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Domenica, 29 Maggio 2022
Il punto / Ucraina

Guerra in Ucraina: cinque cose da sapere oggi

Zelensky-Putin: l'incontro è lontano. Non c'è un cessate il fuoco. Kharkiv potrebbe diventare la nuova Stalingrado. La tv russa mostra i soldati mutilati: cosa significa. Aiuti ai profughi, non a chi li ospita in Italia. 5 cose da sapere oggi sulla guerra

Guerra in Ucraina: il punto a inizio giornata. "I segnali che sentiamo dalla piattaforma negoziale possono essere definiti positivi. Ma questi segnali non soffocano lo scoppio dei proiettili russi". Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nell'ultimo messaggio su Telegram in merito ai colloqui con la Russia. Un ripiegamento delle forze russe non è una ritirata. È invece una manovra militare che può portare a ricostituire le unità in termini di uomini e mezzi. Zelensky-Putin: l'incontro è lontano. Non c'è un cessate il fuoco. Kharkiv potrebbe diventare la nuova Stalingrado. La tv russa mostra i soldati mutilati: cosa significa. Aiuti ai profughi, non a chi li ospita in Italia.

Guerra Russia Ucraina: ultime notizie in diretta

1) Non c'è un cessate il fuoco

Spiragli ci sono, ma la strada verso un cessate il fuoco è ancora lunga in Ucraina. C'è una bozza di accordo, che dovrebbe essere approvato da un referendum, e prevede garanzie di sicurezza per Kiev in cambio della rinuncia alla Nato, e offre lo stralcio dei nodi più spinosi: il Donbass e la Crimea sono ferite aperte da affrontare in negoziati a parte. La Russia ha annunciato una radicale de-escalation militare nelle regioni di Kiev e Chernikiv, devastata dalle bombe a nord della Capitale. Ma per il capo negoziatore russo, Vladimir Medinsky, de escalation non vuol dire non si sparerà più: non è un cessate il fuoco, spiega, ma Mosca "capisce che ci sono persone a Kiev che hanno bisogno di prendere decisioni, quindi non vogliamo esporre la città a rischi". Lo scetticismo è diffuso. Secondo vari osservatori, il rischio è che in realtà i russi coprano un’arretrata strategica per riposizionarsi a Est, dove la guerra potrebbe riesplodere con ancora maggior violenza. Per il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, "un conto è quello che la Russia dice, e un conto quello che fa". Le più grandi incognite si addensano sul nodo della Crimea. Zelenskyj si impegnerebbe a non cercarne una riconquista con mezzi militari: e questo dovrebbe confortare Mosca. Più di una volta Vladimir Putin ha fatto capire che il suo incubo principale è un’Ucraina parte della Nato che decida di riprendersi la penisola strappata nel 2014, chiedendo aiuto per questo all’Alleanza. Zelenskyj ora propone di discutere il futuro della Crimea nel giro di 15 anni.

2)  Zelensky-Putin: l'incontro è lontano

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj lo chiede da tempo: l’unico modo per sbloccare il conflitto in Ucraina è ritrovarsi di fronte al grande avversario, Vladimir Putin. Quest'ultimo però sembra molto meno ansioso di vederlo: più volte in passato il presidente russo ha snobbato gli inviti a un confronto diretto con il presidente ucraino. E ora i negoziatori russi chiariscono: l’incontro tra i due presidenti sarà possibile solo nel momento in cui le proposte raccolte a Istanbul potranno essere ricomposte nel testo di un accordo condiviso. Che Putin e Zelenskyj non dovrebbero far altro che ratificare.

3) Kharkiv potrebbe diventare la nuova Stalingrado

Il 9 maggio è una data che per Putin ha una "importanza religiosa": è l'anniversario della vittoria su Hitler, ed entro quel giorno il presidente russo deve presentare al suo Paese una vittoria, una vittoria qualunque, se non a Kiev, a Mariupol, a Donetsk. Oppure a Kharkiv. Il timore di molti analisti è che se Mosca dovesse realmente mollare la presa su Kiev, come lasciato intendere durante le trattative di ieri in Turchia, le truppe verrebbero riposizionate sui fronti orientale e meridionale, e Kharkiv potrebbe diventare la nuova Stalingrado. Il presidente russo, si ripete spesso in questi giorni, ha bisogno di una qualche forma di vittoria entro quel giorno. Al centro di tutto, la grande parata militare sulla Piazza Rossa. Una celebrazione, tuttavia, sempre meno condivisa dalla comunità occidentale e con sempre meno ospiti stranieri perché dal giorno dell’annessione unilaterale della Crimea, nel 2014, la parata del 9 maggio è diventata un’affermazione patriottica dei nostri tempi, più che un ricordo comune.

4) La tv russa mostra i soldati mutilati: cosa significa

Sulla tv russa compaiono per la prima volta immagini dei giovani soldati mutilati: il viceministro della Difesa russo, Aleksandr Fomin, ha fatto visita qualche giorno fa ai reduci dell’ “operazione militare speciale” in Ucraina ricoverati nell’ospedale militare centrale Vishnevskij di Mosca, l’unico soldato in grado di alzarsi in piedi aveva un braccio amputato. Gli altri otto commilitoni premiati con l’Ordine del Coraggio per aver combattuto sul fronte erano allineati su sedie a rotelle: avevano perso le gambe, del tutto o in parte. Il filmato della cerimonia avvenuta il 26 marzo è andato clamorosamente in onda su Pervyj Kanal (Primo canale), la tv russa più seguita, aprendo un inedito squarcio sulla realtà delle conseguenze del conflitto in Ucraina. Un’eccezione nel blindatissimo panorama mediatico russo dove l’offensiva può essere chiamata solo “operazione militare speciale”, dove non si parla di morti o feriti, ma solo di “città liberate” e di civili “riconoscenti”. La realtà oramai si fa strada anche sugli schermi privati di milioni di abitazioni. Cambia la narrativa, la tv statale sta preparando il terreno per una guerra che potrebbe durare a lungo.

5) Aiuti ai profughi, non a chi li ospita in Italia

Obiettivo evitare che qualcuno voglia speculare. La protezione civile ha stanziato 428 milioni di euro per l’accoglienza degli ucraini in fuga dalla guerra: agli adulti andranno direttamente 300 euro per 3 mesi, ai bambini 150. Per riceverlo i profughi dovranno fare domanda su una piattaforma informatica attivata dalla Protezione civile e potranno ritirare i soldi presso un qualsiasi sportello bancario presentando un documento di identità e la ricevuta del permesso di rifugiato rilasciato dalle questure. Alla misura potranno accedere 60.000 persone. Gli ucraini che non hanno in Italia famiglie o parenti verranno inseriti nel sistema di accoglienza diffusa gestita dal Terzo settore o da enti religiosi. A loro il contributo sarà di 33 euro al dì per migrante. I minori senza almeno un genitore dovranno essere denunciati alla questura e avviati al tribunale dei minori per la nomina di un tutore legale anche se hanno una zia o una nonna in Italia.

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