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Domenica, 23 Giugno 2024

Controcanto

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Andy Rocchelli e le nostre voci spente dalla guerra

Ciao Andy. Il 24 maggio sono trascorsi dieci anni dalle tue ultime fotografie. Era il 24 maggio 2014. Te ne stavi sdraiato da mezz'ora in una buca, insieme con il tuo amico e interprete Andrej Mironov, il tuo collega francese William Roguelon, il tassista che vi aveva portati fin lì e un altro uomo rimasto, mi pare, sconosciuto. Il luogo della buca è indicato come Andreevka, in Ucraina. Le notizie di oggi dicono però che Andreevka non è più una località ucraina: è appena stata occupata dai militari russi, che l'hanno inserita nella Repubblica Popolare di Donetsk. Anche oggi, come dieci anni fa, quel fronte si sposta avanti e indietro. Come il vento.

Vi eravate nascosti nella buca perché dalla collina sopra di voi, la Guardia nazionale ucraina vi stava sparando da mezz'ora. Prima con il calibro delle armi d'assalto. Poi, dando le coordinate alle postazioni dell'esercito regolare, con una pioggia di colpi di mortaio. Come se voi foste Vladimir Putin in persona. Oppure alcuni di quei soldati senza mostrine, mandati già allora da Mosca a fomentare il conflitto, sparando e sostenendo la separazione di quelle regioni appartenenti a uno Stato sovrano che aveva scelto di riscrivere la sua storia.

Le indagini dei carabinieri sulla morte di Andy Rocchelli

La ricostruzione dei fatti di quel pomeriggio non è il risultato della propaganda, ma di un'inchiesta meticolosa del Ros dei carabinieri, basata su video, fotografie, testimonianze. Questo però importa poco, visto che i gradi del processo in Italia si sono conclusi con la condanna a 24 anni in primo grado dell'unico imputato italo-ucraino, membro della Guardia nazionale, e la successiva sua assoluzione in appello, poi confermata dalla Cassazione. Non sapremo quindi chi ha spento per sempre la tua macchina fotografica e perché. Ma sappiamo che a volte la guerra acceca anche chi combatte per legittima difesa. E avrebbe scambiato la vostra presenza disarmata, visibile dal binocolo, in una minaccia (nella foto sotto, Andy Rocchelli, a destra, con Andrej Mironov, uccisi il 24 maggio 2014).

Andy Rocchelli, a destra, con Andrej Mironov, uccisi il 24 maggio 2014 (foto di Andy Rocchelli)-2

Vorrei invece parlarti di chi hai lasciato. L'instancabile testimonianza laica della tua mamma Elisa, che da professoressa universitaria di Storia chissà quante volte ha raccontato le guerre agli studenti. La tenacia del tuo papà Rino, che ha indagato su ogni dettaglio, ogni indizio perché ti venisse data giustizia. L'affetto riservato di tua sorella Lucia, della tua compagna Mariachiara, dei tuoi colleghi fotografi del collettivo Cesura e delle tante persone che continuano ad amarti. Chissà come li hai guardati l'ultima volta che li hai visti. Quel confine tra un prima e il dopo che è ogni partenza. Perché partire e raccontarci il mondo con le tue meravigliose fotografie era il tuo lavoro. Ma anche il tuo spessore artistico.

Perché il processo per Andy Rocchelli è finito con l'assoluzione - di M. Melley

A me capitava spesso, prima di lasciare casa per qualche servizio difficile, di salutare i miei cari come fosse l'ultima volta. Ovviamente non lo facevo capire. Ma nell'abbraccio annusavo i loro capelli, accarezzavo le loro guance, ascoltavo il battito del loro cuore. Portavo così con me il profumo, il tatto, la sincronizzazione dei nostri respiri. Poi succede che, una volta in viaggio, la testa si concentra sulle tante cose da fare. Come hai sempre fatto tu, che non hai smesso di scattare con incredibile lucidità. Nemmeno in quella buca, tra le esplosioni. Fino alle ultime che hanno vigliaccamente ucciso te e Mironov e ferito gravemente Roguelon.

Qualcuno commenterà questa preghiera scrivendo qui sotto che è normale morire in guerra, che se restavi a casa non ti succedeva nulla, che la gente muore ogni giorno sul lavoro anche in Italia e, magari, dopo dieci anni non viene nemmeno ricordata. Caro Andy, è proprio questa assuefazione alla morte come fatto necessario alla vita e alla politica che dovrebbe preoccuparci.

Dall'Europa alla Cina, l'assuefazione al dolore

Questa stessa infezione che porta ogni giorno la Russia a bombardare civili, case, quartieri in Ucraina; che lascia ogni anno sui campi di battaglia decine di migliaia di soldati ucraini, ma anche russi; che ha motivato i terroristi di Hamas nel massacro di oltre mille israeliani il 7 ottobre 2023 e, subito dopo, ha spinto il governo di Israele all'assassinio di massa di oltre trentamila (finora) palestinesi di Gaza, compresi donne, bambini e persone estranee ad Hamas. Fino alla prossima guerra, che rischia di scoppiare se la dittatura cinese attaccherà la democrazia di Taiwan.

Tutto questo aggiungerà altre foto di capelli incrostati dai calcinacci e guance sbiancate dalla paura. Come i volti dei bambini che ti guardano dal fondo di un rifugio antiaereo, tra vasetti di conserve e scorte di vita quotidiana. La stessa foto che i tuoi genitori hanno scelto per la copertina del tuo libro postumo, appena pubblicato con tutta l'umanità dei tuoi scatti (Il valore della testimonianza, Edizioni Contrasto, con la prefazione di Mario Calabresi). Per questo rimaniamo accanto alla tua mamma e al tuo papà, sostenendo la loro fiducia nella parola, nelle immagini, nelle voci innocenti. E chissà se il presidente Volodymyr Zelensky, che dal 24 febbraio 2022 sta difendendo il suo Paese dall'aggressione di Vladimir Putin, rivolgerà un giorno il suo pensiero anche a voi.

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