Giovedì, 16 Settembre 2021
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Ferrari e Fca, si decide il "dopo Marchionne": l'eredità del manager col maglione

Mike Manley è il nuovo amministratore delegato di Fca. I consigli di amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh erano stati convocati d'urgenza per decidere la successione a Sergio Marchionne, convalescente dopo un'operazione alla spalla

È Mike Manley il successore di Sergio Marchionne nell'incarico di amministratore delegato di Fca. A designarlo il Consiglio di amministrazione da presieduto da John Elkann.

Cinquantaquattro anni, Manley era alla guida del marchio Jeep e responsabile del brand Ram. Dal 2011 siede anche nel consiglio esecutivo di Fca.

Fca designa il successore di Marchionne

I consigli di amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh erano stati convocati d'urgenza per decidere la successione all'amministratore delegato Sergio Marchionne, visto il prolungarsi della degenza per un intervento chirurgico alla spalla, cui il manager si è sottoposto qualche settimana fa.

Marchionne, 66 anni lo scorso giugno e dal 2004 alla guida della Fiat, avrebbe dovuto lasciare il gruppo, come da piani, nella primavera 2019, durante l'assemblea che approverà i conti 2018. Per mercoledì 25 luglio è convocato il cda di Fca per l'esame dei risultati del secondo trimestre.

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Per la sua successione alla guida di Fca il top manager si era sempre parlato di una scelta interna tra: Alfredo Altavilla, responsabile Fca per i mercati Emea; l'inglese Richard Palmer, direttore finanziario del gruppo; l'altro britannico Mike Manley, capo del brand Jeep, e il torinese Pietro Gorlier (Magneti Marelli). Negli ultimi giorni, indiscrezioni riportate dal sito Dagospia avevano ipotizzato l'arrivo di Vittorio Colao, fino allo scorso maggio numero uno di Vodafone, ma la notizia era stata smentita da un portavoce del gruppo.

Marchionne ricoverato, convocato cda d'urgenza

Marchionne è anche presidente e Ad di Ferrari, presidente di Chn Industrial e vicepresidente del cda di Exor, la holding della famiglia Agnelli. Secondo quanto scrive Automotive News, sarà Louis Carey Camilleri il successore di Marchionne nella carica di amministratore delegato della casa di Maranello mentre il presidente sarà John Elkann. Camilleri, classe 1955, è già membro del cda Ferrari ed è attualmente presidente del board di Philip Morris, gruppo in cui ha iniziato a lavorare nel 1978 fino a diventarne Ceo.

Marchionne ha presentato lo scorso primo giugno a Balocco (Vercelli) il nuovo piano industriale di Fca per il 2018-2022, presentandosi per la prima volta in cravatta invece del consueto maglioncino scuro, segno che l'obiettivo di azzerare il debito del gruppo era stato raggiunto. L'ultima sua uscita pubblica risale al 26 giugno a Roma quando ha partecipato alla cerimonia di consegna di una Jeep Wrangler attrezzata per il pattugliamento in spiaggia presso il Comando generale dell'Arma dei Carabinieri.

Fca, l'era Marchionne dalla fuga di GM a zero debiti

Era stato Umberto Agnelli negli ultimi giorni di vita a indicare Sergio Marchionne per il ruolo di amministratore delegato del gruppo Fiat che stava vivendo la più grave crisi nella sua storia ultracentenaria. Quasi tre lustri fa sul futuro della Fiat c'erano solo nubi. L'impero della famiglia Agnelli era oggetto di vertici di governo e riunioni segrete a via XX Settembre organizzate dall'allora ministro Tremonti su piani di nazionalizzazione. La grande GM preferì staccare un assegno da 2 miliardi piuttosto che acquistare Fiat Auto.

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Quando Marchionne arrivò al timone, il gruppo Fiat in Borsa valeva la miseria di 4 miliardi, non produceva utili ed era schiacciato da un debito da far tremare i polsi. Nella difficile operazione di riassetto, Marchionne ha potuto contare sul sostegno delle principali banche italiane che si erano impegnate con un convertendo da 3 miliardi di euro nei confronti della Fiat che era tecnicamente fallita. Sono state le banche a far naufragare il progetto di nazionalizzare la Fiat, progetto che godeva di un certo sostegno sia dentro una parte del sindacato e sia tra le forze politiche.

L'era Marchionne non è solo una storia di successo osservando i bilanci. Ha ridisegnato il profilo della Fiat andando oltre l'autocentrismo di Ghidella degli anni '70. In questa operazione il manager venuto da Chieti ha incassato la fiducia dei mercati finanziari per i quali è una autentica star. Oggi la somma delle parti che fanno capo a Exor (Fca, Ferrari e Cnh) capitalizza 65 miliardi, GM si ferma a 54 miliardi, Ford a 42, Peugeot e Renault a una ventina.

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Un certo provincialismo italiano per anni si è soffermato sul tasso di italianità della Fiat che aveva osato sbarcare negli States e prendersi una derelitta Chrysler e riuscendo in breve tempo a realizzare la prima vera fusione nell'auto. Risultato ancor più significativo dopo la infelice avventura della Daimler con Chrysler. I pregiudizi tedeschi hanno stoppato Marchionne nel disegno del polo europeo con Opel.

È Marchionne che ha anticipato il nuovo assetto industriale dell'automotive a stelle e strisce, puntando su pick-up e suv. È sempre dal Lingotto che è partito il messaggio sulla necessità del consolidamento di un settore ad altissima intensità di capitale che è entrato in una profonda rivoluzione che non è solo tecnologica ma ridefinisce il principio stesso di mobilità. Corteggia, non ricambiato, Mary Barra per una fusione con GM.

È sempre Marchionne che in Italia si chiama fuori dal capitalismo di relazione, fa uscire Fiat dal salotto buono di Mediobanca e dall'editoria, e poi da Confindustria. Le sfide non sono certo finite, anzi si moltiplicano con l'aumentare della complessità dei mercati globalizzati. La principale sarà far convivere Jeep, le future auto elettriche, le piccole in Italia ed Europa e il "polo del lusso" Alfa-Maserati.

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