l’Autorità ha adottato specifiche linee guida) e l’istituzione di gruppi di lavoro sulla tematica dell’utilizzo di dati e informazioni per finalità di comunicazione politica. Con una precedente comunicazione, sono state già richieste informazioni circa l’acquisizione di dati relativi a servizi e strumenti messi a disposizione da Facebook, sia per gli utenti sia per i soggetti politici, durante la campagna elettorale italiana per le scorse elezioni politiche 2018. Questa seconda richiesta si inserisce pertanto in continuità con le iniziative intraprese.”.

Il Codacons contro Facebook

Sullo scandalo 'Cambridge Analytica' è sceso in campo anche il Codacons, che ha inviato un esposto contro Facebook a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia e al Garante della Privacy: “Di fronte all’aggravarsi dello scandalo sull’utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network – spiega il presidente Carlo Rienzi – Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della Privacy, concretizzando reati per cui è prevista la reclusione”.

“Nello specifico con l’esposto odierno il Codacons – unica associazione in Italia che ha già affilato le armi per una possibile class action contro il social network - chiede a 104 Procure di tutta Italia e al Garante di aprire indagini alla luce delle possibili fattispecie previste dall’Art. 167. Del Codice della Privacy (Trattamento illecito di dati) e dall’art. 169. (Misure di sicurezza).
In base a tali articoli “chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”.

“Per quanto riguarda le misure di sicurezza - conclude il Codacons- il Codice stabilisce che “Chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall'articolo 33 è punito con l'arresto sino a due anni. In base alle norme italiane, quindi, Mark Zuckerberg o i dirigenti di Facebook o di altre società connesse responsabili di eventuali illeciti sull’uso dei dati personali, rischierebbero fino a 5 anni di reclusione”.

Delete Facebook

Intanto anche il cofondatore di Whatsapp, Brian Acton, ha puntato il dito contro Facebook, lanciando una campagna che invita gli utenti ad abbandonare la piattaforma di Zuckerberg: “È giunto il momento #deletefacebook”, ha scritto sul suo profilo Twitter

 Dal canto suo, il fondatore di Facebook ha chiesto scusa al mondo intero, ammettendo di aver commesso degli errori e dicendosi pronto a comparire davanti al Congresso degli Stati Uniti.

CITYNEWSANSAFOTO_20180322152910184-2

Ma se i dati degli utenti social diventano una 'merce' da utilizzare per manipolare e mettere in discussione la democrazia, caro Mark, le scuse non bastano. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché sono tutti contro Facebook

Today è in caricamento