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Sabato, 28 Maggio 2022
AFRICA ORIENTALE / Sudan del Sud

Sud Sudan, non è un paese per giornalisti

Diing Chan Awuol, un blogger che criticava il governo, è stato ucciso con numerosi colpi di pistola al volto. Con l'aggravarsi della crisi economica i pericoli per i giornalisti stanno aumentando

Un blogger in Sud Sudan è stato ucciso con numerosi colpi di pistola in casa sua, nella capitale Juba, una settimana dopo essere stato minacciato di morte se non avesse smesso di scrivere. Lo denuncia alla Reuters la famiglia di Diing Chan Awuol.

Diing Chan Awuol scriveva articoli d'opinione per quotidiani e blog. Gli hanno sparato in faccia mercoledì mattina. E' la prima volta che un giornalista viene ucciso in Sud Sudan da quando il paese ha ottenuto l'indipendenza dal Nord nel luglio del 2011.

Fare il giornalista, in Sud Sudan, non è un lavoro facile. I giornalisti locali hanno più volte denunciato di ricevere minacce, alcuni sono perseguitati dai servizi di sicurezza del nuovo stato, che non si fanno troppi problemi ad arrestare i professionisti della carta stampata. L'anno scorso, le autorità hanno chiuso un quotidiano che aveva criticato il Presidente Salva Kiir per aver permesso alla figlia di sposare uno straniero.

Nel suo ultimo articolo, pubblicato dal sito Sudan Tribune (che ha sede a Parigi), Awuol ha affrontato un tema scottante, chiedendo al governo di Kiir di promuovere migliori rapporti con i vecchi nemici del Sudan e di astenersi dal supportare i gruppi ribelli . Il Governo di Khartoum da tempo sostiene che il Sud finanzia le operazioni dei gruppi di ribelli al confine. Il Sud ha sempre negato e i giornali sud sudanesi difendono questa linea.

Una settimana prima della sua morte, Awuol, che scriveva con lo pseudonimo di  Isaiah Abrahm, aveva raccontato al fratello William Chan di aver ricevuto minacce telefoniche: "O smetti di scrivere o ci liberiamo di te".  

Un portavoce della polizia, James Monday, ha annunciato che è stata aperta un'indagine sull'omicidio. Nulla è stato rubato dalla casa di Awuol.  I killer si sono presentati a casa sua con l'unico obiettivo di ucciderlo.

Tom Rhodes, che lavora dall'Africa Orientale per il Comitato di protezione dei giornalisti, che ha sede a New York, dice: "Le autorità del Sud Sudan adesso hanno l'opportunità di dimostrare il loro impegno a difesa della libertà di stampa". Secondo l'ultimo rapporto di Reporters senza frontiere il Sud Sudan è al 111esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. Rhodes crede che i diritti dei giornalisti che lavorano nel paese si stiano assottigliando di pari passo con l'aggravarsi della crisi economica del paese. "Il governo non è abituato alle critiche e sta diventando sempre più intollerante".

A gennaio il Sud Sudan ha dovuto fermare la produzione di petrolio, vitale per l'economia della giovane repubblica, a causa di ribellioni avvenute in due Stati del Sudan, il Nilo Azzurro e il Kordofan del Sud. Juba lo scorso anno, al momento della secessione ha ereditato i tre quarti delle risorse petrolifere del paese ma dipende dagli oleodotti del Nord per esportare il greggio.


 

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