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Domenica, 5 Febbraio 2023
verso un'apertura? / Cina

Cosa può cambiare dopo le proteste in Cina

Le contestazioni scoppiate nel paese durante la scorsa settimana contro la politica Zero Covid hanno portato a un piccolo ma significativo cambiamento nella controversa "guerra" al virus lanciata dal governo cinese

Le proteste scoppiate in Cina durante la scorsa settimana contro la politica Zero Covid hanno portato a un piccolo ma significativo cambiamento nella controversa "guerra" al virus lanciata dal governo cinese. Pechino ha deciso di allentare alcune misure e restrizioni della strategia Zero Covid, nonostante il numero record di casi registrati nelle ultime ore. In diversi distretti delle città di Pechino, Shanghai, Zhengzhou e Guangzhou sono state sollevate alcune restrizioni e rimossi diversi vincoli.

Sta cambiando anche la narrativa del governo sulla politica Zero Covid, che ha portato dal 2020 a lockdown improvvisi e restrizioni di movimento anche quando si registrano pochi casi per un paese che conta di 1,4 miliardi di persone. I numeri ufficiali dei decessi sono relativamente bassi: dall'inizio della pandemia, sono morte poco più di 5.200 persone a causa del coronavirus. Ciò equivale a tre decessi per Covid ogni milione in Cina, rispetto ai 3.000 per un milione negli Stati Uniti e ai 2.400 per un milione nel Regno Unito.

Proteste in Cina, la diretta

La Cina rimane l'ultimo grande paese ancora impegnato in una strategia che non punta sulla convivenza ma sull'eliminazione del Covid-19. La politica Zero Covid è stata efficace nel primo periodo della pandemia, grazie a numeri bassi di infezioni e decessi rispetto ad altri paesi, ma la diffusione di varianti più trasmissibili ha fatto emergere le contraddizioni della strategia, come danni economici e morti secondarie.

Come può cambiare la strategia Zero Covid? 

“Con l’indebolimento della patogenicità di Omicron, la diffusione della vaccinazione e l’accumulo di esperienza nella prevenzione e nel controllo, la prevenzione e il controllo dell’epidemia in Cina si trovano ad affrontare nuove situazioni e nuovi compiti”, ha affermato Sun Chunlan, vicepremier cinese. Le parole di Sun irrompono in un momento di frustrazione generale della popolazione per le misure anti virus difese strenuamente dal leader Xi Jinping. I funzionari cinesi hanno quindi mutato il messaggio, definendo le nuovi varianti del Covid-19 (come Omicron e altri ceppi) meno letali.

Nelle affermazioni della vicepremier cinese è evidente quindi un cambiamento del discorso politico, in netto contrasto con il precedente messaggio delle autorità secondo cui il paese aveva bisogno di mantenere una rigorosa politica Zero Covid. Non si punta quindi più alla paura per la letalità del virus, ma ai nuovi impegni che il Partito assume per proteggere i cittadini. E per farlo, il governo preme l'acceleratore sulle vaccinazioni delle persone anziane.

Politica zero-covid e proteste: cosa sta succedendo in Cina

Inoltre, stando a quanto riporta Reuters, la Cina annuncerà nei prossimi giorni un allentamento dei suoi protocolli di quarantena per il Covid 19, come la possibilità per i positivi asintomatici di osservare un periodo di isolamento in casa, e una riduzione dei test di massa. Provvedimenti che erano già stati attuati con un pacchetto di 20 misure pubblicato lo scorso 11 novembre e finalizzato a "ottimizzare ulteriormente il lavoro di prevenzione e controllo". Il governo centrale aveva quindi già dato indicazioni alle autorità locali di adottare restrizioni più mirate e di astenersi dall’applicazione indiscriminata delle politiche anti virus.

Potenziare le vaccinazioni

Il cambiamento di tono apre quindi a una nuova campagna di vaccinazione rivolta agli anziani. Più del 90% della popolazione cinese ha ricevuto almeno due dosi di un vaccino cinese, ma il tasso cala drasticamente tra gli anziani, in particolare quelli con più di 80 anni. Anche se quasi il 90% dei cittadini cinesi è completamente immunizzato, gli ultraottantenni rappresentano lo zoccolo duro di chi non si vaccina: solo il 40% degli over 80 ha fatto le tre dosi richieste contro la variante Omicron, la più diffusa nel paese.

Il governo centrale sta facendo pressione sulle autorità locali per portare al 90% la soglia degli over 80 completamente vaccinati (con terza dose, quindi) entro la fine del prossimo gennaio. Per le persone delle fasce di età che vanno dai 60 ai 79 anni, la copertura contro il Covid deve raggiungere il 95%. Un grande passo da compiere in breve tempo: secondo i dati ufficiali, infatti, solo il 68% degli over 60 e 70 ha ricevuto la terza dose del vaccino. 

La Cina ha rifiutato di importare vaccini internazionali e utilizza solo vaccini sviluppati a livello nazionale che si sono rivelati meno efficaci di quelli ampiamente utilizzati altrove. Inoltre, la politica Zero Covid non ha permesso la creazione di una immunità di gregge.

Perché la Cina ha paura di uscire dalla strategia zero-Covid

Gli esperti internazionali concordano sul fatto che i vaccini cinesi forniscano "alti livelli di protezione da malattie gravi e morte con tre dosi, ma sono meno efficaci e svaniscono più velocemente" di quelli con tecnologia mRNA, scrive il Financial Times.

Il governo centrale teme che un abbandono della politica Zero Covid possa far sgonfiare quella bolla sicura in cui i cinesi vivono da quasi tre anni e portare al collasso il sistema sanitario nazionale. Uno studio dello scorso anno presenta infatti dati allarmanti: la Cina ha meno di cinque letti in terapia intensiva ogni 100mila abitanti, rispetto ai quasi 30 di Taiwan e agli oltre 10 della Corea del Sud e della Thailandia.

Ma è presto per cantare vittoria. Gli ultimi allentamenti non sono una concessione di Xi e del Partito ai manifestanti che sono scesi in strada negli ultimi giorni per chiedere una revisione della strategia anti virus, ma confermano gli allarmi lanciati dall'Oms e dal Fmi: la politica Zero Covid è insostenibile nel lungo periodo.

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