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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cosa c'è dietro / India

Le città che mettono al bando il cibo non vegetariano

Succede in India, nel ricco stato del Gujarat. Dietro ci sarebbero interessi politici e religiosi, in vista delle elezioni del prossimo anno

Via le bancarelle di cibo non vegetariano. Questa la decisione presa dalle autorità di Ahmedabad, popolosa città capoluogo dell'omonimo distretto nello stato federato indiano del Gujarat. Le bancarelle che vendono prodotti alimentari non vegetariani saranno rimosse dalle strade principali della città nel raggio di 100 metri da scuole, college e luoghi religiosi. Il divieto entrerà in vigore da martedì 16 novembre, come ha confermato Devang Dani, a capo del comitato urbanistico di Ahmedabad.

La decisione è diventata terreno di scontro per la politica, in vista delle prossime elezioni nello stato del Gujarat, uno dei più ricchi dell'India nonché stato d'origine del primo ministro indiano Narendra Modi (che lo ha governato da primo ministro per quasi 13 anni prima di vincere le elezioni nazionali nel 2014).

Altre città del Gujarat, come Rajkot, Bhavnagar e Vadodara hanno infatti già adottato provvedimenti simili. A Vadadora e Rajkot negozianti e venditori ambulanti sono stati obbligati a coprire gli alimenti non vegetariani, comprese le uova, perché potrebbero "ferire i sentimenti religiosi degli indù" e perché i fumi provenienti dalle bancarelle possono nuocere alla salute pubblica.

Cibo non vegetariano vietato in strada: la battaglia politica

Per il partito di opposizione Indian National Congress Party, la decisione di rimuovere dalle strade i prodotti alimentari non vegetariani servirebbe invece a "distogliere l'attenzione della gente", allontanando il dibattitto da questioni come la disoccupazione e il caro prezzi, e rappresenterebbe in realtà un mero "trucco elettorale". Non solo: il bando dei cibi non vegetariani rischierebbe di inasprire ancora di più le tensioni religiose nel Gujarat. Al Jazeera ricorda che recentemente chi vende prodotti alimentari non vegetariani si è trovato a dover affrontare "crescenti pressioni" negli stati governati dal Bharatiya Janata Party, il partito conservatore guidato da Modi, sia da parte dello stesso Bjp sia dai gruppi suprematisti indù che lo sostengono, mentre la maggior parte dei venditori di cibo non vegetariano sono musulmani, adivasi (popolazioni autoctone dell'India) o dalit (gli "intoccabili" paria). Shamshad Pathan, un politico appartenente all'All India Majlis-e-Ittehadul Muslimeen (Aimim) nel Gujarat, ha detto ad Al Jazeera che la decisione danneggerà i più poveri e sarà un regalo del Bjp alle multinazionali.

Per Bhupendra Patel, attuale primo ministro del Gjuarat ed esponente del Bjp, invece, si tratta solo di una decisione per mantenere la sicurezza. "Le persone sono libere di mangiare quello che vogliono. Ma il cibo venduto nelle bancarelle non dovrebbe essere dannoso e le bancarelle non dovrebbero ostacolare il flusso del traffico", ha detto. Il portavoce del Bharatiya Janata Party, il partito conservatore di Patel e del presidente indiano Narendra Modi, ha fatto sapere che la decisione è stata presa dalle autorità municipali, specificando che "il Bjp non si oppone al cibo non vegetariano di per sé, ci opponiamo al cibo non igienico".

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