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Mercoledì, 8 Febbraio 2023

La manovra

Charlotte Matteini

Opinionista

Tutti i migliori amici dell'evasione fiscale

Tetto al contante innalzato a 5.000 euro ed esenzione ad accettare pagamenti con il pos al di sotto dei 60 euro per i commercianti. Sono solo due delle recenti misure inserite nella legge di bilancio proposta dall’esecutivo di Giorgia Meloni. Nella legge di bilancio targata centrodestra c’è veramente di tutto, peccato manchino all’appello delle misure per il contrasto all’evasione fiscale. Anzi, la manovra spinge per l’introduzione di norme che di fatto incentivano e favoriscono questo fenomeno, come quelle citate all’inizio di questo articolo.  

Stando alla Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, allegata alla Nota di aggiornamento del Documento di Analisi Economica e Finanziaria, l’evasione fiscale in Italia ammonterebbe a circa 122 miliardi. All’anno. Una cifra monstre, che varrebbe quanto tre o quattro manovre di bilancio, centinaia di miliardi con cui si potrebbero finanziare servizi di pubblica utilità come la sanità, l’istruzione pubblica o la ricerca scientifica. 

Una mano all'evasione

Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, negli ultimi anni sarebbero stati varati provvedimenti che hanno contribuito a favorire l’evasione fiscale, anziché l’emersione del nero. È il caso della Flat Tax, con il fenomeno dei cosiddetti falsi minimi, caldeggiata dalla coalizione di centrodestra e promessa e ripromessa in campagna elettorale sia da Salvini, che da Meloni che da Berlusconi, seppur con limiti differenti. 

La flat tax si fregia di un altro merito, peraltro. È stata ampiamente utilizzata dalle imprese per “assumere” dipendenti a costi molto più bassi e senza i pesanti vincoli contrattuali di un contratto subordinato. Le cosiddette finte partite Iva, utilizzate per occultare veri e propri rapporti di lavoro subordinati. Perché sì, il regime fiscale è agevolato, ma sulle spalle del dipendente viene scaricata anche la contribuzione previdenziale, che dovrà versare da sé, oltre a non prevedere la maturazione di ferie, permessi, tfr, eventuali mensilità aggiuntive come tredicesima e quattrordicesima. Ti ammali? Fatti tuoi, se non lavori non guadagni. È quello che accade a un libero professionista, ma in questo caso lo svolgimento della professione tanto libero non è, se non a livello di forma.  

I voucher

Un’altra misura che l’esecutivo si appresta a reintrodurre è quella dei voucher lavoro, aboliti nel 2017 dal Governo Gentiloni per evitare il referendum della Cgil. Anche i voucher lavoro vengono presentati come uno strumento flessibile in grado di far emergere il lavoro nero. Facili da attivare, consentono di assumere personale occasionale e pagarlo all’istante in maniera tracciata. Figo, no? No. Perché nel 2016 proprio l’Inail lanciava un allarme: voucher utilizzati per nascondere gli infortuni di lavoratori in nero. Nel 2012, infatti, gli incidenti di lavoratori retribuiti con voucher erano stati 436, nel 2014 circa 1.400, crescita che non si è arrestata nemmeno nel 2015. Un dato su tutti: nella maggior parte dei casi, il pagamento con il voucher coincideva proprio con il giorno dell’incidente senza che risultasse alcun rapporto di lavoro precedente con lo stesso lavoro. Insomma, un caso sfortunato: vado a lavorare e mi faccio male proprio il primo giorno. Ogni volta. Evasione e lavoro nero o irregolare, altro binomio indissolubile. 

Ebbene, a ben vedere tutte le misure introdotte e caldeggiate dal centrodestra sembrano andare verso una direzione ben precise: favorire l’evasione fiscale. O meglio ancora: nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a un fenomeno dalle proporzioni enormi, giustificando l’introduzione di norme di “pacificazione fiscale” o di sburocratizzazione che di fatto facilitano i trasgressori a frodare il fisco fornendo loro nuovi strumenti per farlo. È l’evasione fiscale, il grande convitato di pietra di ogni legge di bilancio italiana, anche nel 2022. Tutti lo conoscono, ma allo stesso tempo fanno finta che non esista. O che non sia poi così fastidioso.  

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