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Sabato, 18 Maggio 2024
scene compromettenti / Iran

I video dei rapporti omosessuali dei mullah che mostrano l'ipocrisia dell'Iran

Diversi filmati fanno vedere la "doppia vita" di coloro che devono far rispettare i valori islamici

In Iran essere omosessuali è un reato, punibile con la reclusione e persino la pena di morte. Evidentemente, però, se la violazione è commessa da un mullah, ossia l'autorità religiose del regime iraniano, è doveroso passare oltre.

È l'atteggiamento che in questi giorni stanno osservando le autorità iraniane, già alle prese con un nuovo disegno di legge draconiano sull'uso dell'hijab, che secondo gli esperti sancirebbe misure punitive senza precedenti. Norma che arriva a poche settimane dal primo anniversario della morte di Mahsa Amini, la 22enne arrestata dalla polizia morale perché non indossava correttamente il velo e deceduta due giorni dopo in ospedale. Il tutto per distogliere l'attenzione da un caso che sta mettendo in imbarazzo le autorità religiose del Paese.

I video sessuali e la reazione del regime

Diversi video, apparsi dal 18 luglio scorso su un canale Telegram legato all'opposizione in Germania, chiamato "Gilan News", mostrano la "doppia vita" di coloro che devono far rispettare  i "valori islamici". La storia inizia nella provincia di Gilan, nel Nord dell’Iran, dove Reza Tsaghati, direttore generale dell’ufficio del ministero della Cultura provinciale, viene ripreso mentre ha rapporti sessuali con un altro uomo. Sembra che Tsaghati non fosse a conoscenza della presenza di una telecamera nella stanza. 

Dopo la diffusione del video sui social network del Paese degli ayatollah, è montata la polemica sull'uomo che è noto per essere un conservatore intransigente, che negli ultimi anni si è impegnato a inasprire le norme e punizioni sull'uso del velo obbligatorio. Non è possibile verificare con certezza e in maniera indipendente se la persona nel video sia proprio Tsaghati, ma a distanza di pochi giorni dalla vicenda il funzionario è stato "sostituito" come direttore generale senza alcuna spiegazione, secondo quanto riportato dai media iraniani. Inoltre, pochi giorni fa, il ministro della Cultura iraniano, Mohammad Mehdi Esmaili, lo ha chiamato indirettamente in causa, sostenendo che non c'erano stati "rapporti negativi" sul suo conto prima di questo episodio. Altri sette uomini sono stati invece arrestati in relazione a questa vicenda, ma lo stesso funzionario del Gilan non ha subito alcuna ripercussione legale.

Ma i grattacapi per le autorità della Repubblica islamica non sono finiti qui. Perché a distanza di pochi giorni sono spuntati altri video compromettenti. Lo scorso 21 luglio, è stato pubblicato un altro filmato che ritrae Mohammad Safari, fondamentalista e membro del consiglio municipale della cittadina di Anzali, mentre fuma oppio e si masturba guardando il cellulare, pratica vietata dalle istituzioni religiose del paese. 

Poi il 30 luglio è emersa sui social media una presunta video chiamata dai contenuti espliciti tra due mullah. Il primo dei due è Mahdi Haghshenas, ex deputato dell’Ufficio per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio della provincia di Gilan, l’altro invece è suo cognato.

L'indignazione degli iraniani

La diffusione di questi video contribuisce a evidenziare l'ipocrisia del regime iraniano. Il caso ora è in mano alle "autorità giudiziarie per un attento esame", scrivono i funzionari, accusando chi ha diffuso il video di voler "indebolire l'onorevole fronte culturale della Rivoluzione islamica". Tuttavia, sembra che il regime non stia perseguendo Tsaghati o gli altri funzionari per le loro azioni, ma stia cercando attivamente la persona che ha registrato, fatto trapelare e condiviso questi filmati. Mojtaba Zolnouri, vicepresidente del parlamento della Repubblica islamica, ha dichiarato: "Il crimine di coloro che hanno diffuso questi video è maggiore di quello dei fornicatori".

I filmati hanno suscitato una ondata di indignazione tra gli utenti iraniani per l'ipocrisia del sistema del regime, che reprime ogni libertà e viola i diritti della comunità LGBTQ e delle donne, in nome di una presunta morale. 

Non è la prima volta che esponenti di spicco della Repubblica islamica sono coinvolti in scandali sessuali. Nel 2016, Saeed Toosi, un recitatore del Corano di fama internazionale, è stato accusato di aver violentato apprendisti minorenni. Nonostante le testimonianze di numerose vittime, rese note anche ai media iraniani, Saeed Toosi non è finito davanti a un giudice. Forse, a salvarlo è stato il legame con il leader supremo della Repubblica islamica dell'Iran: Toosi è conosciuto come il recitatore preferito di Ali Khamenei.

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