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Martedì, 27 Febbraio 2024
Lo stallo

Il lungo inverno dell'Ucraina

La controffensiva e gli aiuti occidentali vanno a rilento. Tra gli alleati, come tra i vertici di Kiev, c'è chi pensa a negoziare una tregua con la Russia. Ma per Zelensky (e il suo Paese) la pace potrebbe essere un rischio maggiore di un conflitto prolungato

L'inverno è alle porte e per l'Ucraina potrebbe essere quello della svolta. Ma non nella direzione sperata dal presidente Volodymyr Zelensky e dalla maggioranza degli ucraini. "La Russia è pronta ai colloqui" di pace, ha detto nei giorni scorsi il leader russo Vladimir Putin in occasione del G20. Ma più che un ramoscello d'ulivo, le parole del capo del Cremlino sembrano un modo di mettere il dito nella piaga delle difficoltà e dei dubbi che aleggiano intorno a Kiev.

La controffensiva non ha stravolto gli equilibri in campo, mentre Mosca sembra aver lavorato al risparmio per rimpinguare truppe e arsenale, anche grazie alle forniture di Corea del Nord e, pare, dell'Iran. Di contro, il supporto degli alleati occidentali all'Ucraina langue, tra lo stallo negli aiuti Usa e i ritardi nell'approvvigionamento di munizioni da parte dell'Europa. Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente non sta certo aiutando in tal senso, e la prospettiva di un ritorno di Donald Trump al potere e l'avanzata di forze politiche nell'Ue più vicine a Putin aprono scenari preoccupanti per gli ucraini. Per tutte queste ragioni, il secondo inverno di guerra si preannuncia più lungo e pieno di rischi di un anno fa.

Freddo e missili sull'Ucraina

Il primo rischio è il freddo. "Circa 3,7 milioni di persone in Ucraina sono state sfollate internamente e si trovano ad affrontare condizioni invernali gelide dopo essere state costrette a fuggire dalle proprie case. Molti si rifugiano in edifici danneggiati e hanno un accesso limitato al cibo, all’elettricità e al riscaldamento", avverte l'International rescue committee. La situazione potrebbe peggiorare ancora in caso di attacchi mirati della Russia all'infrastruttura energetica e alla rete elettrica. Un'eventualità che per Kiev è pressoché certa. Mosca conosce a menadito i punti critici dell'approvvigionamento energetico ucraino: "Con un solo colpo possono lasciare istantaneamente centinaia di migliaia di persone all’oscuro", scrive il quotidiano tedesco Spiegel. Kiev ha ottenuto i sistemi antiaerei dagli alleati occidentali e ha indebolito la flotta russa nel Mar Nero da cui parte buona parte dei raid, ma Mosca ha accelerato al contempo la produzione e l'import di munizioni d’attacco. Gli ingegneri ucraini stanno lavorando da mesi senza sosta per prevenire blackout di lunga durata, e c'è fiducia tra i responsabili dell'infrastruttura di Kiev sul fatto che tra precauzioni e scudi antimissile la popolazione sarà protetta adeguatamente.Ma un conto è la risposta ai potenziali blackout, un altro la situazione militare sul campo. 

Lo stallo

"I leader occidentali stanno lentamente giungendo alla conclusione che non ci sarà un grande passo avanti da parte dell’Ucraina quest’inverno", scrive la rivista statunitense The Conversation. Diversi esperti sostengono che anche dal lato russo non si prevedono grosse vittorie, nonostante stia accumulando nuove forze tra i soldati e armi in modo più sostenuto di quanto non stia facendo l'Ucraina. Le due parti sono praticamente in una situazione di stallo, sostengono Stefan Wolff, professore di sicurezza internazionale all'Università di Birmingham, e Tetyana Malyarenko, docente di relazioni internazionali all'Università nazionale di Odessa. Lo stallo presuppone che né gli ucraini, né i russi hanno molte possibilità di fare progressi durante l'inverno. 

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Per i teorici dello stallo questo vuol dire che Kiev e Mosca dovrebbero sedersi attorno a un tavolo negoziale per trattare una tregua e arrivare alla pace. In questo modo, l'Ucraina potrebbe concentrare i suoi sforzi sulla ricostruzione e sul cammino di avvicinamento all'Unione europea e alla Nato. Un'opzione che sembra fare sempre più proseliti a Washington, come a Bruxelles, dove c'è il timore che un prolungamento del conflitto possa portare a una destabilizzazione del panorama politico europeo. E sulla quale sembra convergere una parte dell'establishment ucraino. "Non sarà la vittoria che sognavamo e ci vorrà molto più tempo di quanto pensassimo", ha detto Volodymyr Omelyan, ex ministro delle infrastrutture ao Guarl quotidiano britannicdian. "La scelta è molto semplice. Se siamo pronti a inviare al fronte altri 300mila o 500mila soldati per riprendere la Crimea e liberare il Donbass, e se otteniamo il giusto numero di carri armati e F16 dall’Occidente, possiamo farcela. Ma non vedo altre 500mila persone pronte a morire e non vedo la disponibilità dell'Occidente a inviare il tipo e la quantità di armi di cui avremmo bisogno", dice Omelyan. L'altra opzione è aprire un tavolo di pace.

