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Sabato, 2 Marzo 2024
Chip introvabili

Come la Cina sta provando ad arginare la crisi dei chip

Mentre nel resto del mondo automotive ed industria elettronica si riorganizzano per far fronte alla carenza di chip, in Cina la situazione è critica ma entro 2-3 anni il Paese potrebbe raggiungere l'autosufficienza

La crisi di chip e semiconduttori scoppiata da due anni a questa parte affonda le radici in due fattori principali, ossia i rallentamenti provocati dalla pandemia e una domanda in costante crescita. 

In questo scenario, quello che era un un commercio ad alto volume e basso margine, per alcuni si è trasformato in una potenziale miniera d'oro. I tempi degli ordini dei chip automobilistici rimangono lunghi in tutto il mondo ma l'attenzione di migliaia di broker si sta concentrando sulla Cina, diventata l'epicentro di una grave carenza che il resto del settore sta gradualmente cercando di superare.

A livello globale, i nuovi ordini non vengono evasi prima di un anno, secondo un sondaggio condotto da Reuters sui chip automobilistici prodotti dai cinque principali produttori mondiali. Per contrastare la contrazione dell'offerta, le case automobilistiche globali come General Motors, Ford e Nissan si sono mosse per garantirsi un migliore accesso attraverso una strategia che ha incluso la negoziazione diretta con i produttori di chip, pagando un sovrapprezzo per parte e accettando di fornire più scorte.

Cina tra le più colpite dalla crisi dei chip

Per la Cina, tuttavia, le prospettive sono più cupe, a detta di molte persone coinvolte nel commercio, da case automobilistiche, fornitori e broker e anche secondo gli esperti dell'istituto di ricerca automobilistica CATARC, affiliato al governo cinese. Nonostante sia il più grande produttore mondiale di automobili e leader nei veicoli elettrici, la Cina si affida quasi interamente a chip importati da Europa, Stati Uniti e Taiwan. Le catene di approvvigionamento già provate sono state ulteriormente colpite da un lockdown totale per COVID a Shanghai, tra i più importanti hub di produzione automobilistica, terminato solo il mese scorso. Di conseguenza, la carenza è più acuta che in altre parti del mondo e minaccia di frenare lo slancio dei veicoli elettrici della nazione, secondo le previsioni del CATARC, il China Automotive Technology and Research Center. Allo stato attuale è improbabile che una nascente industria nazionale della produzione di chip sia in grado di far fronte alla domanda se non prima di due o tre anni.

I chip per computer, o semiconduttori, sono usati a migliaia in ogni auto sia per quelle con motore termico, sia per le elettriche. Servono a controllare tutto, dall'attivazione degli airbag e dall'automazione della frenata di emergenza ai sistemi di intrattenimento e alla navigazione. Il sondaggio Reuters dello scorso giugno ha preso un campione di chip, prodotti da Infineon, Texas Instruments, NXP, STMicroelectronics e Renesas, che svolgono una vasta gamma di funzioni nelle automobili. Ne è risultato che i nuovi ordini tramite i distributori sono sospesi per un lead time medio di 49 settimane (si va fino a fine 2023). Tale analisi fornisce un'istantanea della carenza globale, sebbene non consenta una fotografia precisa a livello regionale. Ad ogni modo, i tempi di consegna variano dalle 6 alle 198 settimane.

Infineon, produttore di chip tedesco ha dichiarato a Reuters che sta "investendo ed espandendo rigorosamente le capacità di produzione in tutto il mondo", ma ha affermato che le carenze potrebbero durare fino al 2023 per i chip affidati alle fonderie. "Dal momento che la situazione geopolitica e macroeconomica si è deteriorata negli ultimi mesi, in questo momento non sono quasi possibili valutazioni affidabili sulla fine delle attuali carenze", ha aggiunto Infineon in una nota.

Il produttore di chip taiwanese United Microelectronics Corp. ha dichiarato a Reuters di essere stato in grado di riallocare una parte della capacità ai chip automatici a causa della domanda più debole in altri segmenti. "Nel complesso, è ancora difficile per noi soddisfare la domanda aggregata dei clienti", ha affermato la società.

L'analista di TrendForce Galen Tseng ha detto a Reuters che se i fornitori di auto necessitano di 100 chip PMIC - quelli che regolano la tensione dalla batteria a più di 100 applicazioni in un'auto media - attualmente ne avrebbero a disposizione circa 80.

La caccia ai chip

Le condizioni restrittive dell'offerta in Cina contrastano con il miglioramento delle prospettive di fornitura per le case automobilistiche globali. Volkswagen, a fine giugno ha detto di aspettarsi un'attenuazione della carenza di chip nella seconda metà dell'anno.

