Martedì, 11 Maggio 2021
Myanmar

Proteste soffocate nel sangue: l'Onu alza la voce dopo il giorno più buio del Myanmar

Sono decine le vittime della repressione delle forze di sicurezza birmane: 59 i morti nella sola capitale Yangon 59 durante le proteste contro il golpe del primo febbraio

Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime della repressione in atto ad opera delle forze di sicurezza birmane delle manifestazioni e proteste di massa scatenate dal golpe militare nel paese: secondo Aapp, associazione di assistenza ai detenuti politici in Birmania, i morti sarebbero stati 38. Ma i dati forniti da tre ospedali del paese, Rangún General, Hlaing Tharyar e Thingangyun Sanpya - e citati da 'Myanmar Now' - parlano di almeno 59 vittime mortali nelle proteste di ieri e di 129 feriti solo nella capitale.

Per il Regno Unito e l'Onu, la giornata di ieri è stata "spaventosa" e "straziante". L'inviata speciale delle Nazioni Unite in Birmania, Christine Schraner Burgener, ha condannato "con forza" il "continuo spargimento di sangue" domenica "mentre l'esercito sfida gli appelli internazionali".

"La continua brutalità, anche contro il personale medico e la distruzione delle infrastrutture pubbliche, mina seriamente qualsiasi prospettiva di pace e stabilità", ha avvertito la rappresentante dell'Onu. L'inviata ha anche spiegato, attraverso una dichiarazione, di aver sentito personalmente dai suoi contatti nel paese asiatico "resoconti strazianti di omicidi, maltrattamenti dei manifestanti e torture di prigionieri durante il fine settimana".

Yangon-2

Secondo Schraner Burgener, l'esercito al potere ignora gli appelli alla "moderazione, al dialogo e al pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali", compreso quello del Consiglio di sicurezza. In tale contesto, ha invitato la comunità internazionale, compresi gli attori regionali, ad essere "solidale con il popolo birmano e le sue aspirazioni democratiche", confidando nel contempo negli sforzi dei leader regionali e dei membri del Consiglio di sicurezza per "calmare la situazione".  Il bilancio più grave sarebbe avuto in due zone industriali di Yangon - Hlaing Tharyar e Shwepyitha - dove sarebbero stati uccisi almeno 22 manifestanti.

Oggi dovrebbe intanto comparire virtualmente in tribunale Aung San Suu Kyi chiamata a rispondere di diversi capi di accusa, dal possesso di walkie-talkie non autorizzati alla violazione delle restrizioni anti-Coronavirus e delle norme sulle telecomunicazioni al tentativo di provocare disordini pubblici. 

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