Giovedì, 5 Agosto 2021
Mondo Siria

Raid su convoglio umanitario Onu in Siria: gli Usa accusano la Russia

Mosca smentisce vigorosamente che jet russi e siriani abbiano effettuato il raid aereo sul convoglio umanitario ad Aleppo. "Russia e Stati Uniti dovrebbero garantire la tenuta del cessate il fuoco in Siria", ha detto Federica Mogherini

I resti del convoglio umanitario bombardato ad Aleppo (foto Ansa)

E' più di un sospetto, è un'accusa vera e propria. Per gli Stati Uniti la Russia è direttamente responsabile dell'attacco a un convoglio di aiuti umanitari Onu avvenuto lunedì ad Aleppo, nel quale sono morte venti persone. Sarebbero queste, secondo la Cnn, le conclusioni preliminari dell'inchiesta avviata da Washington dopo il raid. Citando fonti ufficiali, per la Cnn la posizione della Casa Bianca è che la Russia debba essere considerata responsabile, sia se siano stati i suoi aerei a compiere il raid sia se sia trattato di un attacco organizzato dal regime di Assad.

"Tutte le informazioni indicano chiaramente che si è trattato di un raid aereo", ha dichiarato Ben Rhodes, consigliere del presidente Barack Obama, per il quale solo i russi e il regime siriano potevano essere la causa di quello che è stata definita una "enorme tragedia umanitaria". Date le circostanze, ha concluso Rhdoes, "consideriamo il governo russo responsabile dei raid aerei in questa zona". E la Difesa Usa ha rincarato: due fonti citate dai media di tutto il mondo hanno sostenuto che l'attacco è stato realizzato da aerei russi.

Immediata è arrivata la replica russa da New York, dove si trova la rappresentante del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, secondo la quale invece "non ci sono prove" per queste accuse. "Noi non c'entriamo nulla", ha ribadito: "Nessuna relazione". Il ministero della Difesa russo, a sua volta, è tornato a negare qualsiasi coinvolgimento nell'attacco, suo o dell'aeronautica siriana. Il portavoce del ministero della Difesa Igor Konashenkov ha osservato che secondo le immagini dal drone che sorvegliava la colonna, nel suo passaggio sul territorio controllato dai ribelli, si stava spostando un pick-up con un mortaio di grosso calibro. Ieri, il generale aveva dichiarato che a un primo esame delle immagini, del convoglio colpito, mancavano le voragini a cono provocate in genere dai raid.

Intanto un nuovo raid stamani ha colpito un centro medico nei pressi di Aleppo, uccidendo quattro sanitari che lavoravano per la Union of Medical Care and Relief Organizations (UOSSM), una ong siriana a che raggruppa i medici della diaspora. L'attacco sulla cittadina di Khan Touman, in mano ai ribelli, ha ucciso anche nove ribelli ed è stato svolto da aerei russi o siriani, ssecondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo la Bbc i ribelli erano di Jaish al-Fatah, gruppo islamista ufficialmente non vicino all'alleanza appoggiata dall'Occidente, ma che combatte anche insieme al Libero esercito siriano. Un infermiere è in condizioni critiche e il centro medico è stata completamente distrutto.

Secondo due fonti anonime della Difesa Usa, sui cieli di Urum al-Kubra, nel momento esatto in cui il convoglio di aiuti Onu è stato colpito lunedì, c'erano due caccia SU-24 russi. Inoltre, l'attacco sarebbe stato troppo sofisticato per essere stato realizzato dall'esercito siriano. L'Onu invece ieri ha detto di non essere "nella posizione di determinare se si sia trattato di radi aerei". Su 31 autocarri, 18 sono andati distrutti e venti civili sono stati uccisi, tra cui il capo della Mezzaluna rossa siriana. Dopo l'attacco l'Onu ha sospeso l'invio di tutti gli aiuti in Siria. Il presidente della Croce rossa internazionale Peter Maurer lo ha denunciato come "una flagrante violazione delle leggi umanitarie internazionali" e ha aggiunto che potrebbe configurarsi come crimine di guerra.

Intanto a New York i diplomatici tentano di salvare la tregua di una settimana concordata da Usa e Russia, dichiarata conclusa dall'esercito siriano poche ore prima dell'attacco di lunedì. Il segretario di Stato John Kerry, parlando a fianco del collega russo Sergei Lavrov, ha detto che la tregua "non è morta", a seguito di un incontro con i delegati del Gruppo di sostegno per la Siria. Un nuovo incontro è atteso per venerdì, mentre oggi è in programma una riunione ad alto livello del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul tema.
Ieri il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, nel suo ultimo, insolitamente esplicito, intervento all'assemblea delle Nazioni unite ha accusato i sostenitori delle opposte fazioni in Siria di avere le mani "sporche di sangue" e il regime di Damasco di continuare a "bombardare con barili bomba i quartieri e a torturare sistematicamente centinaia di prigionieri".

"Russia e Stati Uniti dovrebbero garantire la tenuta del cessate il fuoco in Siria, al fine di rendere possibile la fornitura di aiuti umanitari e la soluzione politica nel paese devastato dalla guerra". Lo ha dichiarato il capo della politica estera dell'Ue, Federica Mogherini. "Prima di tutto, abbiamo assolutamente bisogno che la Federazione russa e gli Stati Uniti d'America garantiscano il cessate il fuoco e poi riusciremo a portare avanti il lavoro umanitario e politico, una priorità per noi e anche una priorità per il popolo siriano", ha concluso.

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