Il presidente del produttore cinese di veicoli elettrici Nio, William Li, ha affermato il mese scorso che era "difficile prevedere quali chip sarebbero diventati scarsi". Nio aggiorna regolarmente la sua "lista di chip rischiosi" per evitare la carenza di uno qualsiasi degli oltre 1.000 chip necessari per eseguire la produzione.

A fine di maggio, il produttore cinese di veicoli elettrici Xpeng Motors ha rivolto un appello online ai produttori di chip con un video in cui è ritratto il pupazzetto di un Pokemon (Psyduck) mentre agita due fogli con scritto "cercasi urgentemente" e "chip".

"Mentre la filiera automobilistica nel resto del mondo si riprende gradualmente, questo video mostra le condizioni attuali della nostra catena di approvvigionamento", ha scritto su Weibo He Xiaopeng, il CEO di Xpeng He Xiaopeng, puntualizzando come la sua azienda stesse lottando per assicurarsi i "chip economici" necessari per costruire automobili.

Shenzhen e il "mercato grigio"

La corsa a trovare soluzioni temporanee ha indotto le case automobilistiche locali e i fornitori a rivolgere la propria attenzione verso Shenzen, il maggiore hub cinese per il commercio dei chip, facendo ricorso al "mercato grigio" dove si possono acquistare forniture vendute legalmente ma non autorizzate dal produttore originale, secondo quanto testimoniato da persone direttamente coinvolte nel commercio di auto elettriche in Cina. Il mercato grigio comporta dei rischi, poiché i chip molto spesso sono riciclati, etichettati male o conservati in condizioni in cui si danneggiano inevitabilmente.

Il ruolo svolto dai broker a detta di alcuni addetti ai lavori è "pericoloso", poiché in base alle loro speculazioni, i prezzi dei chip sono da 10 a 20 volte superiori rispetto al normale. Nel contesto attuale, tuttavia, gran parte degli acquirenti di chip dipende proprio dai broker perché la catena di approvvigionamento autorizzata non è in grado di soddisfare la domanda dei clienti, in particolare dei piccoli clienti del settore automobilistico o dell'elettronica industriale.

Molti dei broker di elettronica operanti a Shenzhen sono arrivati in città ​​attratti dal picco dei prezzi ma la maggior parte di essi era quasi del tutto all'oscuro della tecnologia che stava comprando e vendendo, senza avere una reale conoscenza del funzionamento dei chip all'interno di una vettura. Ad ogni modo, secondo gli analisti, sebbene il volume detenuto dai broker sia difficile da quantificare, si può affermare con certezza che è ben lontano dall'essere sufficiente per soddisfare la domanda. Anzi, tra analisti e broker è opinione diffusa che nel momento in cui l'offerta si normalizzerà, potrebbe esserci una bolla finanziaria causata dalle scorte di chip invenduti a Shenzhen.

La strada verso l'autosufficienza

Così come sta facendo l'Unione europea attraverso una mirata politica comunitaria, la Cina, dove la progettazione e la produzione di chip avanzati sono ancora in ritardo rispetto ai concorrenti a livello globale, sta investendo per ridurre la sua dipendenza da chip stranieri. Ma non sarà facile, soprattutto visti i severi requisiti richiesti dai chip per l'industria automobilistica.

Gli MCU (acronimo di MicroController Unit, dispositivi elettronici integrati su un singolo circuito elettronico) rappresentano circa il 30% dei costi totali dei chip in un veicolo leggero, ma secondo il CATARC sono anche la categoria più difficile per la Cina in cui raggiungere l'autosufficienza, ancor di più se si considera che le case automobilistiche cinesi sono entrate nel mercato solo nella fascia più bassa, utilizzando prevalentemente chip per i controlli dell'aria condizionata e dei sedili. Secondo le previsioni prima di raggiungere l'autosufficienza dovranno passare ottimisticamente ancora due o tre anni e circa il 95% dei semiconduttori continuerà ad essere importato da altri paesi.

Secondo Victor Shih, professore di scienze politiche presso l'Università della California, a San Diego "la Cina fa da tempo i conti con la sua incapacità di essere totalmente indipendente nella produzione di chip, sapendo che ciò costituisce un grave punto debole nella sua economia". Tuttavia, con il tempo ha le potenzialità per costruire una forte industria nazionale, così come ha fatto quando ha identificato la produzione di batterie come una priorità nazionale, un percorso che secondo Shih "ha portato a molti sprechi e fallimenti ma che in seguito ha dato vita a due o tre giganti che ora dominano il mercato globale".

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