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Sabato, 28 Maggio 2022
Transizione ecologica

Stop a motori a benzina e diesel dal 2035: come stanno realmente le cose

La commissione Trasporti del Parlamento Ue ha ottenuto la modifica del pacchetto Fit-for-55: l'abbassamento dal 100% al 90% per ora scongiura la scomparsa dei motori termici entro il 2035 ma non si tratta di una decisione definitiva

A dicembre 2021, dopo la decisione del Cite, il Comitato Interministeriale per la Transizione ecologica, istituito dai ministeri della Transizione ecologica, delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili e dello Sviluppo economico, il 2035 sembrava essere l’anno della definitiva messa al bando per la produzione di motori a combustione perseguendo una politica volta all’abbattimento delle emissioni. 

Ad ogni modo, la fine dei motori a scoppio, potrebbe essere più lontana di quanto previsto finora. Di recentemente, infatti, la commissione Trasporti del parlamento della Ue, con 27 voti a favore, 14 contrari e 7 astenuti, ha ottenuto la modifica del pacchetto "Fit-for-55".

Tra gli obiettivi principali di questo insieme di proposte legislative formulate dalla Commissione europea nell'ambito del Green New Deal, c’è il taglio delle emissioni di CO2 fino al 55% entro il 2030, per arrivare al 100% entro il 2035. Un traguardo considerato raggiungibile tramite lo stop alla produzione di nuovi veicoli alimentati a benzina e diesel e l’immissione sul mercato di soli veicoli elettrici.

Motori a combustione salvi, almeno per ora

Con la modifica introdotta, il limite del 2035 viene abbassato dal 100% al 90% e viene dunque abolita l'unicità del modello elettrico. Ciò significa che se le cose dovessero rimanere in questo modo, sarebbe ancora possibile la produzione dei classici motori termici in grado di offrire performance più ecologiche mediante l’impiego di alimentazioni e carburanti alternativi.

In aggiunta, dovrebbe essere riconsiderato anche il metodo di verifica previsto per definire la quantità di emissioni prodotte da un veicolo. Il precedente approccio, detto "tail-pipe", infatti, quantificava le emissioni soltanto nella parte finale misurando i gas di scarico dei veicoli, mentre quello introdotto con la modifica voluta dalla commissione Trasporti prende in considerazione l’intera filiera (considerando che l'elettricità utilizzata ricaricare le batterie di un’auto elettrica potrebbe essere prodotta da centrali a carbone, ugualmente inquinanti in termini di CO2, generando un'evidente contraddizione).

FI e PPE: "Investire su alimentazioni alternative"

Secondo gli eurodeputati di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo, tra coloro che hanno sostenuto questa posizione, gli obiettivi in termini di riduzione delle emissioni sono raggiungibili anche senza la rinuncia ai classici motori a combustione, poiché a inquinare non è il motore in sé ma la sua alimentazione. Utilizzando nuove tipologie di carburanti come gas liquido naturale al biogas o bio-lpg, i motori offrono importanti risultati in termini di abbattimento delle emissioni. Va inoltre sottolineato che tutelando la produzione dei classici motori termici, si metterebbero al riparo le filiere manufatturiere da altrimenti inevitabili tagli del personale (si stima che con la scomparsa dei classici motori, sparirebbero oltre 500mila posti di lavoro a livello europeo, di cui 70mila solo in Italia).

Un futuro solo elettrico non è da escludere

Quella che da alcuni viene definita una "vittoria", ad ogni modo, è in realtà un risultato ben lontano da essere considerato definitivo. Il motore a combustione, al momento, non può dirsi salvo con certezza, in quanto si è trattato soltanto di una votazione in commissione. L'iter è ancora molto lungo e sulla questione si dovrà esprimere anche la commissione Ambiente. Il testo che ne uscirà sarà la posizione negoziale del Parlamento che dovrà essere discussa con la Commissione e gli Stati membri e il voto in plenaria. Ciò significa che l'ipotesi di un futuro non troppo lontano in cui verranno prodotte solo auto elettriche è ancora in piedi a tutti gli effetti.


 


 

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