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Giovedì, 20 Giugno 2024

Charlotte Matteini

Opinionista

E alla fine le accise sono sempre lì

Il Governo non ha la bacchetta magica. Strano a dirsi, ma l’esecutivo Meloni sta scoprendo proprio in queste settimane che governare il Paese non è semplice come parlare dall’opposizione. Il casus belli di questi primi giorni del 2023 è il caro benzina. Dopo aver deciso di non confermare gli sconti sulle accise, introdotti dall’esecutivo Draghi lo scorso anno per calmierare il prezzo dei carburanti, il Governo Meloni si trova ora ad affrontare le polemiche per l’aumento dei prezzi di diesel e benzina. I ministri di centrodestra si saranno presi le proprie responsabilità per l’errore? La risposta è assolutamente no, ovviamente, anche se stanno pensando a una retromarcia per paura di perdere consensi.  

Meloni, Salvini, Urso e Giorgetti hanno invece iniziato a puntare il dito contro la speculazione, annunciando un’operazione della Guardia di Finanza volta a stanare i furbetti che se ne stanno approfittando. Dall’approvazione della legge di bilancio, i prezzi dei carburanti hanno iniziato a salire vertiginosamente arrivando a sfondare i due euro al litro, raggiungendo in certi casi anche i 2,5 euro al litro. Una cifra impressionante, che rischia di mettere in ginocchio non solo i lavoratori ma interi settori economici. Sulle prime, però, il Governo Meloni ha fatto finta di nulla e solo quando la situazione si è ulteriormente aggravata, ha deciso di spostare l’attenzione dal problema – l’assurdo provvedimento che ha azzerato gli sconti sulle accise – a una narrazione che di veritiero ha ben poco.  

Secondo l’esecutivo, infatti, la colpa degli aumenti sarebbe degli speculatori del settore, nulla c’entrano le mosse di politica economica. Peccato che a inizio dicembre, con l’embargo ai prodotti petroliferi russi, la situazione fosse ampiamente prevedibile. Secondo i dati Unem, infatti, si calcola che dal 5 febbraio in Europa mancherà il 30% del gasolio consumato e questa scarsità di carburante porterà a un aumento dei prezzi ancor più marcato a causa di un eccesso di domanda. È la legge della domanda e dell’offerta, che ci si aspetta che chi si candida a guidare il Governo di un Paese conosca e sia in grado di mettere in campo degli strumenti per contrastare il temporaneo caro prezzi. Una delle modalità avrebbe potuto essere quella di mantenere gli sconti sulle accise: sicuramente non avrebbe impedito l’aumento dei prezzi dovuto a questa oscillazione di mercato, ma avrebbe contribuito a calmierare gli effetti di questi aumento sulle tasche degli italiani.  

Come detto in principio: il Governo Meloni alla prova dei fatti sta scoprendo che governare non è facile come fare propaganda a suon di annunci e post Facebook. Eppure il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini questa lezione dovrebbe già averla imparata in passato, vista la contrazione dei consensi della Lega dall’esperienza di governo con Conte a oggi. Una delle peggiori figuracce politiche del ministro delle Infrastrutture è peraltro relativa proprio al taglio delle accise sbandierato a più riprese durante la campagna elettorale per le politiche del 2018, quelle che videro nascere Conte I con Lega e M5S al Governo. “Più della metà del prezzo della benzina se ne va in accise, in tasse. Cosa faccio se vinco le elezioni? Non ho la bacchetta magica, però faccio giustizia e taglio. Non possiamo avere la benzina più cara d’Europa”. Ebbene, Salvini al Governo, con ruolo di vicepresidente del Consiglio anche in quell’occasione, la promessa non la mantenne. Perché, ecco, governare non è mica facile come fare campagna elettorale. 

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