Ucciso il leader indios che commosse il festival di Venezia

Nella notte tra l'1 e il 2 dicembre Ambrosio Vilhalva è stato ucciso a coltellate. La battaglia del suo popolo, i Guaranì, ispirò il film di Bechis "La terra degli uomini rossi" con Claudio Santamaria

Ambrosio Vilhalva è stato assassinato. Il lìder dei Guaranì, popolo indios che vive - sopravvivie - tra Bolivia, Brasile e Paraguay è stato accoltellato a morte la notte tra l'1 e il 2 dicembre mentre si trovava nel villaggio di Guyaroka-Caarapo per portare avanti la battaglia, sua e del suo popolo, in difesa della "terra degli uomini rossi". Terra e giustizia.

Non racconteremo la storia di Ambrosio Vilhalva. Non se siamo in grado. Nessuno può farlo se non è stato lì, in quelle terra espropriate, violentate, distrutte da chi ancora oggi viene chiamato "colonizzatore". E il colonizzatore, in questo caso, ha un nome importante, molto più pesante di quello dei Guaranì, che quelle terre hanno sempre vissuto e coltivato: Shell. Proprio così. Le terre che da sempre hanno visto camminare i Guaranì in epoca contamporanea sono state "vittima" di un progetto dedicato ai bioidrocarburi della multinazionale olandese. A gestire il tutto un uomo d'altri tempi: Jose Teixeira, politico locale e ricco proprietario terriero. 

E allora vi racconteremo un film. Il film che riuscì a commuovere il pubblico del Festival del Cinema di Venezia. Parliamo di Birdwatchers - La terra degli uomini rossi di Mario Bechis nel quale ha recitato anche Claudio Santamaria. La storia è ambientata nel Mato Grosso do Sul, in Brasile, e racconta delle attività economiche della zona, legate allo sfruttamento dei terreni che in passato appartenevano agli indios e nelle visite guidate a turisti interessati al birdwatching. 

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Nádio, la guida ascoltata di una comunità indio, personaggio ispirato proprio ad Ambrosio Vilhalva, non può più sopportare i troppi suicidi di giovani senza speranza e senza terra nè casa. Inizia così una ribellione pacifica finalizzata a ottenere una restituzione delle terre indebitamente confiscate.

Bechis nel suo film racconta i fazenderos e gli indios quasi come se fosse a sua volta un birdwatcher. L'obiettivo è chiaro: non far "tifare" lo spettatore per nessuno ma fargli vivere quei momenti drammatici. Sviluppo a qualunque costo contro il diritto alla vita sulla propria terra natia. Ricchezza economica contro ricchezza "naturale". Vita agiata ai danni della terra contro vita dignitosa perché di terra. 

Questo ha fatto de "La terra degli uomini rossi" un film di forte denuncia morale e politica che è riuscito a commuovere il difficile pubblico del Festival del Cinema di Venezia. E proprio a Venezia Bechis arrivò in compagnia di Ambrosio Vilhalva. Sorridente "come suo solito" ma col volto proprio di chi, negli anni, ha vissuto il dolore di vedersi privato di tanti, troppi affetti per mano di chi si è appropriato della sua terra.

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Oggi Ambrosio non c'è più. I Guaranì, quasi in risposta al suo omicidio, hanno mostrato per l'ennesima volta la forza della loro dignità: "La battaglia per la riconquista delle terre dei nostri antenati non finirà con la morte di Ambrosio". Il grido, è sempre lo stesso: "Terra e giustizia".

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