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Giovedì, 13 Giugno 2024
Motori e mobilità

Auto elettriche sempre più costose? Cosa cambia con la guerra dei dazi

La scelta dell'amministrazione Biden è chiara: colpire quei settori in cui la Cina è già fortissima o aspira a diventarlo. Proprio come il comparto delle vetture di ultime generazione, che gode del supporto e dei sussidi dello Stato cinese ma soffre della sovrapproduzione

La saga della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha un nuovo capitolo. La Casa Bianca ha quadruplicato i dazi sulle importazioni delle auto elettriche cinesi portandoli al 100 per cento dal precedente 25 per cento. È una tariffa enorme, che mira a colpire i produttori cinesi e difendere le aziende americane. Ma l'intervento servirà nel modo in cui auspica il presidente Joe Biden? Andiamo per punti.

Quale impatto avranno le tariffe sulle auto elettriche cinesi?

Il pacchetto di tariffe di Joe Biden è molto ricco e copre una serie di settori decisivi per la transizione verde e il primato tecnologico. Oltre alle tariffe sulle auto elettriche, sono state triplicate quelle sulle batterie al litio per le auto elettriche e quelle per altri usi. Raddoppiata al 50 per cento l'aliquota sulle importazioni di pannelli solari e semiconduttori, mentre i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio aumenteranno al 25 per cento, più del triplo rispetto alle tariffe attuale. Per la prima volta, aliquote saranno imposte su siringhe e aghi medici, come anche sulle gru portuali.

La scelta dell'amministrazione Biden è chiara: colpire quei settori in cui la Cina è già fortissima o aspira a diventarlo. Proprio come il comparto delle vetture di ultime generazione, che gode del supporto e dei sussidi dello Stato cinese ma soffre della sovrapproduzione. Supporto che ha consentito al settore di raggiungere un'efficienza e un livello tecnologico tale da essere super competitivo. Ma alzare il muro su tutte le esportazioni cinesi di veicoli elettrici negli Stati Uniti non avrà un enorme impatto sui consumatori americani o sul mercato automobilistico perché negli Stati Uniti vengono vendute pochissime auto elettriche cinesi. 

Cosa c'è dentro le auto elettriche cinesi e perché costano meno

Il mercato statunitense conosce la presenza di poche vetture cinesi. Tra queste bisogna citare la Polestar 2, un'autovettura elettrica prodotta dalla casa automobilistica svedese Polestar a partire dal marzo 2020 a Liqiao, negli stabilimenti della cinese Geely (che ha una partecipazione di controllo dell'azienda svedese), sulla piattaforma CMA, la stessa della Volvo XC40, Lynk & Co 01 e Lynk & Co 02. Nel primo trimestre del 2024, Polestar ha venduto solo 2.200 veicoli negli Stati Uniti, ma attende la fine dell'anno per mettere in vendita il nuovo modello Polestar 3, prodotto in uno stabilimento della Carolina del Sud gestito da Volvo Cars, di proprietà di Geely. C'è poi da considerare che l'entusiasmo degli americani per le auto elettriche è diminuito nell'ultimo anno, soprattutto perché questi veicoli di ultima generazione vengono venduti a prezzi relativamente alti.

Allora perché Washington decide di alzare uno scudo su questo settore? Come evidenziato da diversi analisti, le tariffe che rientrano nel pacchetto dell'amministrazione Biden sono simboliche (verso il Partito comunista cinese) e preventive, per garantire che un'enorme quantità di prodotti cinesi - e quindi i veicoli elettrici a basso costo, come in questo caso - invadano il mercato statunitense, come già accaduto per gli escavatori e le gru. 

Colpire la Cina...per avvantaggiare il Messico

C'è poi un altro nodo. Le tariffe vengono applicate in base al luogo in cui avviene l'assemblaggio finale del prodotto. E le aziende cinesi lo sanno benissimo, tanto che la Byd - la principale casa produttrice di auto elettriche cinesi - prevede di aprire un nuovo impianto di produzione in Messico. In questo modo, esternalizzando la produzione in Paesi terzi, le aziende cinesi sfuggono al pacchetto tariffario. Un espediente che Byd sta adottando anche in Europa (in Ungheria, per la precisione), mentre la Commissione sta avviando un'indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina, valutando l'introduzione di tariffe per limitare i danni all'industria europea (le conclusioni arriveranno il prossimo novembre, ma si attendono i primi provvedimenti già dal prossimo luglio).

Aprono una fabbrica per produrre auto elettriche cinesi, ma con i nostri soldi

La mossa statunitense potrebbe essere comunque controproducente. Gli analisti del settore finanziario messicano sostengono che l'incremento delle tariffe annunciato dalla Casa Bianca rappresenti un'opportunità per aumentare le esportazioni messicane verso gli Stati Uniti. Per questo, l'ex presidente Trump - e attuale candidato repubblicano alla presidenza - progetta di imporre dazi maggiori sulle auto che entrano dal Messico se questo non accetta di fermare l'invio negli Stati Uniti di vetture elettriche prodotte in Cina.

Perché gli Stati Uniti quadruplicano le tariffe sulle importazioni delle auto elettriche cinesi

La mossa dell'amministrazione Biden oltre che in chiave di politica commerciale deve essere letta anche in chiave elettorale: l'attuale inquilino della Casa Bianca vuole togliere terreno all'avversario di novembre e dimostrare agli elettori americani, in particolare negli Stati della Rust Belt, di avere un piano per difendere dalla competizione cinese l'industria automobilistica americana, che già riceve miliardi di fondi pubblici (proprio come il comparto cinese).

L'Europa studia la risposta per proteggere le aziende comunitarie

Tra l'incudine e il martello c'è l'Europa, che riflette se seguire l'esempio statunitense. La Commissione pensa di alzare i dazi dall'attuale 10 per cento a una forchetta che va dal 15 al 30 per cento. Incremento che difficilmente basterebbe ad arginare l'avanzata dei veicoli elettrici cinesi. Gli analisti sono convinti di una cosa: per proteggere le aziende europee, servono dazi più alti o limitazioni non tariffarie.

E c'è chi alza l'asticella:  attrarre produttori cinesi invece di escluderli completamente, proprio come fece Washington convincendo le case automobilistiche giapponesi ad aprire stabilimenti negli Stati Uniti negli anni '80 e creando così migliaia di posti di lavoro. Ed è forse questa l'intuizione che ha avuto l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, che commercializzerà da a settembre 2024 le auto i modelli della cinese Leapmotor.

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