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Giovedì, 29 Febbraio 2024

Alfonso Bianchi

Giornalista

Gli Usa si dimostrano sempre più progressisti di quanto crediamo

Dal Kansas è arrivato un forte segnale di speranza per tutti i movimenti “pro choice” degli Usa, e non solo. I cittadini dello Stato americano questa settimana in un referendum hanno bocciato, con quasi il 60 percento di no, il ritorno del divieto di aborto. Il risultato è un chiaro segnale di una reazione dei cittadini contro una sentenza della Corte Suprema che a giugno ha cancellato il diritto nazionale all'interruzione di gravidanza dopo quasi mezzo secolo. La campagna in Kansas è stata combattuta aspramente, con entrambe le parti che hanno versato milioni di dollari in pubblicità e centinaia di volontari che hanno bussato alle porte dei cittadini fino all'ultimo giorno consentito.

Quello che arriva dal Kansas è un risultato che dà un'idea di quale siano i sentimenti della nazione, se si pensa che nello Stato è dal 1964 che un candidato presidente Democratico non vince le elezioni e che i cittadini hanno votato compattamente Donald Trump nelle ultime due tornate elettorali. E così ora il Kansas è diventato uno dei pochi Stati 'rossi' in cui l'aborto rimane legale. Da quando il giudice Samuel Alito ha emesso la sentenza della Corte Suprema a giugno, dichiarando che il precedente storico che aveva sancito il diritto all'aborto a livello nazionale dal 1973 era "estremamente sbagliato dall'inizio", 17 Stati repubblicani si sono mossi per vietare o limitare severamente il diritto all'interruzione di gravidanza, e altri sembrano destinati a seguire.

Ma nonostante la classe politica conservatrice abbia sfruttato immediatamente le possibilità concesse dalla sentenza, la popolazione sembra essere molto più progressista dei suoi rappresentanti, come dimostra non solo il voto del conservatore Kansas. Un'analisi del New York Times ha calcolato che circa il 65% degli elettori a livello nazionale respingerebbe un'iniziativa simile per ridurre i diritti all'aborto, anche in più di 40 dei 50 Stati della Repubblica federale. Si tratta di una stima approssimativa, basata sul modo in cui le caratteristiche demografiche hanno previsto i risultati dei recenti referendum sull'aborto, ma che è in linea con gli ultimi sondaggi condotti nella nazione. Gli Stati Uniti sembrano essere più progressisti di quello che alle volte pensiamo, anche se restano un Paese dalle mille contraddizioni.

Quando Barak Obama vinse per due volte, la sinistra di tutto il mondo esultò. La sua sola elezione nel 2009 creò un entusiasmo tale a livello planetario che addirittura al politico democratico fu conferito un premio Nobel per la Pace di fatto sulla fiducia, visto che non aveva ancora avuto neanche il tempo di dimostrare di meritarlo quando gli fu assegnato. Poi quando per sostituirlo fu scelto il candidato di ultra destra Donald Trump, lo shock nel campo progressista è stato forte e si temeva che gli States sarebbero piombati in un'epoca di oscurantismo. Ma l'elezione di Trump (che dovette sfidare la per niente popolare Hillary Clinton, forse una delle peggiori scelte della storia delle primarie democratiche), fu dettata principalmente dal suo programma economico, volto a proteggere l'industria nazionale, più che le sue posizioni sui diritti civili, che non sono mai decisive in un'elezione, in nessun Paese.

Al di là dei suoi presidenti e dei loro programmi, da sempre negli Stati Uniti i cittadini si sono dimostrati più progressisti dei propri governanti, contro le cui decisioni sono nati spesso movimenti che hanno fatto la storia, come quello per i diritti civili contro la segregazione, guidato da personaggi del calibro di Martin Luther King e Malcom X, quello contro la guerra in Vietnam e più recentemente il travolgente movimento del Black Lives Matters, che ha rivitalizzato a livello mondiale la lotta contro il razzismo, ancora troppo presente nelle nostre società. E ora dalla sentenza Alito potrebbe nascere un nuovo movimento per il diritto di scelta delle donne, un movimento che potrebbe dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti sono sempre (o quasi sempre) più progressisti di quanto pensiamo.

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