Piste ciclabili: se non sono "protette" non servono quasi a nulla

Uno studio condotto da un'università australiana dimostra che le piste ciclabili sprovviste di barriere protettive sono quasi inutili e persino dannose

Le campagne di sensibilizzazione all'uso della bicicletta, in particolare per percorrere brevi tratte, sono sempre più numerose. Le due ruote a pedali, infatti, costituiscono una valida alternativa all'auto per diverse ragioni: non inquinano, aiutano a tenersi in forma ed evitano lo stress derivante dagli imbottigliamenti nel traffico.

Nella maggior parte dei Paesi civili per incentivare i cittadini a muoversi in bici esistono chilometri e chilometri di piste ciclabili, spazi appositi dove i ciclisti dovrebbero potersi muovere in maggiore sicurezza. Uno studio condotto dalla Monash University in Australia, tuttavia, dimostra che se non adeguatamente delimitate, anche le piste ciclabili possono essere uno spazio in cui i ciclisti rischiano la propria incolumità.

I ricercatori hanno studiato il comportamento di 60 ciclisti di Melbourne raccogliendo dati per una settimana o due. I ciclisti sono stati equipaggiati con sensori e videocamere per registrare i dati durante i loro spostamenti. Oltre a monitorare il percorso con l'ausilio di un sistema di navigazione satellitare, sono stati utilizzati sensori ultrasonici per misurare la distanza e il modo in cui gli altri veicoli passano accanto ai ciclisti. Il periodo di studio è durato da aprile ad agosto del 2017 e ha preso in esame 422 viaggi, per un totale di oltre 5300 km, il 91% dei quali su strada.

Sorpassi pericolosi

Lo studio ha evidenziato oltre 18.527 casi in cui un veicolo ha sorpassato un ciclista. In 1085 di questi, il sorpasso è avvenuto con meno di 100 cm di distanza tra auto e bicicletta, una distanza ritenuta troppo esigua dalle leggi australiane. La maggior parte di queste manovre è avvenuta in aree con limite di velocità fissato a 60 km/h, con una distanza media di 190 cm. Queste distanze, tuttavia, si sono sensibilmente ridotte nelle aree in cui i limiti di velocità erano fissati a 40 km/h (168 cm) e 50 km/h (170 cm). Ancora più preoccupante il dato relativo alle zone in cui il limite di velocità è fissato a 100 km/h, dove la distanza nei sorpassi degli automobilisti ai ciclisti è scesa fino a 154 cm.

La vernice non basta

A influire moltissimo a quanto si avvicinano le auto alle biciclette in fase di sorpasso è principalmente il tipo di strada: in media le auto hanno lasciato 29 cm in meno quando i ciclisti percorrevano piste ciclabili delimitate esclusivamente dalla vernice, 30 cm in presenza di auto parcheggiate ai bordi del marciapiede e 40 cm su strade con file di auto parcheggiate su entrambi i lati della carreggiata. In altre parole, le auto hanno lasciato spazio maggiore ai ciclisti su tratti di strada dove non erano presenti strisce a delimitare la pista ciclabile.

"Abbiamo appreso che i veicoli che guidano a distanza ravvicinata dai ciclisti aumentano il senso di insicurezza di chi si sposta in bici e ciò influisce negativamente sulla diffusione della bici. I nostri risultati dimostrano che una semplice striscia di vernice non fornisce uno spazio sicuro per chi si muove in bicicletta" il commento del dottor Ben Beck, ricercatore capo del progetto.

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