Mercoledì, 3 Marzo 2021
Cile

"Troppi turisti": vacanze a tempo sull'isola di Pasqua

Sul lembo di terra sperduto nel Pacifico è entrata in vigore una misura che vieta ai turisti di restare sull'isola per più di 30 giorni: ecco perché

I Moai, le celebri statue dell'isola di Pasqua (FOTO ANSA)

Le persone che avranno voglia di fare un viaggio sull'isola di Pasqua, da adesso non potranno restare più di 30 giorni. La  novità arriva dopo l'entrata in vigore di una  misura per regolamentare la crescita della popolazione nel lembo di terra cileno sperduto del Pacifico, in modo da garantirne la sostenibiltà ambientale. Nonostante disti 3.500 chilometri dalla costa cilena, l’isola è una nota destinazione turistica, soprattuto per la straordinaria collezione di 900 monumentali figure umane in pietra che la popolano, con tratti distintivi e un’altezza che arriva a 10 metri.

Minaccia per i Moai

Le statue, i Moai, sono state scolpite al popolo dei Rapa Nui, che si ritiene sia arrivato nell’isola del sudest del Pacifico nel dodicesimo secolo. Ma i turisti, insieme con gli immigrati dalla terraferma, sono diventati una minaccia per lo stato di salute dell’isola. Così il Cile, che ha annesso il territorio nel 1888, ha deciso di passare all’azione. “E’ un’isola magica, tutti vogliamo visitarla, ma è anche un’isola delicata e dobbiamo prendercene cura” ha detto il presidente cileno Sebastian Pinera. Da oggi perciò sono in vigore le norme che riducono a 30 da 90 giorni il periodi soggiorno sull’isola del turisti, cioè cileni non Rapa Nui e stranieri.

Prenotazione o invito

Chi vuole visitare l’isola di Pasqua da oggi deve riempire un formulario, avere una prenotazione alberghiera o l’invito di un isolano e un biglietto di andata e ritorno. Chi vuole andare a vivere sull’isola deve essere genitore, partner o figlio di un Rapa Nui. Possono risiedere a Pasqua anche i dipendenti pubblici, i dipendenti di società che forniscono servizi al governo e chi ha un’attività economica familiare indipendente. All’ultimo censimento del 2017, sull’isola vivevano 7.750 persone, quasi il doppio della popolazione di qualche decennio fa, prima del boom turistico e di quello edilizio che l’ha accompagnato. Ma anche i reati e le violenze domestiche sono in aumento, mentre il turismo sta danneggiando l’ambiente. Il sindaco Pedro Edmunds ha detto all’Afp che i turisti stanno “danneggiando le idiosincrasie locali, una cultura millenaria sta cambiando e non per il meglio”, mentre “abitudini dalla terraferma” si infiltrano sull’isola.

Servizi in difficoltà

Tutti i servizi di base sono i difficoltà, non ultimo lo smaltimento dei rifiuti. Dieci anni fa l’isola generava 1,4 tonnellate di rifiuti l’anno per abitante, oggi sono 2,5 tonnellate, e il riciclo dei materiali è minimo. “Sul piano ambientale l’isola è molto fragile” ha detto all’Afp la responsabile locale per l’ambiente Ana Maria Gutierrez. Le nuove norme fisseranno anche un numero chiuso agli ingressi, ancora da stabilire. Ma Edmunds ritiene che non basterà a proteggere la cultura, il patrimonio e la specificità dell’isola. “Non sono d’accordo con queste regole, non bastano perchè non rispecchiano tutte le aspirazioni dell’isola” ha detto il sindaco, aggiungendo che come “molti altri Rapa Nui” è favorevole a un bando “totale” all’arrivo di nuovi abitanti.

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