Lunedì, 15 Luglio 2024
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Usa 2016, la battaglia finale: per la prima volta Trump è avanti nei sondaggi

Il candidato repubblicano Donald Trump è ancora in corsa secondo gli ultimi sondaggi. Lo scandalo email e la bassa affluenza degli afroamericani potrebbero costare grosso alla favoritissima Hillary Clinton

Sembrava ormai la più scontata delle elezioni, invece Donald Trump è ancora in corsa secondo gli ultimi sondaggi. Anzi, "rischierebbe" addirittura di vincere.

Quando mancano solo sei giorni alle votazioni per l'elezione per prossimo presidente americano, l'impressione è che fino alla fine non ci saranno certezze. E che non sarà facile spuntarla per Hillary Clinton, che prima degli ultimi sviluppi dello scandalo email, sembrava avere messo in cassaforte la Casa Bianca. Invece l'ultimo sondaggio condotto da Washington Post e Abc parla di un Donald Trump sempre più forte, che domina seppur di poco le preferenze degli elettori americani: il 46% per il candidato repubblicano contro il 45% della candidata democratica.

A preoccupare Clinton è soprattutto l'affluenza degli elettori afroamericani alle urne già aperte (è possibile votare in anticipo via posta in molti stati): è in calo rispetto a quattro anni fa in vari Stati che potrebbero risultare cruciali nella scelta del successore di Barack Obama. Tra i 21 milioni che hanno già espresso la propria preferenza pare che Clinton continui a essere avanti, soprattutto negli stati più in bilico, con l'ambitissima Florida in prima fila. 

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E poi c'è la questione russa. Secondo alcune fonti citate da diversi media americani l'Fbi, oltre a continuare l'indagine sulle mail di Clinton, avrebbe aperto anche un analisi preliminare sui possibili collegamenti tra la campagna di The Donald e il Cremlino. C'è da dire che il New York Times, sin dall'inizio acerrimo nemico di Trump, sostiene che non ci sia alcun legame evidente, almeno per ora.

Quello su cui insiste il quotidiano di New York - e questo potrebbe essere un altro elemento centrale in questa ultima settimana - sono le possibili violazioni della legge da parte del candidato repubblicano negli anni '90: avrebbe infatti non pagato le tasse per centinaia di milioni di dollari usando stratagemmi al limite della legalità. Quello che è certo è il fatto che entrambi i candidati si presentano agli elettori con almeno un'ombra proveniente dal passato.

La posta in gioco per Hillary comunque è molto di più di una vittoria alle urne. Perché anche se l'8 novembre dovesse battere Trump, come continua a essere molto probabile, potrebbe andare incontro a una presidenza azzoppata.

Clinton © Infophoto

Questo per due motivi. Da una parte i democratici potrebbero non riuscire a vincere il Senato né tanto meno la Camera, e quindi Clinton andrebbe incontro a un periodo di immobilismo che potrebbe tradursi in una presidenza a singolo mandato. Dall'altra lo scandalo mail potrebbe protrarsi e arrivare a una soluzione solo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. E proprio questo secondo punto potrebbe portare a un impeachment o a un ulteriore indebolimento della neonata presidenza.

Donald Trump © Infophoto

Proprio questa strategia sembra essere l'ultima speranza dell'establishment repubblicano, che sin dall'inizio ha osteggiato Trump ma che in questo momento vede una vittoria a metà della Clinton non come un premio di consolazione, ma come una buona speranza per ricostruire il partito dopo la parentesi del guru dell'immobiliare. Sempre che tra sei giorni Trump non lasci tutti gli analisti che da tempo lo danno per sconfitto con la bocca spalancata.

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