Martedì, 11 Maggio 2021
Paragoni impietosi / Stati Uniti d'America

Negli Usa 10 milioni di dosi in tre giorni (in Italia ci abbiamo messo tre mesi)

Negli States 9 adulti su 10 potranno essere vaccinati entro il 19 aprile. New York da oggi vaccina i trentenni. L'America tiene di fatto un altro passo, vede la luce in fondo al tunnel del Covid e la possibile nuova ondata fa (un po') meno paura

L'America è al giro di boa. Gli Stati Uniti vedono la luce in fondo al tunnel del Covid. "Negli ultimi tre giorni abbiamo registrato un numero record di vaccinazioni con quasi 10 milioni di dosi somministrate" ha scritto su Twitter il presidente americano Joe Biden. Un obiettivo, aggiunge, che "sarebbe stato inconcepibile a gennaio". "Abbiamo fatto enormi progressi" ma "nuove varianti si stanno diffondendo rapidamente. Non è il momento di mollare: dobbiamo tenere la linea mentre facciamo vaccinare il Paese".

Negli States il 90% degli adulti potranno essere vaccinati entro il 19 aprile, ha poi aggiunto Biden in conferenza stampa. "Questo darà speranza al Paese. Il progresso che abbiamo fatto mostra cosa possiamo fare se lavoriamo insieme, ognuno deve fare la sua parte. Siamo ancora in guerra contro il coronavirus".

L'America tiene di fatto un altro passo rispetto all'Italia. Nel nostro Paese a oggi, 30 marzo, sono 9.658.927 le dosi somministrate in circa tre mesi. Negli Usa sono state inoculate in 3 giorni. Negli ultimi 7 giorni la media giornaliera di dosi somministrate negli Stati Uniti si attesta intorno ai 2,5 milioni.

Coronavirus: da oggi New York vaccina tutti i 30enni

Da oggi inoltre tutti i newyorkesi di età pari o superiore a 30 anni potranno ricevere il vaccino: lo ha detto il governatore Andrew M. Cuomo.A partire dal 6 aprile, poi entrerà in vigore l'idoneità universale e tutti i newyorkesi di età pari o superiore a 16 anni potranno ricevere il vaccino. Cuomo ha inoltre annunciato che più di 2 milioni di dosi totali di vaccino COVID-19 sono state somministrate nei siti di vaccinazione di massa gestiti dallo Stato di New York e assistiti dalla Fema. In tutto lo Stato sono state somministrate più di 9 milioni di dosi totali in tutti i siti di vaccinazione.

"Oggi facciamo un enorme passo avanti nella lotta per battere Covid. A partire dal 30 marzo, tutti i newyorkesi di età pari o superiore a 30 anni potranno essere vaccinati e tutti i newyorkesi di età pari o superiore a 16 anni saranno idonei il 6 aprile, con largo anticipo della scadenza del primo maggio fissata dalla Casa Bianca - ha affermato il governatore Cuomo -. Mentre continuiamo ad espandere l'ammissibilità, New York raddoppierà per rendere il vaccino accessibile a tutte le comunità per garantire l'equità, in particolare per le comunità di colore che sono troppo spesso lasciate indietro. Possiamo vedere la luce alla fine del tunnel, ma fino a quando non ci arriveremo è più importante che mai per ogni newyorkese indossare una mascherina, distanziarsi socialmente e seguire tutte le linee guida di sicurezza".

Usa, la possibile nuova ondata fa (un po') meno paura

Qualche ora fa Biden è tornato a chiedere a governatori e sindaci di ripristinare l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici, dopo che la direttrice dei Cdc, la dottoressa Rochelle Walensky, ha avvertito dei rischi legati alla quarta ondata di contagi che rischia di abbattersi sul Paese. Walensky ha chiesto agli americani con evidente emozione di "resistere ancora un po’", cercando di seguire i consigli sanitari come l’uso delle mascherine e il distanziamento sociale: "Ci sono tante ragioni per sperare. Ma ora ho paura".

Il livello dei contagi settimanali sta tornando a registrare una netta ripresa tornando a quote simili a quelle dello scorso ottobre, durante la seconda ondata di Covid. Fino a oggi 550.000 persone sono morte per il Covid negli Usa e i casi confermati sono più di 30 milioni (quasi un quarto dei casi ufficialmente registrati in tutto il mondo).

Covid: come mai gli Usa hanno più vaccini dell'Europa?

La Commissione europea ha senz'altro commesso alcuni errori nella gestione del negoziato con le società farmaceutiche, ma è innegabile che quegli errori sono in parte il risultato dei vincoli imposti dagli stati membri (relativamente al costo dei vaccini, alle responsabilità delle società farmaceutiche, ai tempi del negoziato). Non vi sono vincoli comparabili a Washington. Non è solo questione di "produzione" quindi. All'Europa è mancato un potere esecutivo dotato delle risorse e delle competenze per definire la politica vaccinale in tempi rapidi o almeno ragionevoli.

Il contratto UE con Pfizer non è arrivato fino a novembre, mentre il Regno Unito e gli Stati Uniti avevano accordi con l'azienda già a luglio. Va anche dato atto all'amministrazione Trump di aver investito molti soldi per lo sviluppo del vaccino è stato eccezionale. Hanno investito risorse, con assegni in bianco, dato che non avevano garanzie di successo, utilizzando tutte le leve a loro disposizione. 

L'Unione Europea è stata poi più lenta ad approvare i primi vaccini contro il coronavirus rispetto a Regno Unito e Stati Uniti.

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