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Domenica, 23 Giugno 2024

Legalmente

Domenico Tambasco

Juve, perché potrebbe avere ragione Massimiliano Allegri

Alla fine, dopo il clamoroso episodio riportato da tutti i quotidiani, avvenuto in occasione della finale di Coppa Italia, la Juve ha deciso di imboccare una strada ben precisa nei confronti di Max Allegri: contestazione disciplinare ed esonero, questi i primi due passi di una querelle che parrebbe essere solo alle battute iniziali.

Al termine di un triennio molto pesante, Allegri è esploso scatenando tutta la propria esasperazione. A meno di quarantotto ore dall’accaduto, la Juventus ha diffuso un comunicato stampa in cui ha reso noto di aver esonerato il mister a seguito di “taluni comportamenti tenuti durante e dopo la finale di Coppa Italia che la società ha ritenuto non compatibili con i valori della Juventus e con il comportamento che deve tenere chi la rappresenta”. È il segno inequivocabile di una posizione ferma e intransigente da parte della società che, secondo le notizie trapelate dai giornali, avrebbe anche parallelamente avviato un procedimento disciplinare nei confronti del tecnico.

La permanenza del rapporto di lavoro

Facciamo chiarezza una volta per tutte: nonostante l’esonero, il rapporto lavorativo - a oggi - è ancora formalmente in corso tra le parti. Per la maggior parte dei lettori sembrerà una stranezza, ma si tratta di un aspetto particolare del contratto di lavoro degli allenatori, che prevede questo peculiare istituto giuridico. In sintesi, il datore può in qualsiasi momento (e per qualsiasi motivo) esonerare il tecnico dallo svolgimento della prestazione di lavoro, fermo restando l’obbligo di corrispondere gli emolumenti concordati fino alla fine del contratto nonché - fino al termine della stagione sportiva in cui si è verificato l’esonero e salva diversa pattuizione - anche i premi maturati.

In poche parole, Allegri è congelato, almeno fino alla fine del contratto o fino a quando non intervenga un atto consensuale (accordo transattivo) o unilaterale (recesso) di una delle due parti. L’avvio del procedimento disciplinare da parte della Juventus potrebbe anticipare la chiusura del rapporto, anche se tutto - allo stato - è ancora possibile.

Codice etico e licenziamento disciplinare

Nei prossimi giorni, una volta ricevute le giustificazioni di Allegri previste a norma dell’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori, la società torinese dovrà decidere se e quale provvedimento adottare nei confronti dell’allenatore. Salvo che intervenga in extremis un accordo tra le parti, il procedimento potrebbe anche - ma non necessariamente - virare verso il licenziamento disciplinare per giusta causa. Licenziamento che potrebbe far leva sulla presunta violazione del principio di probità stabilito dal codice etico interno (art. 2.5). Tutto chiaro, dunque, rapporto lavorativo archiviato e Allegri a casa? Non è proprio così scontato, nonostante le apparenze.

Allegri potrebbe infatti invocare l'articolo 2087 che - lo abbiamo visto in uno dei precedenti editoriali - non è una nuova tattica messa a punto dal tecnico toscano ma, al contrario, è l’articolo del Codice civile che rappresenta il fulcro del sistema di sicurezza e salute sul lavoro.

Proprio su questa norma è sorto recentemente, nelle aule dei tribunali, un orientamento giurisprudenziale teso ad ampliare la tutela in favore dei lavoratori, condannando tutti quei comportamenti datoriali idonei a creare un ambiente lavorativo stressogeno e lesivo della salute e della dignità del lavoratore, considerati beni primari tutelati dalla Costituzione.

Quando il lavoro è nocivo e stressogeno

Gli effetti concreti di questa nuova concezione, che ha nello stress la parola chiave ed è improntata all’analisi obiettiva dell’ambiente di lavoro, si è fatta sentire proprio nella materia dei licenziamenti, portando talune vicende a esiti solo all’apparenza ''singolari''. È il caso, in particolare, di alcune recenti pronunce tanto di legittimità quanto di merito che, rispettivamente, hanno annullato il licenziamento per giusta causa della commessa di un negozio che aveva usato espressioni volgari nei confronti dei clienti (Cassazione, 2 maggio 2022, numero 13774) e di un dipendente che aveva inveito contro alcuni utenti, strattonandone addirittura uno (Tribunale Cremona, sezione Lavoro, 3 ottobre 2023, ordinanza).

In entrambi i casi i giudici hanno riconosciuto che il contesto di lavoro nocivo e stressogeno in cui si erano realizzate le reazioni impulsive dei dipendenti, pur non escludendo la natura obiettivamente ''riprovevole'' delle condotte e la loro rilevanza disciplinare, tuttavia poteva e doveva incidere sulla valutazione della sanzione disciplinare da irrogare in termini di proporzionalità, orientando il datore di lavoro ad applicare una sanzione più tenue e conservativa del rapporto di lavoro (sospensione disciplinare) al posto della più grave misura espulsiva (il licenziamento).

Allegri-Juve: una partita ancora da giocare

Spostiamo lo sguardo sul “caso Allegri”. Possiamo parlare di reazioni impulsive dettate da un ambiente e da un contesto lavorativo divenuto a lungo andare stressogeno? Una possibile risposta alla domanda si potrebbe trarre da alcune voci che, in questi giorni, si sono già levate a difesa del tecnico. Galeone, ex allenatore e mentore di Allegri, ha affermato che ''Conoscendolo, ci sarà stato qualcosa di grave che l’ha scatenato''. Il quotidiano Tuttosport, dal canto suo, sabato titolava in terza pagina che ''Lo stress dell’annata lo ha fatto esplodere nella serata del trionfo''. Non c’è che dire: la partita tra Allegri, la Juve e i rispettivi legali si preannuncia sin d’ora come un match da 1X2.

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