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Venerdì, 20 Maggio 2022
Oro nero / Venezuela

Gli Usa verso la distensione con Maduro, serve il petrolio del Venezuela

A causa della crisi energetica i due Paesi riprendono il dialogo dopo tre anni di silenzio scanditi da pesanti sanzioni statunitensi che hanno messo in ginocchio l’economia del Paese sudamericano

In una svolta inaspettata, gli Stati Uniti si stanno riavvicinano al Venezuela e potrebbero dare vita presto a una distensione con la nazione. La ragione è che con la decisione di bandire il petrolio russo, per colpire Vladimir Putin, gli Usa devono procurarsi il greggio di cui hanno disperatamente bisogno da qualche altra parte, e Caracas ne ha in quantità. Per questo la Casa Bianca ha avviato un'apertura diplomatica con l'obiettivo dichiarato di assicurare il rilascio di alcuni cittadini statunitensi e discutere appunto di questioni di sicurezza energetica e, forse, cercare di tenere il Paese lontano da Mosca.

Durante lo scorso fine settimana Nicolas Maduro ha ricevuto tre inviati del presidente Joe Biden per negoziare, tra le altre cose, l'espansione della capacità produttiva del Venezuela, sede delle più grandi riserve di petrolio del mondo e che fino al 2008 era in grado di produrre 2,5 milioni di barili al giorno, numero sceso a meno di 500mila nel 2020 a causa delle sanzioni statunitensi.

Un incontro diplomatico di questa portata non avveniva da quanto, nel gennaio del 2019, l'amministrazione di Donald Trump decise di riconoscere il leader dell’opposizione Juan Guaidó come presidente in carica e di imporre ingenti sanzioni contro il governo del socialista Maduro, che aggravarono ulteriormente la già precaria situazione economica del Paese.

Cambio di rotta

Ma l'invasione russa dell'Ucraina ha sconvolto l'ordine mondiale, costringendo gli Stati Uniti a riconsiderare le loro priorità di sicurezza nazionale. Più di tre anni dopo, con il pretesto dell'invasione dell'Ucraina e soprattutto per far fronte alla mancanza di petrolio causata dall’embargo statunitense sulle importazioni di greggio e gas russo, tra Washington e Caracas si intravedono timidi gesti di riavvicinamento.

Come scrive El Pais, il riavvicinamento tra i due Paesi è stata "una delle decisioni più inaspettate” di questo strano periodo storico. L'incontro bilaterale, rileva il giornale, "implica un riconoscimento della legittimità delle autorità venezuelane da parte di Biden, che la scorsa settimana aveva prorogato il decreto con cui descriveva il Venezuela come una dittatura e considerava Caracas una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti".

Un drastico cambio di rotta è stato effettuato anche dal leader bolivariano, che fino a una settimana fa difendeva a spada tratta Vladimir Putin, suo storico alleato, ma che in seguito all’incontro con Washington ha ridimensionato il suo sostegno illimitato al presidente russo, prendendo una posizione più moderata, vicina a quella di Cina e Cuba, che sostengono il dialogo per risolvere la crisi tra Mosca e Kiev.

Come parte di questo cambiamento nella politica estera venezuelana poi, durante l’incontro con il ministro degli Esteri russo, avvenuto in Turchia, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assicurato che il Venezuela "non sarà mai nelle file della guerra". In seguito alla riunione con gli Usa, le autorità venezuelane hanno anche ordinato il rilascio di due cittadini che gli Stati Uniti consideravano "arbitrariamente" detenuti nel Paese sudamericano: Gustavo Adolfo Cárdenas, un ex direttore della compagnia Citgo accusato di corruzione, e Jorge Fernández, detenuto al confine colombiano con "accuse spurie", secondo la Casa Bianca.

Maduro ha anche annunciato la sua intenzione di riprendere il dialogo con l'opposizione politica, interrotto in ottobre dopo che Capo Verde ha estradato negli Stati Uniti Alex Saab, presunto prestanome del presidente venezuelano.

L'oro nero

I diplomatici statunitensi stanno lavorando per trovare forniture di energia che possono aiutare a compensare l'interruzione delle esportazioni di petrolio e gas russo causata da sanzioni volute come ritorsione per la guerra. I funzionari statunitensi hanno chiarito che la loro priorità era quella di assicurare le forniture per gli Stati Uniti, afferma la Reuters. Durante l'incontro i diplomatici hanno detto alle loro controparti venezuelane che qualsiasi rilassamento delle sanzioni statunitensi sarebbe subordinato al fatto che il Venezuela spedisca il petrolio direttamente negli Stati Uniti, riportano le fonti.

Mercoledì, il presidente venezuelano ha ribadito che l'obiettivo di produzione di petrolio per il 2022 è di 2 milioni di barili al giorno. Raggiungere questo obiettivo rappresenterebbe un aumento del 164,9 per cento rispetto ai 755mila giornalieri ottenuti all'inizio di quest'anno. "Quest'anno raggiungeremo due milioni di barili al giorno, pioggia o sole. Quest'anno recupereremo la produzione di petrolio mano nella mano con la classe operaia", ha detto il leader in una riunione con rappresentanti e lavoratori di vari settori produttivi. Oggi, la produzione sta cominciando ad aumentare e si avvicina agli 800mila barili al giorno anche se è ancora lontano dalla capacità che gli permetterebbe di esportare e compensare in qualche modo il deficit russo.

I dubbi degli esperti

Per questo secondo gli esperti il Venezuela potrebbe non essere in grado di eguagliare l'offerta di petrolio della Russia a breve termine. Secondo l'esperto di petrolio Rafael Quiroz il Paese "non è un'opzione", nonostante abbia alcune delle più grandi riserve di petrolio del mondo. "Perché il Venezuela sia un'opzione, il paese dovrebbe avere la capacità di aumentare la sua produzione", ha detto all'Afp. Per fare ciò, ha bisogno che almeno una parte delle sanzioni venga rimossa e che possa vendere il prodotto sul mercato globale.

Ma anche in questo caso, spiega Carlos Mendoza Potella, un economista petrolifero, ci vorrebbero "quattro o cinque anni" per raggiungere questo obiettivo. Alcuni dei siti del lago occidentale di Maracaibo, la culla dell'industria petrolifera della nazione sono fatiscenti, persino abbandonati. La produzione si basa ora sull'est del Paese dove le attrezzature sono in cattive condizioni, minate da numerose perdite. Milioni di dollari di investimenti stranieri sono necessari per riparare le infrastrutture. Secondo gli esperti, questo avverrà solo con una riforma della legge sugli idrocarburi, la garanzia della sicurezza giuridica per le imprese private che sono state bruciate dagli espropri in passato, così come la revoca delle sanzioni americane per poter esportare.

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