Nuovo coronavirus dalla Cina, cresce l'allerta mondiale: controlli negli aeroporti

Comunità internazionale in allarme per la nuova infezione simile alla Sars. La Cina ha fatto sapere che parteciperà alla riunione d'emergenza dell'Oms

Cittadini a passeggio per Pechino con una mascherina protettiva EPA/WU HONG

Il nuovo coronavirus cinese ha già ucciso sei persone, come hanno reso noto le autorità locali, mentre un primo caso sospetto è stato registrato in Australia e un altro nelle Filippine. Per quanto riguarda il sospetto malato registrato in Australia, si tratta di un uomo appena rientrato proprio da Wuhan, dove si è sviluppata l'infezione, e ora si trova in isolamento a Brisbane, in Australia, dopo aver manifestato sintomi simili a quelli provocati dalla nuova misteriosa infezione. Un bambino cinese di cinque anni, originario di Wuahn e ricoverato mentre si trovava nelle Filippine, è risultato positivo al test sul nuovo coronavirus, ha fatto sapere il Dipartimento alla Salute delle Filippino.

I timori per un'espansione del contagio del virus preoccupano la comunità mondiale dopo che gli esperti cinesi hanno confermato che l'infezione, simile al virus della Sars, potrebbe trasmettersi da persona a persona. Venerdì inizia il nuovo anno Lunare in Cina, una festività importante che porta milioni e milioni di persone a viaggiare in tutto il Paese e a muoversi anche all'estero.

Domani a Ginevra è prevista una riunione d'emergenza dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) per valutare il rischio presentato dal contagio e segnalarlo come minaccia sanitaria globale. Alla riunione con gli esperti dell'Oms parteciperò anche la Cina, condividendo le informazioni in suo possesso sul nuovo coronavirus con gli altri partecipanti, ha fatto sapere il portavoce della diplomazia cinese Geng Shuang, come riportano i media locali.

Nuovo virus dalla Cina, Fiumicino: "Controllare passeggeri in arrivo"

Tre aeroporti americani hanno iniziato a controllare i passeggeri in arrivo dalla Cina e la direzione sanitaria dell'aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino ha chiesto al capo scalo di scrivere a tutte le compagnie aeree di controllare tutti i passeggeri in arrivo da qualsiasi aeroporto cinese, sia convoli diretti sia con scalo intermedio. "Tutte le compagnie aeree con voli provenienti dalla Cina (tutti gli Aeroporti) sia con voli diretti che con scalo intermedio devono avere a bordo un numero di PLC (scheda individuazione passeggeri per fini di sanità pubblica) pari al massimo numero di passeggeri ed equipaggio imbarcabili", si legge nella richiesta, nella quale si sottolinea che "è fatto obbligo alle compagnie aeree di mettere in atto quanto disposto". In un documento allegato vi è la "scheda di individuazione passeggeri per fini di sanità pubblica (PLC) " che - si legge - deve essere compilata nei casi in cui l'autorità di sanità pubblica sospetti la presenza di una malattia infettiva (...). Le informazioni fornite aiuteranno le autorità di sanità pubblica a controllare l'evento permettendo loro di seguire i passeggeri che possano essere esposti alla malattia infettiva. Le informazioni e i dati saranno trattati dall'autorità di sanità pubblica in conformità con le leggi vigenti e saranno usate solo per scopi di sanità pubblica".

Le autorità della città cinese di Wuhan, da cui è partita l'infezione, hanno varato una serie di misure per rafforzare i controlli sui viaggiatori in partenza, per ridurre la diffusione del nuovo coronavirus: vietate le partenze di gruppi di turisti, mentre la polizia sta conducendo controlli a campione sui veicoli privati in entrata e uscita dalla città per individuare l'eventuale trasporto esemplari vivi di pollame o selvaggina. All'aeroporto, le stazioni ferroviarie e degli autobus, le autorità sono dotate di termometri manuali e a raggi infrarossi per controllare la temperatura dei passeggeri. Chi ha la febbre viene registrato, gli vengono consegnati una mascherina e una brochure sula polmonite, con il consiglio di recarsi dal medico. I biglietti di partenza cancellati verranno rimborsati.

Messaggio ai funzionari cinesi: "Non nascondete nulla sul virus"

Secondo quanto riferisce il South China Morning Post, la Commissione affari politici e legali cinesi ha lanciato un monito: "Chiunque ponga la faccia dei politici davanti agli interessi del popolo, sarà considerato il peccatore del millennio per il partito e per il popolo. (…) Chiunque deliberatamente ritardi e nasconda notizie sui casi di contagio contro i suoi stessi interessi sarà inchiodato al pilastro della vergogna per l’eternità". Il presidente Xi Jinping aveva già ribadito che la nuova epidemia va "risolutamente contenuta". L'ordine è quello di non ripetere i gravi errori commessi nel 2002-2003, quando i funzionari preposti fecero di tutto per minimizzare e nascondere il tasso preoccupante di diffusione della Sars, contribuendo così a ritardare le azioni di contenimento: alla fine l’epidemia portò a 700 morti e al discredito per il sistema di controllo delle epidemie cinese.

L'epicentro dell'infezione è la città di Wuhan. Le autorità cinesi hanno confermato 77 nuovi casi di contagio da nuovo coronavirus, portando a 291 il numero totale. Quasi tutti i nuovi casi (72) sono stati registrati nella provincia di Hubei, dove si trova la città di Wuhan. Gli altri tre sono stati registrati a Pechino e 2 a Shanghai.

virus cina wuhan contagio ansa-2

Un momento della conferenza stampa sul virus  EPA/JEROME FAVRE

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In Giappone il primo ministro Shinzo Abe ha tenuto una riunione del governo, nella quale ha ordinato la massima vigilanza e il rafforzamento delle regole di quarantena. "Sebbene non sia in una situazione in cui sia confermata una trasmissione continuativa da umano a umano, il numero di pazienti sta crescendo in Cina. Dobbiamo essere vigili", ha affermato il capo del governo di Tokyo. Anche le autorità di quarantena della Corea del Sud sono state messe in massima allerta, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Yonhap. Peraltro all’aeroporto di Seoul è stato confermato che una donna cinese di 35 anni, proveniente da Wuhan, è stata fermata e messa in quarantena in un’area isolata perché contagiata, anche se non ha contratto la polmonite.

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