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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
FRANCIA / Francia

Uccise a Parigi tre importanti esponenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan

Le tre donne uccise con un colpo di pistola alla testa, in quella che sembra con ogni evidenza una vera e propria esecuzione

Tre donne curde, importanti esponenti del Pkk - il Partito dei Lavoratori del Kurdistan - sono state ritrovate nella notte morte, uccise con un colpo d'arma da fuoco alla testa, nei locali dell'Istituto curdo di Parigi, nel 10mo arrondissement. Lo si apprende da fonti di polizia. I corpi sono stati scoperti poco prima delle due del mattino all'interno di questo istituto. Vicino ai corpi sono stati ritrovati tre bossoli.

Secondo il racconto del responsabile del centro, le donne ieri pomeriggio si trovavano da sole nei locali del centro d'informazione. A fine giornata un membro della comunità ha tentato invano di raggiungerle. Ha cercato di entrare ma non aveva la chiave e non è potuto entrare immediatamente. Nella notte sono stati poi scoperti i corpi.
"La scena può far pensare che si sia trattato di una esecuzione, ma l'inchiesta deve chiarire le circostanze esatte di questo dramma", ha detto una fonte di polizia.

Una delle tre vittime è Sakine Cansiz, tra i membri fondatori del Pkk nel 1978. Le altre due sono Fidan Dogan, delegato francese del Congresso nazionale per il Kurdistan e Leyla Soylemez.

L'omicidio delle tre donne arriva in un momento quanto mai delicato, con lo Stato turco che ha intrapreso una trattativa con Abdullah Ocalan, capo sprirituale per eccellenza della minoranza e fondatore del Pkk.

Ieri il quotidiano Radikal aveva scritto che fra le due parti potrebbe esserci un accordo di massima, che consiste nel cessate il fuoco da una parte e nel riconoscimento di diritti etnici e linguistici ai curdi dall'altra. Le trattative non prevederebbero alcuna forma di amnistia né un cambiamento delle condizioni carcerarie di Ocalan, che attualmente sta scontando l'ergastolo nel carcere di massima sicurezza a Imrali, in mezzo al mar di Marmara.

Il premier Erdogan ieri è tornato a parlare dei colloqui, ricordando che "un'organizzazione terrorista che ambisce a dividere la nazione con le armi non può prendere il sopravvento sulla nazione turca" e facendo capire che Ankara è pronta a fare concessioni, ma solo fino a un certo punto.

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