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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Auto e moto

aCar, sfida possibile: auto elettrica per l’Africa

Esposta all’IAA 2017, sarà costruita direttamente in Ghana

Un concept per l’Africa, progettata per il luogo e pronta ad aiutare l'economia. Il prototipo si chiama aCar e debutta in questi giorni al salone mondiale dell’auto di Francoforte 2017, risultato di quattro anni di studi dell'Università Tecnica di Monaco di Baviera (TUM): pensata sia per il trasporto di passeggeri che di merci, il progetto nasce con l’iniziativa che il TUM lanciò nel 2013, "mobilità aCar - mobilità rurale nei paesi in via di sviluppo". Oggi sulla passerella è un vero e proprio veicolo: 4x4… ed elettrico. Una sfida per l’Africa. 

"Un veicolo in grado di andare in off-road e allo stesso tempo trasportare anche carichi pesanti fino ad una tonnellata”. A trazione integrale, l’aCar può diventare un must nelle strde subsahariane dove la maggior parte dei tracciati non è asfaltato. Non solo. Il team tedesco per il veicolo ha scelto un motore elettrico: “Non è solo più ecologico, ma è anche la migliore soluzione in termini tecnici, dal momento che necessita di una bassa manutenzione e dal punto di vista delle prestazioni applica la sua coppia completa direttamente", afferma Martin Šoltés, padre dell’Acar assieme al collega Sascha Koberstaedt. La batteria, offre una serie di altre possibili applicazioni, sia come fonte di energia, sia per azionare anche altro, come ad esempio, il verricello: 20 kWh totali e un’autonomia di 80 chilometri. In sette ore, poi, l’auto si ricarica da una normale presa elettrica a 220 volt. Ad aggiungersi infine anche moduli solari sul tetto in modo da raccogliere energia per tutto il giorno in aggiunta alla ricarica plug-in. Ingegnoso.

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Cosa differenzierebbe quest’auto da tutte gli altri veicoli pensati per il continente? L’aCar sarebbe un’auto da produrre direttamente in Ghana, dunque diventando a tutti gli effetti una spinta all’economia locale. “In prima linea componenti ad alta tecnologia come la batteria e i motori elettrici dovranno essere importati", afferma Martin Šoltés. Il resto sarà prodotto il loco per mantenere il prezzo il più inferiore possibile. "I nodi di fusione e la semplice costruzione a bullone consentono semplici processi di produzione con costi di investimento molto bassi ", dicono i tecnici. 

Costruito il primo prototipo nel maggio 2016 e condotto test iniziali in Germania, l’aCar è stata già spedita in loco per assicurarsi che soddisfi tutte le esigenze e resista a umidità e ad alte temperature. Questo a luglio di quest’anno. Ora prima di avviare la produzione di serie in Africa, Sascha Koberstaedt e Martin Šoltés con la società "Evum Motors GmbH", ad ogni modo inizieranno a costruire le auto in Europa. "Dobbiamo padroneggiare tutte le procedure tecniche prima che il veicolo possa essere assemblato in Africa. Allora possiamo addestrare persone provenienti dal Ghana, che a loro volta possono trasmettere le loro conoscenze". 

Se l’Africa sub Sahariana sembra il peggior posto per un’auto elettrica – solo il 30% della popolazione ne dispone – rispetto al petrolio, sono stati fatti 110 miliardi l’anno di investimento sulla rete elettrica per produrre basi autonome alimentate da sole, vento e acqua dotate di batteria per accumulo: i tedeschi pensano che li l’auto elettrica possa innescare il boom che l’auto fece nel vecchio continente negli anni 50. Sarebbe un vero e proprio salto e lungo per l’Africa. Uno di quelli che non si dimenticano facilmente.

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