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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

L'analisi

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Covid, 10 ragioni per le quali Roberto Speranza non può criticare Giorgia Meloni

L'ex ministro Roberto Speranza ha criticato la premier Giorgia Meloni, sulle misure adottate dal governo in risposta al rischio che dalla Cina arrivino nuove varianti di Covid-19. Queste le sue parole: “La strategia della Meloni di far finta che il Covid non esiste più e che, tutto sommato, dei vaccini si può fare a meno mi pare fallita. Come sempre la realtà è più forte della comunicazione”. Parafrasando questa dichiarazione, potremmo invece dire che come sempre in Italia l'oblio è pù forte della memoria.

Chiunque ha ovviamente il diritto di disapprovare le decisioni del presidente del Consiglio. Essendo stato ministro della Salute dal 5 settembre 2019 al 22 ottobre 2022, Speranza ha affrontato in prima linea le varie fasi della pandemia. E gli va riconosciuto il merito di aver gestito le prime campagne vaccinali durante il governo di Mario Draghi, grazie soprattutto alla direzione del generale dell'esercito, Francesco Paolo Figliuolo. Ben diverso però dovrebbe essere il giudizio sulle misure adottate dal ministro Speranza durante il secondo governo di Giuseppe Conte. Ecco, a mio parere, i suoi primi dieci errori, nel periodo in cui il coronavirus SarsCoV2 ha travolto Lombardia e Veneto. Tra passeggeri positivi in arrivo dalla Cina e decisioni da prendere con urgenza, in questa cronologia del 2020 troverete molte analogie con i nostri giorni.

Il raddoppio dei turisti

1) Il 13 gennaio 2020 il governo italiano raddoppia i voli turistici con la Cina, quando a Wuhan si comincia a morire e i primi casi all'estero confermano la trasmissione del virus da persona a persona. I collegamenti passano da 54 a 108 a settimana, con decorrenza immediata. “L'Italia diventa la nazione europea con il numero più alto di collegamenti aerei con la Cina”, dichiara l'allora ministra dei Trasporti del Pd, Paola De Micheli. Dal ministero della Salute non viene previsto alcun pericolo. Il 25 gennaio si celebra il Capodanno cinese: l'Italia è la prima meta turistica in Europa e la Lombardia la prima regione in Italia, con 1,1 milioni di pernottamenti prenotati dalla Cina.

2) Il 20 gennaio l'allora capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, informa con una nota il premier Giuseppe Conte sui rischi costituiti dal “massiccio flusso di turisti che, in occasione del Capodanno cinese, si metteranno in viaggio”. E sulle analogie tra il nuovo virus e la precedente epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (Sars), che ha colpito la Cina tra il 2002 e il 2004. Né la presidenza del Consiglio, né il ministero della Salute trasformano le osservazioni di Borrelli in provvedimenti efficaci.

Roberto Speranza, a sinistra, con Massimo D'Alema (foto Ansa)

3) Il 29 gennaio a Roma vengono ricoverati i primi malati di Covid-19 in Italia: sono due turisti di Wuhan. Il giorno dopo Roberto Speranza interviene alla Camera con un'informativa urgente. Sembra consapevole del pericolo. Dichiara infatti: “Il nuovo coronavirus è strettamente correlato a quello della sindrome respiratoria acuta grave”. E ancora: “Il nuovo virus, pur essendo per il momento classificato come di tipo B quanto a pericolosità (al pari di quelli della Sars, dell'Aids e della polio), viene gestito come se fosse appartenente alla classe A: la stessa del colera e della peste”. Il 31 gennaio il premier Conte, alla presenza del ministro Speranza, delibera lo stato d'emergenza. La difesa dell'Italia non viene però affidata a epidemiologi dell'Istituto superiore di sanità (Iss) o del ministero, ma a un commercialista esperto di pubblica amministrazione, Angelo Borrelli, capo della Protezione civile. Ente che non ha alcuna competenza di tipo sanitario.

"Non è facile il contagio"

4) Ventiquattro ore dopo la nomina di Angelo Borrelli, Roberto Speranza ribadisce la scelta con una nota scritta al premier Conte.

5) Il 3 febbraio Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Iss, in un aggiornamento pubblico, scrive che “il coronavirus attuale sta mostrando una capacità superiore di trasmettersi rispetto alla Sars”. Ma il 7 febbraio il ministero di Roberto Speranza manda in onda ovunque lo spot per la tv nel quale l'incolpevole testimonial, Michele Mirabella, rassicura gli italiani dicendo che “non è affatto facile il contagio”.

6) Il 4 febbraio il premier Conte dichiara in tv: “La situazione è sotto controllo. Non vogliamo che le nostre imprese soffrano e i nostri imprenditori che lavorano in Cina possano avere un danno”. Accanto, lo ascolta il ministro Speranza. La situazione, come vedremo dopo tre settimane, non è affatto sotto controllo.

7) Il 10 febbraio il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, lancia pubblicamente la sua parola d'ordine: “Vicinanza al popolo e al governo cinese”. Cinque giorni dopo da Brindisi parte un volo per Pechino con sedici tonnellate di materiale medico-sanitario di protezione personale, messo a disposizione dall'ambasciata cinese in Italia, e due tonnellate di mascherine e tute spedite dal ministero degli Esteri. Ancora una settimana e, dopo i primi casi a Lodi e Codogno, scopriremo che non abbiamo abbastanza dispositivi per i medici, costretti a curare i malati senza protezioni. Mesi dopo si saprà anche che il piano pandemico del ministero della Salute, che dovrebbe prevedere dotazioni sufficienti per operatori sanitari e cittadini, da anni non veniva aggiornato.

"Le mascherine non servono"

8) Roberto Speranza nomina suo consigliere scientifico personale il professor Walter Ricciardi, ex bambino-attore ed ex presidente dell'Iss. La sua prima uscita pubblica, durante la conferenza stampa quotidiana accanto al capo della Protezione civile, è memorabile: “Le mascherine alla persona sana non servono a niente – dice testuale il consigliere di Speranza il 25 febbraio, in un momento cruciale per convincere la popolazione a proteggersi –. Le mascherine di garza, quelle che oggi stanno in qualche modo per essere a ruba, anche sui siti Internet, non servono a proteggere i sani”. Impareremo con l'esperienza che le mascherine sono fondamentali per contenere la trasmissione del coronavirus.

9) Durante la gestione di Roberto Speranza il ministero della Salute non sostiene, nella loro indagine sulla mancata istituzione della zona rossa, i familiari delle vittime di Bergamo e provincia. Il dicastero si ritrova invece sotto accusa, insieme con la presidenza del Consiglio e la Regione Lombardia, nella causa civile avviata dalle famiglie bergamasche per i danni subiti.

10) Il ministero della Salute non difende nemmeno il funzionario dell'Organizzazione mondiale della sanità, Francesco Zambon, che nel 2020 coordina un rapporto affinché gli altri governi, alle prese con le prime ondate della pandemia, non ripetano gli errori commessi dal governo italiano. Il rapporto verrà ritirato e Zambon si dovrà dimettere dall'Oms.

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