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Domenica, 21 Aprile 2024
Cucina

Eh no Benedetta, impegnarsi a mangiare cibo di qualità non è snob

Sulla polemica della settimana che vede protagonista la cuoca digital-televisiva Benedetta Rossi e i presunti haters che "bullizzano" i suoi milioni di follower dobbiamo mettere le mani avanti su almeno tre punti.

1. Gli odiatori dei social disgustano anche noi tanto quanto disgustano Benedetta Rossi. Indipendentemente da quello che dicono. Vigliacchi che le piattaforme social dovrebbero e potrebbero eliminare rapidamente.

2. I "gastrofighetti", ovvero coloro che non concepiscono altra narrazione del cibo se non quella sofisticatamente superficiale, gourmet, stellata ci sembrano qualcosa fuori dal tempo pure a noialtri.

3. Siamo ben consci che una fetta significativa della popolazione fatica a far stare insieme il pranzo con la cena e deve prestare massima attenzione a ciò che mette nel carrello della spesa.

Benedetta Rossi ha ragione ma non ha ragione

E allora - viste queste tre premesse - perché non siamo affatto d'accordo con lo sfogo social (con tanto di lacrime d'ordinanza) della star mediatica marchigiana? Riavvolgiamo il nastro e vediamo cosa è successo. E dobbiamo riavvolgerlo di parecchio perché tutto si è scatenato a partire dallo scorso 13 aprile. Sul sito Dissapore esce un articolo che tra il serio e il faceto elenca "Le 10 peggiori ricette del sito Fatto in Casa da Benedetta". Il cahier de doléances firmato da Chiara Cajelli sottolinea come le preparazioni proposte da Rossi siano per lo più sbilanciate a livello nutrizionale, pesanti, tendenzialmente dannose per la salute e non di rado infarcite di mediocri prodotti industriali. Il contenuto ha successo sui social e su Facebook circola da quasi un mese con un corredo di quasi mille commenti. Haters? Forse qualcuno sì, ma più che altro normalissimi utenti impegnati ad argomentare. Utenti che in alcuni casi prendono le difese di Benedetta, in altri casi invece rincarano la dose dell'articolo e fanno notare quanto pericoloso sia veicolare da palcoscenici mediatici così d'impatto (Benedetta Rossi conta milioni e milioni di seguaci). Sta di fatto che Benedetta - per quanto possiamo dedurre - non ci sta, non dimostra neppure di possedere un poco di autoironia e alla fine, dopo settimane, esce con la video denuncia di cui oggi tutti parlano.

Nel video Benedetta ammette di non essere capace a cucinare (cosa un po' anomala per chi ha l'onere e l'onore di proporre ogni giorno suggerimenti alimentari a mezza Italia), ma spiega che non è quello il punto. Il punto è che "questi articoli" (che non cita) sono conditi da commenti che bullizzano la sua fan base, i suoi follower, il suo popolo. "Me ne sono segnati alcuni" dice. E li legge nel video. Peccato che i commenti siano ben lontani dalle atroci forme di bullismo e violenza che purtroppo si incontrano su web. C'è solo gente che la critica, che non è d'accordo col suo stile, che prende le distanze. 

La retorica sulle famiglie che non arrivano alla fine del mese

Il resto della video-invettiva (al netto di quando Rossi spiega quanto gli faccia "schifo" chi la mette in discussione nella sua indiscutibile onnipotenza mediatica) è un grande malinteso: Benedetta ci spiega insomma che se le persone comprano tonno in scatola, olio extravergine da 2,99 al litro e panna zuccherata al discount è perché non arrivano alla fine del mese. Secondo l'influencer insomma da una parte è normale che le famiglie con redditi più bassi mangino cibo scadente e dannoso per la salute (qualcosa che dobbiamo dare per assodato, ineluttabile), dall'altra ogni consumatore di cibo scadente farebbe queste scelte esclusivamente per necessità. In realtà le cose non stanno così. Se è vero che molte famiglie sono costrette a risparmiare fino all'osso sulla spesa alimentare (e bisognerebbe intervenire, non certo rassegnarsi a questo anzi incoraggiandole e legittimandole a divorare robaccia), ce ne sono altrettante che pur potendosi permettere ingredienti più sani ed etici preferiscono per superficialità investire su auto, scarpe e telefonini e risparmiare sul cibo.  Con i dovuti accorgimenti tra l'altro, il cibo di qualità (cose semplici, non caviale o tartufo bianco come gigioneggia Benedetta Rossi quando stigmatizza chi va in giro per "botteghe gourmet") non necessariamente costa di più del cibo industriale che fa bella mostra di se nelle ricette della influencer di Fermo. Da un pulpito così efficace come quello di Rossi ci si aspetterebbe magari un messaggio di questo tipo, non una resa totale alla dittatura prodotti veloci e scadenti col pretesto non sempre veritiero delle scarse risorse economiche e del poco tempo a disposizione.  Se risparmi sul cibo qualcuno sta pagando per te Quello che Benedetta Rossi dovrebbe spiegare alla sua "community", visto che sostiene di amarla così tanto da arrivare alle lacrime, è che ogni forzatura circa i risparmi sul cibo, genera risparmi finti. 

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