I rischi della pace

Ma la seconda strada non pare nelle intenzioni di Zelensky. Il presidente si era posto un obiettivo chiaro quando aveva lanciato la controffensiva: riconquistare i territori occupati dai russi, non solo nel Donbass, ma anche la Crimea. Rinunciare a questo obiettivo avrebbe diverse implicazioni rischiose: innanzitutto, sarebbe un'ammissione di fallimento che potrebbe indebolire Zelensky politicamente. Tra i primi a parlare chiaramente di stallo, aprendo una breccia nella retorica ottimistica sulla controffensiva, è stato uno dei massicci vertici militari di Kiev, il comandante in capo Valeriy Zaluzhny. Lo ha fatto in un'intervista all'Economist, dopo la quale sono cominciata a circolare voci di una spaccatura profonda tra lui e il suo presidente, che non ha gradito la fuga in avanti. Si aggiunga che Zaluzhny è considerato il possibile principale avversario di Zelensky nella corsa alla presidenza ucraina quando il conflitto permetterà di tornare alle urne. 

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Il presidente ucraino ha però dalla sua il vantaggio di avere ancora un alto indice di gradimento. Inoltre, i sondaggi dicono che la maggioranza degli ucraini si oppone ai negoziati con la Russia, soprattutto se implicassero il riconoscimento del territorio perduto. Una ragione in più per Zelensky per non sedersi al tavolo delle trattative adesso. Ma non è solo una questione di equilibri interni, cosa che rischierebbe alla lunga di risolversi in un autogol. C'è anche la questione delle prospettive future per il suo Paese dopo un eventuale accordo di pace a breve termine. L'ex ministro Omelyan, ribadendo tesi che trovano riscontro tra alcuni opinionisti occidentali, sostiene che "un accordo di cessate il fuoco" permetterebbe a Kiev di "fare grandi riforme" e "diventare membro della Nato e dell'Ue", mentre "la Russia crollerà e noi ci riprenderemo la Crimea e il Donbass" in un secondo momento.

In realtà, sembra difficile che un Paese con ben due grandi territori contesi militarmente con la Russia possa entrare a far parte tanto della Nato, quanto dell'Ue. A Bruxelles, dove hanno sede entrambi le istituzioni, nessuno, neppure i più stretti alleati di Kiev, pensa minimamente di entrare in un conflitto diretto con Mosca. Se l'Ucraina aderisse all'Alleanza, per riprendere Crimea e Donbass dovrebbe dichiarare guerra alla Russia, e questo farebbe scattare immediatamente l'obbligo per gli alleati Nato di inviare i propri militari sul fronte. Anche l'adesione all'Ue comporta un meccanismo simile. 

Il ritorno di Trump 

Che la si guardi da una prospettiva o dall'altra, Zelensky ha buone ragioni per diffidare da chi gli suggerisce di trattare con Putin. Il presidente, però, deve fare i conti anche con quanto sta avvenendo nella politica occidentale. Un eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa bianca vorrebbe perdere il supporto "senza se e senza ma" di Washington: già oggi, un pezzo dei repubblicani sta bloccando le decine di miliardi di dollari promessi da Joe Biden a Kiev. Anche in Europa le cose non vanno meglio per Zelensky. Il fronte dei leader Ue vicini a Putin si è allargato: all'ungherese Viktor Orban si è aggiunto il premier slovacco Robert Fico. Ma soprattutto preoccupa la vittoria in Olanda di Geert Wilders, sostenitore di lunga data del capo del Cremlino. 

L'Ucraina resta senza munizioni

Il 2024 sarà anno di elezioni: a giugno le Europee, a novembre quelle negli Stati Uniti. L'Ucraina potrebbe superare anche il lungo inverno che ha davanti, ma ritrovarsi nei mesi successivi con meno amici in Occidente. Zelensky questo lo sa, e forse proprio per questo vuole riconquistare parti di territorio più ampie possibili prima di sedersi a un tavolo di pace.

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