Giovedì, 23 Settembre 2021
CRISI INTERNAZIONALI / Russia

L'Unione europea ha deciso le nuove sanzioni contro la Russia

Il Cremlino furioso per le nuove sanzioni e promette che le nuove restrizioni non rimarranno senza risposta

Le nuove sanzioni Ue contro la Russia sono entrate in vigore oggi con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea: tra le misure punitive per Mosca, in seguito alla crisi ucraina il blocco prestiti per cinque grandi banche statali e significativi ostacoli alle imprese petrolifere e di difesa russe. La notizia è stata subito riportata, sia dalla BBC sia dalle tv russe, come Ntv e Russia Today con grande enfasi.

Il Cremlino è furioso per le nuove sanzioni: "colpiscono anche i contribuenti europei", si sottolinea. Mosca ha promesso che le nuove restrizioni non rimarranno senza risposta.

Nel mirino delle nuove sanzioni europee contro la Russia ci sono banche, major petrolifere e industrie della difesa russe. In base al comunicato diffuso da Bruxelles, da oggi la vita finanziaria sarà ancora più complicata per le principali cinque banche statali russe, per tre compagnie petrolifere e per una lista di nove società miste della difesa. A questo si aggiunge l'allungarsi della lista nera di cittadini non graditi in Ue: 24 persone vengono inserite nell'elenco dei soggetti al divieto di viaggio e al congelamento degli asset. Si arriva così a 119 individui.

In merito alle banche, il loro elenco era già noto nel giro precedente di sanzioni: Sberbank, VTB, VEB, Gazprombank e Rosselkhozbank. Le società energetiche sono invece evidentemente Rosneft, Gazprom Neft e Transneft, come già anticipato nei giorni passati, quando le sanzioni sembravano essere rimandate. Ma dopo la richiesta esplicita della cancelliera tedesca Angela Merkel, le misure sono entrate in vigore, con l'odierna pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

E sono una serie di no ai capitali e al business russo, che potrebbero bloccare anche l'attività degli imprenditori europei che in genere si occupano e coprono altri settori. Le banche russe infatti, dalle quali in genere partono i capitali verso l'Europa, vengono messe sotto forte stress.
Vietata ad esempio l'emissione di obbligazioni, azioni o simili strumenti finanziari con scadenza superiore a 30 giorni, emessi dalle banche stesse. Prima erano 90 giorni e già le banche avevano accusato il colpo.

Forte stress anche per le compagnie petrolifere, che secondo gli analisti di Sberbank sono comunque significativamente indebitate, e non potranno trovare capitali sui mercati occidentali.

La situazione più critica sembra quella in cui versa Rosneft: in questi mesi la major ha dovuto far fronte alla svalutazione del rublo (oggi un nuovo scivolone contro dollaro ed euro), che rende più costoso il rimborso dei prestiti effettuati in valuta estera per finanziare l'acquisizione del rivale Tnk-Bp nel 2013, per 55 miliardi di dollari. Rosneft alla fine di giugno per l'acquisto di TNK-BP aveva un debito di circa 14 miliardi di dollari con rimborso anticipato. La data di scadenza dei prestiti è marzo 2015.

La maggior parte del debito estero di Trasneft sono 10 miliardi presi nel 2009 dalla China Development Bank. I pagamenti iniziano nel 2014 e continueranno fino all'anno 2029.

Gazprom Neft, braccio petrolifero del colosso Gazprom, ha un debito che si aggira intorno ai 4,5 miliardi di dollari. Nel novembre 2013 aveva collocato eurobond decennali per 1,5 miliardi di dollari sotto il 6% annuo. Allo stesso tempo, la compagnia ha firmato un accordo con un pool di banche americane, europee e asiatiche per un prestito quinquennale di 2,15 miliardi di dollari.

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