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Sabato, 21 Maggio 2022
La trattativa / Cina

Il nuovo asse tra Cina e Arabia per sostituire il Dollaro con lo Yuan

Per il regno saudita sono rilevanti i giochi strategici nella regione e pesa la mancanza di sostegno degli Usa

Il presidente cinese Xi Jinping è atteso a Riad, capitale dell'Arabia Saudita, a maggio. Una visita, la prima all’estero del leader cinese dall’inizio della pandemia, finalizzata a consolidare i legami tra Arabia Saudita e Cina. A diffondere le indiscrezioni del viaggio di Xi nel Paese arabo è il Wall Street Journal, che riporta come Pechino e Riad siano in trattative per utilizzare lo yuan nella vendita di petrolio alla Cina.

Pechino e Riad legati dallo yuan

Secondo il quotidiano statunitense, la mossa intaccherebbe il dominio del dollaro Usa sul mercato petrolifero globale nonché come valuta di riferimento negli scambi internazionali. La novità avrebbe conseguenze notevoli per il mondo del petrolio globale che da sempre usa il dollaro come moneta ufficiale.

Se le indiscrezioni venissero confermate, Riad e Pechino si unirebbero in un legame che vede protagonisti il maggior importatore di petrolio, la Cina, con il più grande esportatore dell'oro nero, l'Arabia Saudita.
La Cina infatti acquista più del 25% del petrolio esportato dall'Arabia Saudita. Se valutate in yuan, tali vendite aumenterebbero ulteriormente la posizione della valuta cinese. Negli ultimi cinque anni, c'è stata un'impennata degli scambi commerciali bilaterali, con le esportazioni dell'Arabia Saudita in Cina che hanno raggiunto quota 42 miliardi di dollari e le importazioni di Riad da Pechino per un valore di 22 miliardi di dollari.

Ma come sottolinea il quotidiano Usa, vendere ogni giorno milioni di barili di petrolio con la valuta cinese potrebbe danneggiare l'economia saudita, la cui valuta, il riyal, è ancorata al dollaro. Un cambiamento che potrebbe non piacere soprattutto agli investitori internazionali, che non gradiscono gli stretti controlli che Pechino mantiene sulla sua valuta.

Nonostante l'allarme, il regno saudita sta comunque valutando l'idea di accettare la valuta cinese invece di quella statunitense per avvicinarsi ulteriormente al governo di Pechino. Riad infatti sta tracciando un'ulteriore distanza da Washington, dopo un breve avvicinamento durante la presidenza di Donald Trump che aveva determinato un rafforzamento delle relazioni bilaterali.
Inoltre, l'Arabia saudita attualmente guarda con maggiore interesse la Cina, alla luce del riassestamento geopolitico a seguito del ritiro degli Usa dall'Afghanistan e ora con la guerra russa in Ucraina. 

Dagli Stati Uniti, però, frenano l'entusuasmo. Un funzionario statunitense al Wall Street Journal ha definito l'idea dell'utilizzo dello yuan come moneta 'petrolifera' un'ipotesi "non molto probabile" oltre che "volatile e aggressiva", ricordando che i sauditi in passato avevano già provato a lanciare questa idea quando c'era tensione tra Washington e Riad.

Attualmente, però, questa strada potrebbe essere percorribile. È dal 2016 che vanno avanti i colloqui tra il regno saudita e il Partito comunista cinese per avviare contratti in yuan.Le interlocuzioni si sono intensificate lo scorso anno, quando hanno conosciuto un'accelerazione a seguito del dispiegamento delle truppe statunitensi dall'Afghanistan.

Per Riad sono rilevanti i giochi strategici nella regione e pesa la mancanza di sostegno degli Usa nella guerra civile in Yemen e il tentativo dell'amministrazione Biden di concludere un accordo con l'Iran sul programma nucleare.
Il regno saudita ritiene quindi fondamentale trovare nella Cina un importante acquirente di petrolio ed è quindi disposto a chiudere un occhio ai rapporti che Pechino ha con Teheran, antico rivale di Riad. 

La missione inglese nel Golfo Persico

Mentre il regno saudita si prepara a una probabile visita del presidente cinese, accoglie un altro leader straniero. Il premier  britannico, Boris Johnson, è volato questo mattina ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, per poi proseguire verso Riad. L'obiettivo della sua missione nel Golfo Persico, è fare pressione sui due Paesi arabi a pompare più petrolio, a fronte delle agitazioni sui mercati finanziari in seguito all'invasione russa dell'Ucraina. Il primo ministro britannico ha affermato che tra gli obiettivi della visita c'è anche l'aumento degli investimenti nell'energia verde del Regno Unito. Le intenzioni di Johnson vengono accolte positivamente dal gruppo saudita Alfanar, che recentemente ha annunciato un investimento da un miliardo di sterline per un progetto per la produzione di carburante per l'aviazione dai rifiuti. 

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