Giovedì, 23 Settembre 2021
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Guerra in Siria, che cosa prevede l'accordo sulle "zone di de-escalation"

La guerra in Siria potrebbe essere davvero a un punto di svolta? Gli alleati di Damasco, ovvero la Russia e l'Iran, e i sostenitori dei ribelli, la Turchia, hanno firmato un accordo

Combattenti "ribelli" delle SDF a Tabqa, Syria (ANSA)

La guerra in Siria, iniziata nel 2011, potrebbe essere a un punto di svolta? Gli alleati di Damasco, ovvero la Russia e l'Iran, e i sostenitori dei ribelli, la Turchia, hanno firmato un accordo per creare in Siria quattro zone di de-escalation.

ZONE DI DE-ESCALATION, CHE COSA SONO -  Le zone in pratica sono quattro, situate in otto delle 14 province della Siria. La prima comprende Idlib, nel Nord-Ovest, controllata da una coalizione di islamisti e jihadisti, tra cui l'ex affiliata di al Qaida, e le vicine Latakia, Hama e Aleppo, ognuna delle quali conta zone controllate dai ribelli; la seconda si trova a Nord della provincia centrale di Homs, dove i ribelli controllano una fascia di territorio; la terza comprende la zona del Ghouta orientale, roccaforte ribelle nei pressi di Damasco; infine la quarta si situa nel Sud del Paese, in particolare nelle province di Daraa e Quneitra, dove ci sono vaste zone controllate dai ribelli, così come da una fazione jihadista vicina allo Stato islamico (Isis). Le zone di de-escalation non comprendono le tre aree del Paese pienamente controllate dal governo - la città di Damasco, Tartus e al-Suwayda - nè zone nel Nord-Est in mano all'Isis o all'alleanza arabo-curda impegnata contro i jihadisti. Lungo i confini delle zone di de-escalation ci saranno "zone di sicurezza" con posti di controllo e punti di osservazione per monitorare e garantire l'accesso.

LE PROSSIME TAPPE - L'accordo firmato durante i colloqui di Astana - spiega Askanews - non indica una data di inizio per l'applicazione delle zone, ma invita i firmatari a dare vita a un gruppo di lavoro congiunto entro due settimane. Il gruppo avrà il compito di "adottare le misure per completare entro il 4 giugno 2017 la definizione delle mappe delle zone di de-escalation e di quelle di sicurezza e di separare i gruppi armati dell'opposizione dai gruppi terroristici". Nel documento sono bollati come organizzazioni terroristiche l'Isis, l'ex affiliata di al Qaida nota in precedenza come Fronte al Nusra, così come gruppi o individui alleati con loro. Una volta create, le zone rimarranno in vigore per un periodo iniziale di sei mesi, con possibilità di proroga.

COME FUNZIONERA' L'ACCORDO SUL TERRENO? - Le forze governative e i ribelli che hanno firmato l'accordo accetteranno di cessare le ostilità. Secondo quanto precisato da Mosca, l'accordo prevede anche la cessazione delle operazioni aeree, comprese quelle della coalizione internazionale a guida americana. L'accordo chiede di garantire "un accesso rapido, sicuro e senza ostacoli" alle zone in questione, così come misure per ripristinare le infrastrutture di base e di consentire il "ritorno volontario in condizioni di sicurezza" a sfollati e profughi. L'accesso alle zone sarà controllato attraverso le aree di sicurezza, dotate di checkpoint e punti di osservazione. L'intesa prevede che la sicurezza venga "garantita dalle forze dei garanti", ma "potrebbero essere dispiegate parti terze".

CI SONO REALI POSSIBILITA' DI SUCCESSO? - L'accordo si basa sul cessate il fuoco concordato da Russia e Turchia lo scorso dicembre, che ha ridotto le violenze ma è poi fallito. La nuova proposta è molto più ambiziosa, prevedendo il dispiegamento di forze dei Paesi garanti e la fine delle operazioni aeree. Nel documento si sollecita comunque di continuare a lottare contro l'Isis e l'ex affiliata di Qaida, il Fronte Fateh Al-Sham (Conquista della Grande Siria, ndr). Nella provincia di Idlib, in particolare, il Fronte Fateh al-Sham è la componente più forte delle forze di opposizione che controllano la regione e un alleato chiave di altri gruppi ribelli. Un analista dell'International Crisis Group, Noah Bonsey, ha detto che l'accordo "sembra più serio delle precedenti iniziative di Astana", ma probabilmente "fallirà" nella lotta contro il Fronte Fateh al-Sham.

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