Sull'orlo della guerra civile: che cosa sta succedendo in Venezuela

Una folla enorme ieri si è riversata in strada, morti e feriti dopo l'autoproclamazione di Guaidò. Alta tensione con gli Usa, il Venezuela di Maduro è isolato: ma è sostenuto da Russia e Cina

EPA/CRISTIAN HERNANDEZ

Il Venezuela è sull'orlo della guerra civileJuan Guaidò, capo dell'Assemblea Nazionale, il Parlamento dominato dall'opposizione, si è proclamato presidente ad interim del Venezuela con il benestare del presidente americano Donald Trump, primo a riconoscerlo. Durissima la reazione del presidente 'detronizzato' del Venezuela Nicolas Maduro, che ha annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Washington in un discorso dal balcone di palazzo Miraflores, sede del suo governo: il personale diplomatico americano "ha 72 ore di tempo per lasciare il Paese", ha dichiarato Maduro. Ma gli Stati Uniti non ritireranno i propri diplomatici da Caracas, come chiesto da Nicolas Maduro, perché non lo riconoscono come legittimo presidente e quindi "non considerano che abbia l'autorità legale per rompere le relazioni diplomatiche con gli Usa", come ribadito poche ore fa dal segretario di Stato, Mike Pompeo.

Venezuela, scontri e morti a Caracas

La situazione è tesissima. Una folla enorme ieri si è riversata in strada e solo nella capitale, a seguito degli scontri con la polizia e con la guardia nazionale, si registrano morti e feriti. "Resteremo qui finché il Venezuela non sarà liberato", ha promesso Guaidò dopo il giuramento. Il popolo "agguerrito e combattente" rimanga in allerta, pronto alla mobilitazione per difendere la patria. Lo scrive su Twitter Nicolas Maduro. "Nessun colpo di stato, nessun interventismo - conclude Maduro - il Venezuela vuole la pace".

Venezuela, economia al collasso: peggio della Corea del Nord

Quella del Venezuela è la peggiore economia del mondo, secondo la classifica annualmente redatta da Bloomberg sull'indice della povertà, e lo è da ben tre anni, peggio persino della Corea del Nord di Kim. L'iperinflazione secondo alcuni studi ha toccato il 41.000% e dall'estate scorsa il governo e la banca centrale non rilasciano più alcun dato economico. L'unica eccezione è Petro, la criptovaluta fortemente voluta da Nicolas Maduro inaugurata a inizio del 2018 con un cambio fisso di 60 dollari e legata alle riserve reali di oro, ferro, alluminio e diamanti e petrolio, ma i dettagli del funzionamento di questo strumento finanziario sono rimasti sconosciuti. Il governo di Caracas è in default per la maggior parte dei bond in circolazione, che secondo gli economisti ammontano a circa 60 miliardi di dollari.

Il Venezuela è il Paese con le più grandi riserve petrolifere al mondo - meno di mezzo secolo fa era soprannominata Venezuela Saudita - ma la popolazione fa fatica ad acquistare i beni di prima necessità, con code di chilometri davanti ai supermercati. Le medicine sono introvabili. In tanti scappano. Secondo l'Onu i venezuelani che hanno lasciato il Paese saranno almeno 5 milioni entro fine 2019.

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Le reazioni nel mondo

La sfida al presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte di Juan Guaido, esponente dell'opposizione che si è autoproclamato "presidente" ad interim del paese, è stata approvata non solo dagli Stati Uniti di Donald Trump, ma anche dal Brasile di Jair Bolsonaro, dall'Argentina di Mauricio Macri e da altri nove paesi membri del "gruppo di Lima": Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay e Perù.

Juan Guaido President of the Venezuelan Parliament-2
"Il Brasile riconosce il signor Juan Guaido come presidente incaricato del Venezuela. Il brasile sosterrà politicamente ed economicamento il processo di transizione affinché la democrazia e la pace sociale si installino in Venezuela", ha dichiarato Bolsonaro. "Voglio esprimere il mio sostegno alla decisione del presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela, Juan Guaido, riconoscendolo come presidente incaricato di questo paese", ha detto Macri.

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Altri nove paesi del gruppo di Lima sostengono Guaido. "Sosteniamo il suo impegno a condurre il Venezuela ad elezioni presidenziali libere ed eque", ha scritto il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland. "Siamo voncinti che Maduro faccia parte del problema e non della soluzione", ha detto il presidente cileno Sebastian Pinera. A sostegno di Maduro, in America latina, ci sono Cuba ("Il nostro sostegno e la nostra solidarietà al presidente Nicolas Maduro dinanzi ai tentativi imperialisti per discreditarlo e destabilizzare la rivoluzione bolivariana", ha scritto il presidente Miguel Diaz-Canel), la Bolivia ("Designiamo gli Stati Uniti come colpevoli di aver promosso un colpo di Stato e una sfida fratricida tra venezuelani. In democrazia sono i popoli liberi a eleggere il loro presidente, non l'impero", ha scritto il presidente Evo Morales), e il Messico di Manuel Lopez Obrador.

L'Europa chiede elezioni libere e credibili

L'Unione europea ha fatto appello a "elezioni libere e credibili, conformemente all'ordine costituzionale". Per Federica Mogherini, "il popolo venezuelano ha il diritto di manifestare pacificamente, di scegliere liberamente i suoi dirigenti e di decidere il suo futuro. La sua voce non può essere ignorata", ha scritto l'alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell'Ue. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha espresso la speranza che "tutta l'Europa sia unita in sostegno delle forze democratiche del Venezuela. Contrariamente a Maduro, l'assemblea parlamentare, compreso Juan Guaido, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".

Il Venezuela di Maduro è isolato, ma è sostenuto da Russia (che ha ribadito poco fa il suo sostegno totale) e Cina. Certo è che il sogno di Chávez, scomparso nel 2013,  che aveva limitato il ruolo delle grandi multinazionali, aveva provato a dettare le nuove condizioni di sfruttamento del suo tesoro energetico, e grazie alle sue politiche di sostegno alle fasce popolari era diventato il simbolo del riscatto sociale latinoamericano, è morto e sepolto.

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