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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
L'unica area libera dai talebani / Afghanistan

Panjshir: la valle inespugnabile che resiste ai talebani

Perché il figlio del “Leone del Panjshir”, Ahmad Massoud, ha deciso di ritirarsi lì insieme a pezzi dell'esercito e al primo vicepresidente Amrullah Saleh

Se per il ritorno al potere dei talebani sembra che la storia stia tornando indietro, lo stesso sta succedendo con chi a loro si è sempre opposto. Esiste un luogo dell'Afghanistan inespugnabile anche per loro. Il posto della resistenza: la valle del Panjshir. L'unica area che non è mai stata presa dai talebani e che rappresenta la culla della rivolta a quel sistema di potere che ancora una volta mette a rischio il Paese. Il tempo sembra essere tornato indietro al 1996 quando, arroccati all'interno del Panjshir, gli uomini di Ahmad Shah Massoud riuscirono a resistere per cinque lunghi anni. Il nome di Massoud, che in battaglia si è guadagnato il soprannome di "Leone del Panjshir", è leggendario in Afghanistan e ancora oggi raccoglie intorno a sé coloro che vogliono resistere ai talebani. Il figlio del comandante Massoud vuole fare la stessa cosa che fece il padre prima con i sovietici e poi resistendo ai talebani

L'eredita del comandante adesso è sulle spalle del figlio Ahmad Massoud che non a caso, con la presa di Kabul da parte dei talebani, si è ritirato nella valle con la speranza e la volontà di far partire ancora una volta da lì la resistenza. Prima di ritirarsi nell'area ha anche lanciato un appello a tutti coloro che vogliono unirsi alla resistenza. Sia all'interno dei confini nazionali ma anche dall'estero. Ha chiesto, infine, anche l'aiuto dell'Occidente affinché quell'area resti un spiraglio nell'egemonia talebana. Insieme a lui si sono ritirati nell'area anche una parte dell'esercito afgano che non si è arreso e il primo vicepresidente Amrullah Saleh, insieme ad altre autorità.

La valle del Panjshir 

Ma perché è stato scelto proprio il Panjshir? La storia dell'Afghanistan ne dà una spiegazione lampante. La valle si trova a 150 chilometri da Kabul, nel nord-est del Paese, ed è vicina all'Hindù Kushe'. Ci vivono circa 300mila persone di etnia tagika e sono pronte alla resistenza. Anche lì il comandante Massoud organizzò la resistenza e la guerriglia contro l'Unione Sovietica durante l'invasione partita nel 1979. Nonostante l'esercito sovietico fosse più numeroso e meglio equipaggiato visse dieci anni di inferno nella valle che non riuscì mai a espugnare diventando di fatto una sorta di Vietnam per l'Armata rossa. Con la cacciata dell'Unione Sovietica da tutto l'Afghanistan iniziò però la guerra civile che vide Massoud contrapporsi ai talebani sostenuti dal Pakistan sotto l'insegna della cosiddetta "Alleanza del Nord".

La resistenza ai talebani dal 1996 al 2001

Il comandante decise di tornare "a casa" organizzando sempre nella valle la resistenza agli "studenti coranici" dopo due anni di combattimenti a Kabul. Dal 1996 al 2001 diede vita a una storica resistenza diventata leggenda. Venne ucciso il 9 settembre 2001, due giorni prima dell'attentato alle Torri Gemelle. A togliergli la vita furono due attentatori suicidi tunisini che si finsero giornalisti e piazzarono un ordigno all'interno di una macchina fotografica. Appartenevano a un'organizzazione salafita vicina ad Al Qaeda. L'Alleanza del Nord ebbe comunque un ruolo di appoggio all'invasione statunitense di cui si avvantaggiò per riconquistare ampie aree del Paese. La speranza è che ancora una volta la storia si ripeta anche se stavolta sembra tutto più complicato dall'abbandono dell'area da parte delle forze occidentali.

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