Martedì, 23 Luglio 2024
la visita a mosca

Il nuovo ordine mondiale di Putin e Xi

Il presidente cinese ha definito l'omologo russo il suo "migliore amico" nel 2019 in una delle tante visite del leader cinese alla corte dal capo di Stato russo. I due presidenti d'altronde hanno molto in comune: sono entrambi leader autoritari ed entrambi abbracciano l'idea di un nuovo ordine multipolare

Accerchiato, isolato economicamente e diplomaticamente, con una guerra che non va come programmato e un mandato di arresto internazionale sulla propria testa, il presidente russo Vladimir Putin ha bisogno di un amico. E in suo aiuto arriva il presidente cinese Xi Jinping. Atterrato a Mosca nella giornata del 20 marzo, il leader cinese incontra il suo omologo russo per la quarantesima volta (da quando Xi è diventato presidente della Cina nel 2013) in un contesto globale segnato dalla guerra in Ucraina. Guerra che i due presidenti continuano a definire "crisi ucraina". 

Xi e Putin: amici uniti per un nuovo ordine multipolare

Xi ha definito Putin il suo "migliore amico" nel 2019 in una delle tante visite del leader cinese alla corte dal capo di Stato russo. I due presidenti d'altronde hanno molto in comune: sono entrambi leader autoritari ed entrambi abbracciano l'idea di un nuovo ordine multipolare, non più a trazione statunitense, e nel quale si privilegiano certi interessi e tutelano pochi diritti. 

Nelle prime dichiarazioni al suo arrivo a Mosca, il presidente cinese ha dichiarato che ''la Cina è pronta, insieme alla Russia, a salvaguardare l'ordine mondiale basato sul diritto internazionale''. Inoltre il presidente cinese si aspetta che la visita in Russia dia un nuovo impulso allo sviluppo delle relazioni russo-cinesi e alla cooperazione strategica. 

L'incontro con Putin è stato preceduto da editoriali pubblicati dai due leader, nei quali Xi e Putin elogiano le relazioni bilaterali e criticano l'Occidente. Il solido legame che unisce Cina e Russia è al centro dei pensieri messi nero su bianco dai due "amici" di lunga data. Poco prima del suo arrivo nella capitale russa, il presidente cinese in un'intervista al quotidiano russo Rossiyskaya Gazeta ripresa dall'agenzia Tass ha precisato che "nessun paese nell'arena globale ha il diritto di avere l'ultima parola nel determinare l'ordine mondiale esistente". Chiaro riferimento alle varie iniziative di respiro globale che la Cina propone come alternativa al modello di governance guidato dagli Stati Uniti. E poi ha aggiunto: "L'interesse comune di tutta l'umanità è in un mondo unito e pacifico, piuttosto che diviso e instabile", esprimendo l'esigenza di una "risoluzione del conflitto in Ucraina" solo se "le parti seguiranno le linee guida del concetto di sicurezza collettiva".

Il faccia a faccia informale tra i due leader (a cui seguiranno i colloqui ufficiali il 21 marzo per siglare accordi militari e commerciali bilaterali) è avvenuto in un clima disteso e, appunto, amichevole. Putin, nel dare il benvenuto al suo "caro amico" Xi, ha affermato che la Russia è pronta a studiare attentamente e discutere il "piano di pace" in 12 punti della Cina per la risoluzione del conflitto ucraino. Una cosa è certa. Cina e Russia "condividono obiettivi simili", ha ribadito il leader cinese che si è detto convinto che Putin avrà il sostegno del popolo russo alle elezioni presidenziali del 2024, elogiando la sua "forte leadership".

La contraddizione della 'pace cinese' in Ucraina

Il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo Vladimir Putin a Mosca (20.03.2023 Fonte: LaPresse)

L'enigma della guerra in Ucraina

Ancora una volta, la Cina si presenta come parte attiva e "potenza responsabile" sul palcoscenico internazionale, dopo il successo ottenuto dallo sforzo di mediazione diplomatica che ha garantito la ripresa delle relazioni formali tra Arabia Saudita e Iran. Pechino, anche in questo contesto, vuole presentarsi come attore protagonista per la risoluzione del conflitto in Ucraina attraverso il dialogo, pur tenendo conto delle "legittime preoccupazioni di tutte le parti". Ma lo fa senza spingere per un ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino.

Proprio questa mancata richiesta è emersa nel "piano di pace" cinese di 12 punti, in quello che è un documento sommario dove non viene mai precisato quale sia - o se ci sia - l'aggressore e l'aggredito. La parola "pace" comunque fa da sfondo alla visita cinese a Mosca ed è stata citata anche dallo stesso Xi, in un editoriale pubblicato dalla Rossiskaya Gazeta e ripreso poi in cinese dal Quotidiano del Popolo. "La Cina ha sempre assunto una posizione obiettiva e imparziale e ha compiuto sforzi attivi per promuovere la riconciliazione e i negoziati di pace", garantisce Xi in quello che appare un primo riferimento diretto al position paper, o documento programmatico di 12 punti, con cui la Cina promuove il rispetto della "sovranità di tutti i paesi" per garantire pace e stabilità in un mondo multipolare. Principalmente nei paesi in via di sviluppo e nel Sud globale verso cui Pechino sta indirizzando il proprio interesse, per promuovere una forte retorica anti-americana. Retorica condivisa con Mosca.  

