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Martedì, 31 Gennaio 2023
Il bombardamento / Ucraina

Il neonato ancora sotto le macerie e la cucina sul precipizio: la tragedia di Dnipro

Le immagini simbolo del palazzo residenziale bombardato dai russi sabato. Le vittime sarebbero almeno 40, ma ci sono ancora decine di dispersi

Kateryna Zelenskaya non aveva voce per gridare aiuto: sordomuta, è stata estratta viva dalle macerie. Una foto che circola sui social la ritrae sul letto di una casa che non c'è più, mentre gioca con il figlio di un anno. Del piccolo, come del marito, ancora nessuna traccia. Non c'è più neppure la casa dell'allenatore di boxe ucraino Mykhailo Korenovsky, diventata un simbolo del missile che ha colpito sabato scorso un residence di Dnipro, in Ucraina, uccidendo decine di persone. L'ultimo bilancio parla di 40 vittime, tra cui lo stesso Korenovsky e almeno due bambini, e 75 feriti. "Un crimine di guerra", lo ha definito l'Unione europea. Mentre la Russia, come di norma, accusa gli ucraini di essere loro stessi i responsabili di questa "tragedia".

Nulla di nuovo, purtroppo, nell'elenco di barbarie di un conflitto che va avanti da più di dieci mesi, senza dar segni di tregua. L'elenco delle vittime innocenti si allunga giorno dopo giorno, e rischia quasi di perdersi nella fredda conta dei morti, se non fosse per il racconto delle storie tragiche che porta con sé. Come quella di Korenovsky e della sua cucina gialla: una foto del Telegraf la immortala dall'esterno, senza più il muro della facciata distrutta dal missile, ma con il tavolo ancora in piedi, e della frutta sopra. La stessa cucina compare in un video, diffuso in queste ore, dove fa da sfondo alla festa di compleanno di una bambina bionda, la figlia dell'allenatore di boxe. Per fortuna, lei, la sorella e la madre si sono salvate perché erano fuori dal palazzo quando il missile è piombato su Dnipro: "Ieri, invece di questo buco, c'era il mio appartamento, in cui io e la mia famiglia abbiamo vissuto per 9 anni", ha scritto su Instagram la moglie dell'allenatore, Olga Korenovska.

L'attacco ha provocato un'ondata di commozione nel Paese. Il vicino villaggio di Voloskyi, fuori dalla città di Dnipro, si è detto disposto a dare rifugio ai senzatetto “per tutto il tempo necessario”, offrendo di pagare il taxi all'arrivo. Fuori dal residence, i vicini e i residenti locali hanno lasciato fiori e peluche davanti a un memoriale improvvisato. I soccorritori continuano a scavare, anche se ora dopo ora si spengono le speranze di ritrovare in vita le 34 persone che si sospetta siano ancora sotto le macerie. Come il figlio di un anno di Kateryna.

Il Cremlino ha impiegato due giorni per reagire, e come al solito le autorità russe negano di avere intenzionalmente colpito il palazzo: "Le forze armate russe non stanno bombardando edifici residenziali, né infrastrutture civili, stanno bombardando obiettivi militari", ha detto Dmitry Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin. Secondo Mosca, il missile piombato sul palazzo sarebbe stato deviato dalla difesa antiaerea ucraina. Una dinamica che però viene smentita da Kiev: secondo la viceministra della difesa ucraina, Hanna Maliar, quello caduto sul residence di Dnipro è un missile anti-nave russo X-22, che ha una lunghezza di circa 11 metri, un diametro di quasi 1 metro e un peso di 5.600 kg. Le forze ucraine non hanno difese tali da poter rispondere a un attacco di questo tipo, spiegano gli esperti. Almeno finché non diventeranno operativi i sistemi Patriot che gli Stati Uniti hanno concesso a Kiev dopo mesi di riluttanza. La stessa riluttanza mostrata dalla Germania dinanzi alla richiesta ucraina di ricevere i suoi carri armati Leopard: oggi, la ministra della difesa tedesca Christine Lambrecht si è dimessa, anche per le polemiche su queste forniture. 

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