Sabato, 18 Settembre 2021
Covid / Israele

Come leggere correttamente i dati israeliani sull'efficacia dei vaccini

I numeri sull'efficacia complessiva se calcolati senza una precisa differenziazione tra le fasce di età della popolazione possono essere fuorvianti

Sono 603 i pazienti in gravi condizioni per il Covid in Israele, 106 sono attaccati al ventilatore. Lo ha reso noto stamane il ministero della Sanità. I nuovi casi positivi registrati sono 7.856. Si tratta di cifre paragonabili al contagio a febbraio. E ciò nonostante che Israele sia il primo paese ad aver avviato a fine luglio, contro la variante Delta, il terzo richiamo di Pfizer per persone sopra i 50 anni, con una platea complessiva di 1,9 milioni di persone. Ad oggi 1.201.254 israeliani hanno ricevuto la terza dose. "La settimana scorsa di 105 morti, 103 non avevano completato la vaccinazione", ha detto ieri il primo ministro Naftali Bennett. "Abbiamo fatto in modo di fornire ogni cittadino della fascia d'età appropriata il vaccino, ed una terza dose, perché un paese vaccinato è l'alternativa a lockdown distruttivi".

Il caso Israele: quanto sono efficaci i vaccini?

Come già raccontato nel dettaglio, nelle prime due settimane di agosto la frazione relativa di nuovi casi positivi tra gli ultra 60enni vaccinati su tutti i casi è scesa dal 12-14% al 6%. Merito del "booster" della terza dose? Non si possono trarre conclusioni, visto il lasso temporale ristretto, ma non lo si può escludere. Va poi evidenziato come la curva dei contagi sembri simile, con le proporzioni del caso, a quella del Regno Unito, e quindi un calo dei nuovi contagi era in qualche modo atteso. Servirà più tempo per capire quali siano gli effetti della terza dose sulla diffusione del virus: Israele è il primo paese ad averla introdotta su larga scala, e non ci sono altri dati comparabili nel mondo reale.

Il calo di efficacia nel tempo contro la variante Delta dei vaccini Pfizer e AstraZeneca è stato esplorato da un vasto studio di un gruppo di ricercatori di Oxford (ne parliamo nel dettaglio qui). Per le infezioni con un'elevata carica virale, un individuo che ha ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer dopo un mese era il 90% più protetto contro la variante Delta rispetto a una persona non vaccinata. Il numero scende all'85% dopo due mesi e poi al 78% dopo tre mesi.

In Israele i numeri di qualche giorno fa mostravano che su 515 pazienti ricoverati per Covid grave (oggi sono 603), 301 (il 58,4%) erano completamente vaccinati. Questo ovviamente non sta a significare che i vaccini non siano efficaci (o lo siano meno delle attese): dipende dall’età dei vaccinati e dall’alto tasso di vaccinazione di Israele. Ne consegue quel paradossale effetto noto in statistica come paradosso di Simpson: in un gruppo con il 95% di vaccinati, le infezioni tra i vaccinati supererebbero quelle tra i non vaccinati semplicemente perché ci sono molte più persone vaccinate tra cui il virus può diffondersi. E' "matematico".

Jeffrey Morris, professore e direttore di Biostatistica presso la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, ha analizzato i dati forniti dal governo israeliano. Emerge un quadro chiarissimo.

  • Efficacia del vaccino vs malattia grave per i giovani (<50 anni) = 1 - 0,3/3,9 = 91,8%
  • Efficacia del vaccino vs. malattia grave per gli anziani (>50 anni) = 1- 13,6/90,9 = 85,2%

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Ma come si arriva a quei numeri? "Quando i tassi di vaccinazione sono bassi, l'uso di conteggi grezzi può esagerare l'efficacia del vaccino e quando i tassi di vaccinazione sono alti, l'uso di conteggi grezzi come questo può attenuare l'efficacia del vaccino, facendolo sembrare inferiore a quello che in realtà è" spiega Morris.

Inoltre i numeri sull'efficacia complessiva se calcolati senza una precisa differenziazione tra le fasce di età della popolazione sono fuorvianti, producendo un risultato paradossale: l'efficacia complessiva (67,5%) è molto inferiore all'efficacia per entrambi i gruppi di età (91,8% e 85,2%). Poiché i gruppi con meno di 50 anni e più 50 anni sono molto eterogenei in termini di tassi di vaccinazione e rischio di malattia grave. Utile quindi stratificare per gruppi di età più ridotti.

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L'efficacia è piuttosto elevata in tutti i gruppi di età, con il gruppo 80-89 che ha l'efficacia più bassa (81,1%) e tutti gli altri tra l'88,7% e il 100%. Gli attuali dati israeliani forniscono una forte evidenza che il vaccino Pfizer è ancora fortemente protettivo contro la malattia grave, anche per la variante Delta, se analizzati correttamente per fasce di età di 10 anni.

E' un paradosso noto: finché c'è una grande disparità di età nei tassi di vaccinazione, con le persone anziane che sono più vaccinate, allora il fatto che le persone anziane abbiano un rischio intrinsecamente più elevato di ricovero se infettate da un virus respiratorio significa che è sempre importante stratificare molto bene i risultati per età; in caso contrario, l'efficacia complessiva sarà distorta verso il basso, dando una scarsa rappresentazione dell'efficacia del vaccino nella prevenzione della malattia grave. Insomma, ci sono prove molto forti sul fatto che i vaccini (Pfizer in questo caso) abbiano un’elevata efficacia nella protezione da malattie gravi, anche per la variante Delta: basta saper leggere i dati, e ricordarsi di diffidare di qualsiasi affermazione che riporti semplicemente conteggi grezzi o dati di efficacia complessiva senza stratificazione per età.

Grafici tratti da Covid Datascience

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