Domenica, 13 Giugno 2021
Mondo Messico

Torturata e violentata in carcere: Yecenia chiede giustizia

Si chiama Yecenia Armenta e tre anni fa è stata fermata e interrogata dalla polizia. Così è iniziato il suo incubo: gli agenti volevano estorcele una confessione. Adesso dal carcere chiede giustizia

L'incubo di Yecenia è cominciato a luglio del 2012: mentre si dirigeva all'aereoporto di Culiacán, nel Messico settentrionale, è stata fermata da poliziotti in borghese. Gli agenti l'hanno portata via e da qui è cominciato il suo incubo: è stata appesa a testa in giù, picchiata e violentata per 15 ore. Dopo, ancora bendanta, è stata costretta a firmare una confessione riguardo l'omicidio del marito avvenuto circa una settimana prima. Così racconta la sua esperienza ad Amnesty International:

Dopo molte ore che ero lì, dopo che mi avevano violentata, ho detto che avrei firmat o tutto quello che volevano. Ero nuda, appesa a una parete. Mi hanno slegata e fatta scendere. Ho firmato [la confessione] ancora bendata. Non ho mai letto quello che ho firmato

Yecenia Armenta adesso è accusata di quel crimine e dal carcere è cominciata la sua battaglia, con la denuncia pubblica delle violenze. Ma per il personale medico dell’ufficio del pubblico ministero non c'erano segni di torture né di maltrattamenti. Opposto è invece il parere di due medici indipendenti. Dal 2012 lei è ancora in carcere ma chi le ha fatto violenza è ancora a piede libero. 

GUARDA IL VIDEO: LA STORIA DI YECENIA  

Per tutte queste ragioni Amnesty International ha deciso di chiedere giustizia per Yecenia e un processo per chi l'ha torturata, con delle indagini che comprendano esami medici indipendenti e adeguati, non solo per lei ma per tutte le persone che hanno subìto la sua sorte in Messico. 
 
A gennaio 2015, la Commissione nazionale per i diritti umani ha emesso una raccomandazione al governo chiedendo un'indagine imparziale sulle torture. Ad aprile, un giudice federale ha deferito il caso alla Corte suprema, ma la Corte deve ancora decidere se intende rivedere le accuse o restituire il caso a un giudice di Sinaloa, stato del Messico in cui adesso la donna si trova in carcere. Ma per sostenere la causa di Yecenia e di tutte le vittime di tortura in Messico Amnesty International ha lanciato un appello per chiedere verità e giustizia. Tutto è consultabile sul sito della ong. 
 

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