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Venerdì, 3 Dicembre 2021
La denuncia di Amnesty / Cina

L'attivista cinese che denunciò la pandemia a Wuhan "rischia di morire"

Zhang Zhan è in sciopero della fame dopo essere stata condannata alla fine del 2020 a quattro anni di prigione. Le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate

Rischia di morire la "cittadina giornalista" cinese Zhang Zhan, arrestata e incarcerata dopo aver ripreso il lockdown di Wuhan con l'accusa "aver provocato disturbo all'ordine pubblico". Un reato quest'ultimo frequentememte contestato dalla Cina contro gli oppositori politici.

Zhan, 38 anni, è in sciopero della fame dopo essere stata condannata alla fine del 2020 a quattro anni di prigione. Ex avvocata, poi cittadina-giornalista, nel febbraio 2020 Zhan si era recata a Wuhan per indagare sullo scoppio della pandemia. Aveva poi denunciato sui social media le autorità che avevano arrestato reporter indipendenti e avevano intimidito le famiglie dei pazienti contagiati affinché rimanessero in silenzio. Scomparsa a Wuhan nel maggio 2020, era riapparsa in carcere il mese dopo a Shanghai, incriminata per aver "seminato discordia e causato problemi". 

A denunciare le precarie condizioni di salute della giornalista è stata ieri Amnesty international. L'organizzazione - si legge in una nota - ha sollecitato le autorità cinesi a rilasciare Zhan, che è in sciopero della fame dal giugno 2020. Nei mesi successivi è stata alimentata a forza e tenuta incatenata affinché non potesse rimuovere la sonda per l'alimentazione. Al processo, non potendo stare in piedi per la debolezza, è arrivata su una sedia a rotelle. Il 31 luglio, a causa della gravità delle sue condizioni di salute, è stata ricoverata in ospedale, ma poi rimandata in carcere dove ha proseguito la protesta. 

Una notizia purtroppo confermata dalla famiglia. Zhan "rischia di non vivere a lungo", ha detto il fratello Zhang Ju, la settimana scorsa su Twitter. "Sembra che per lei conti solo Dio e le verità in cui crede", ha scritto, aggiungendo di aver chiesto alla sorella nelle sue lettere di "prendersi cura di lei". 

Uno dei legali della giornalista, che ha chiesto l'anonimato, ha dichiarato che la famiglia ha fatto richiesta tre settimane fa di visitare la donna, che viene alimentata tramite un sondino nasale perché rifiuta il cibo, ma non ha ricevuto risposta.

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