Xi non può che aspettarsi da Putin un riconoscimento generico ai principi espressi dal documento cinese, che è stato respinto dalla maggior parte dei governi occidentali, mentre Kiev lo ha accolto con cautela, probabilmente per evitare di alienarsi Pechino. E questo nonostante la Cina non abbia mai condannato l'invasione russa in Ucraina. 

Il viaggio di Xi viene osservato con grande attenzione dal mondo, che spera di cogliere indizi per una possibile soluzione del conflitto in Ucraina. I funzionari americani ed europei sono scettici, però: molti, infatti, si domandano se Xi, in cambio del sostegno ideologico ed economico offerto a Putin, possa chiedere alla Russia concessioni politiche sfruttando l'attuale condizione di debolezza delle truppe russe sul campo.

C'è poi la preoccupazione della Casa Bianca sul dinamismo diplomatico cinese. Stando a quanto scrive il New York Times, Washington non nasconde i timori di un sostegno militare di Pechino a Mosca attraverso la fornitura di armamenti da impegnare nel conflitto (ipotesi negata a più riprese dalla Cina). Ma anche un appello di Xi per "un cessate il fuoco" equivarrebbe a un rafforzamento della posizione di Putin sulla guerra, concedendo così alla Russia la possibilità di mantenere il controllo del territorio conquistato durante l'invasione dell'Ucraina. Posizione che riprende le parole espresse dal portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense, John Kirby, che ha definito un "cessate il fuoco" una "ratifica della conquista russa".

Proprio da Washington è arrivato il monito per la visita di Xi a Mosca. La parola che domina è diffidenza. "Il mondo non deve essere ingannato da alcuna mossa tattica della Russia sostenuta dalla Cina", ha detto in il segretario di stato Usa Antony Blinken, sottolineando come il presidente cinese non voglia ritenere Putin responsabile dell'invasione dell'Ucraina. Il capo della diplomazia Usa ha fatto queste osservazioni proprio nel giorno in cui la Casa Bianca ha dato via libera al 34mo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina per un valore di 350 milioni di dollari. 

Rimane ancora incerto il colloquio telefonico tra Xi e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, di cui ha dato conto lo scorso 13 marzo il quotidiano statunitense Wall Street Journal. Dopo aver salutato Putin, il presidente cinese, fresco di terzo mandato ottenuto durante l'Assemblea nazionale del popolo, dovrebbe avere un colloquio con Zelensky, in quello che sarà il primo dialogo diretto tra Kiev e Pechino dall’inizio della guerra.

Il presidente cinese Xi Jinping a Mosca (20.03.2023 Fonte: Ria Novosti)

Putin agli occhi di Xi: partner o "vassallo"?

In quello che i media statali cinesi bollano come "viaggio dell'amicizia della cooperazione e della pace", Xi sembra voler rimarcare l'importanza del partenariato della Cina con la Russia, nonostante il rischio di ulteriori tensioni nelle relazioni di Pechino con Washington, il suo principale partner commerciale.

Xi sembra avere un obiettivo chiaro: esercitare su Putin il suo peso da leader di un gigante economico in un rapporto bilaterale sempre più sbilanciato a suo favore, per ottenere risultati vantaggiosi. A quali risultati guarda Xi? Il presidente cinese vuole rafforzare i legami commerciali con un partner sempre più dipendente da Pechino, anche se imprevedibile. 

Il leader cinese, sulla Rossyskaya Gazeta, ha elogiato il "fermo sostegno reciproco" di una relazione tra Mosca e Pechino che è diventata "sempre più matura e resiliente". Gli scambi commerciali hanno raggiunto quota 190 miliardi di dollari lo scorso anno, ha ricordato Xi, e anche all'inizio del 2023 (secondo le ultime stime) hanno mostrato una grande vitalità: nei primi due mesi dell'anno, la Russia si è confermata il primo fornitore di greggio alla Cina, con un aumento delle forniture del 23,8% anno su anno grazie alla pipeline "Power of Siberia". 

La Russia ha quindi bisogno che la Cina acquisti gas naturale e petrolio e mantenga a galla la sua economia pressata dalle sanzioni occidentali. Pur tentando di non cadere nella trappola delle sanzioni occidentali, Pechino ha sostenuto l'economia di Mosca durante la guerra in Ucraina, in modo da salvarla da un tracollo.

Dalla scoppio del conflitto, le relazioni bilaterali tra i due paesi hanno assunto un nuovo volto: l'influenza della Cina è in aumento sulla Russia, che è sempre più una "vassalla" del gigante asiatico. Ne è convinto Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino e tra i maggiori esperti russi sulla Cina, che ha presentato le intenzioni di Xi: aiutare l'amico Putin può comportare solo vantaggi economici e geopolitici. Le imprese cinesi in Russia infatti occupano lo spazio lasciato da quelle occidentali e la Russia sempre di più ha nella Cina il proprio mercato esclusivo o essenziale per gas e petrolio. "Putin diventa una sorta di partner inferiore di Xi", sostiene Gabuev. La Cina, d'altro canto, ha la necessità di sostenere la Russia in modo che le due nazioni possano presentare un fronte unito contro il loro presunto avversario, gli Stati Uniti. 

E mentre il mondo aspetta segnali di pace da Xi, i due amici diventeranno ancora più uniti. Anche se per motivazioni diverse.

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