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Sabato, 28 Maggio 2022
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Redazione Today

Un’illusione chiamata Ita

La  diffusione del covid 19 ha generato una profonda crisi, facilmente prevista dagli esperti, del traffico del trasporto aereo.

Inevitabilmente il personale aeroportuale è stato tra i più colpiti da questa contrazione economica ed ha subito importanti dei tagli ai livelli occupazionali ma le aziende coinvolte dalla crisi hanno approfittato dell’opportunità proposta dal virus per “calcare” la mano sulla scure dei tagli, andando ben oltre il numero adeguato al traffico attuale. Sul territorio nazionale, il fallimento di Alitalia ha avuto un peso fin troppo sottostimato in relazione all’enorme riduzione dei livelli occupazionali non solo diretti ma anche relativi all’indotto. Inaccettabile quanto miope è stata la decisione del Governo di creare una mini azienda “Ita” con un network che prevede un impiego di 30 aeromobili, rispetto alla flotta pre covid di 115 velivoli. E soprattutto rispetto alle promesse di rilancio millantante in ogni audizione dal precedente governo.

L’elemento che colpisce dell’attuale situazione consiste sopratutto nello sfruttamento “immorale” di tale crisi per poter contrarre gli investimenti, tanto decantati e previsti a seguito dei 3 miliardi di finanziamento dal precedente governo. La conseguenza più diretta è il risultato di un’enorme contrazione del livello occupazionale dei vari settori del trasporto aereo, con delle inevitabili ricadute sull’indotto locale e una pretestuosa riduzione dei salari da parte delle varie aziende aeroportuali. (Il Load Factor ovvero il coefficiente medio di occupazione, vede una perdita di circa il 59,5%, un dato enorme quanto drammatico). 

Come se non bastasse la situazione è degenerata a causa di un’ulteriore difficoltà che aggrava ancor di più la situazione dei lavoratori in cassa integrazione, ovvero ritardi con cui vengono erogate le spettanze, in ritardo di ben tre mesi. Il 26 Gennaio i lavoratori si sono riuniti in protesta davanti la sede dell’Inps a Roma. E dopo significative preteste sono stati ricevuti dai funzionari, i quali hanno spiegato che i ritardi nei pagamenti, sono dovuti alla mancata comunicazione dei flussi da parte di Alitalia. Voci di corridoio, asseriscono che sia del losco in Danimarca: l’ex compagnia di bandiera italiana sarebbe complice di questi ritardati pagamenti, allo scopo di indebolire le finanze del personale rimasto in cigs, per costringerli ad accettare i contratti di lavoro proposti da Ita, ma soprattutto il regolamento aziendale in luogo del ccnl.

La giustificazione a tale situazione di criticità è stata attribuita da parte dell’inps al ricalcolo dei riferimenti salariali, che prevedevano inizialmente  il 2020 come anno di riferimento. Tale scelta non trovava ovviamente d’accordo le parti sindacali, visto che in tale anno gli stipendi sono di importo nettamente inferiore alla media a causa dell’inattività conseguente al Covid 19. Infine si sono trovati d’accordo Dulcis in fundo ci troviamo di fronte all’ingiustificata quanto inaccettabile riduzione del Fondo Straordinario del Trasporto Aereo, finanziato finora da una percentuale dei proventi dei biglietti aerei. Data la diminuzione delle vendite lo Stato avrebbe dovuto anticipare una quota e appoggiarsi, come plausibile, ai fondi Ristori.

Specifichiamo che la percentuale prevista da tale riduzione è del 20%, dall’80 al 60, che ricalcolato su salari molto al di sotto della media del settore, diventano veramente esigui rispetto al costo della vita nel nostro paese. Ma passiamo alla macroeconomia, non vogliamo fossilizzarci sulle questioni “interne”, che tanto annoiano l’AD Altavilla, ma analizziamo il percorso economico e di costituzione attuato da Ita attualmente.

Cosa sta realmente accadendo?

I dati sono chiari e accessibili a chiunque: al momento troviamo migliaia di licenziamenti, tagli salariali fino al 40% e enormi svilimenti di norme che hanno regolamentato il settore per anni. Tanto da creare l’humus adatto a migliaia di ricorsi, in questi giorni già depositati in tribunale. Queste operazioni sono passate sottotraccia, oseremmo dire nascoste alla stampa, per attrarre potenziali acquirenti della neonata Ita. Potremmo affermare che di tutto il progetto industriale, sommariamente illustrato al momento si sono visti solo i migliaia di esuberi, i tagli salariali fino al 40% e peggioramenti normativi.

Le modalità unilaterali con cui Ita sta operando sono emblematiche della complicità del Governo, che rende credibili le voci per cui la neo azienda sia nei piani di una cessione alla compagnia di bandiera tedesca, consegnandole il controllo del traffico aereo italiano, nonché parte della nostra economia nazionale. A conferma di questi sospetti si può rintracciare la contestualità dell’annuncio di acquisizione delle quote azionarie di ITA con la dichiarazione  di Altavilla alla Commissione Trasporti delle gravose perdite di Ita: "Ogni 6 euro di spesa ne recupera 2 e ne perde 4, ovvero su base annua circa 500 milioni di euro". Tali dichiarazioni sembrerebbero il preludio di un ennesimo dramma aziendale in salsa teutonica, e non ci meraviglieremmo viste le molteplici coincidenze di più eventi a favore di un “deal” tra il più noto politico italiano e la più grande leader economica d’Europa.

Anche se poi la trama della storia somiglierebbe a quella delle tragedie precedenti: spezzatino, ridimensionamento, licenziamenti e cessione alla concorrenza. L’unica differenza è che il livello raggiunto è oramai irreversibile rispetto al passato e Draghi ha oramai definito le sorti del settore del trasporto aereo italiano, che non potrà più aspirare ad avere un asset di respiro mondiale.

Quali saranno le conseguenze più nefaste? Di sicuro il turismo non avrà più la stessa autonomia economica, per non parlare dell’invasione delle low cost. Questi sono dati oramai consolidati, mentre si è ancora increduli nell’appurare, come il nostro presidente del Consiglio, abbia avuto l’appoggio della maggior parte di partiti e sindacati, nell’attuare una manovra economica scellerata, svilendo un settore strategico dell’Italia con un annesso azzeramento del Ccnl di un’intera categoria. Questa pagina nera della nostra storia sia sindacale che politica apre la strada a situazioni ripetibili anche in altre aziende chiave della nostra economia come sta accadendo per Tim ed è già accaduto per Poste. Speriamo di non dover assistere all’avverarsi del più becero dei sistemi liberisti mai immaginati per il nostro paese.

Monia Manzo e Marco Innocenti sono lavoratori Alitalia  e membri del Coordinamento regionale Articolo 1

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