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Sabato, 4 Febbraio 2023

L'analisi

Dario Prestigiacomo

Giornalista

I diritti umani vittime innocenti del Qatargate

Nella foga che è seguita allo scandalo di corruzione che ha travolto il Parlamento europeo, il cosiddetto Qatargate, il principale partito europeo, il Ppe, ha chiesto di bloccare tutte le risoluzioni dell'Aula di Strasburgo che riguardano i diritti umani. La ragione della proposta sarebbe legata ai presunti rischi che questi atti legislativi possano venire usati per fini diversi da quelli che dovrebbero perseguire, a causa di interferenze straniere e deputati corrotti. Un po' come sarebbe successo, per l'appunto, con la recente risoluzione dell'Eurocamera sui diritti dei lavoratori in Qatar durante i lavori di preparazione ai Mondiali di calcio. 

La proposta per il momento resta tale: all'indomani dello scandalo, Strasburgo ha deciso solo di sospendere tutte le attività legislative e politiche connesse con Doha, nell'attesa che vengano messe in pratica delle soluzioni che dovrebbero proteggere i lavori dei deputati da fenomeni come quello emerso con il Qatargate. E ha avviato anche una revisione interna per verificare altri casi anomali, tra cui alcuni atti riguardanti il Marocco, secondo quanto riportato da diversi media, tra cui Europa Today. Ma a prescidere dal fatto che l'iniziativa del Ppe vada in porto o meno, la vicenda ha già provocato delle vittime collaterali: i diritti umani.

Al netto di tutte le valutazioni politiche sull'Eurocamera, infatti, va dato atto al Parlamento europeo di essere stata l'istituzione europea (e non solo dell'Ue) che in questi anni si è più battuta per promuovere la difesa dei diritti umani nel mondo. Lo ha fatto sfruttando tutti i poteri a sua disposizione, che a oggi (è bene sempre ricordarlo) restano ridotti rispetto a quelli che hanno Commissione europea e Stati membri nel forgiare le leggi e le azioni dell'Ue. Tra questi, ci sono per l'appunto le risoluzioni, degli atti che non hanno un effetto diretto sulle scelte del blocco, e che spesso sono state snobbate dalla stampa, o accusate di essere meri e inutili esercizi di retorica. Ma che sempre più stanno orientando le decisioni che contano. Per assurdo, il Qatargate ne ha rivelato l'importanza strategica.

Lo hanno ricordato Human Rights Watch e altre organizzazioni umanitarie in una lettera-appello alla presidente del Parlamento Roberta Metsola: "Arrestare tutte le attività sui diritti umani del Parlamento europeo, mettendo in discussione l'integrità e il contributo di tutte le organizzazioni della società civile nel processo decisionale dell'Ue, sarebbe esclusivamente nell'interesse degli autori delle violazioni dei diritti umani", si legge nella missiva. La sottocomissione parlamentare sui diritti umani finita al centro del Qatargate, e un tempo guidata da Antonio Panzeri, è stata finora "una piattaforma preziosa per innumerevoli difensori dei diritti umani, attivisti e rappresentanti della società civile di tutto il mondo per testimoniare, spesso con grande rischio personale, sugli abusi perpetrati da governi repressivi". Ma soprattutto, scrivono ancora le ong, grazie alle sue risoluzioni il Parlamento è riuscito a spingere in diversi casi l'intera Ue a "utilizzare il più ampio pacchetto di strumenti in materia di diritti umani, tra cui sanzioni mirate, azioni diplomatiche bilaterali e presso le Nazioni Unite, e misure relative al commercio, per affrontare tali abusi".

Il motivo va anche cercato nella sempre più stretta connessione tra le risoluzioni sui diritti umani e la politica commerciale dell'Ue nel mondo, che rappresenta al momento l'unico potere di politica estera in mano a Bruxelles (e non solo ai singoli Stati). Ne sanno qualcosa i risicoltori italiani: nel 2019, per esempio, il nostro Paese ha chiesto e ottenuto in sede Ue lo stop alla tariffe agevolate sul riso importato da Cambogia e Myanmar, sollevando per l'appunto le gravi condizioni dei diritti umani nei due Stati asiatici, e richiamando le risoluzioni di condanna del Parlamento europeo in tal senso. Lo stop, previsto dalle leggi commerciali dell'Ue proprio in relazione alla questione dei diritti umani, è stato salutato come un successo da buona parte dello spettro politico. Tra questi, l'allora eurodeputato di Forza Italia (e del Ppe), Alberto Cirio, oggi presidente del Piemonte, regione tra le più colpite dalla concorrenza con il riso asiatico.

Anche per casi come quello dei risicoltori italiani, difendere (o ancora meglio, rafforzare) il ruolo del Parlamento europeo di cane da guardia dei diritti umani nel mondo è nell'interesse di tutti, delle vittime dei regimi autoritari, così come di cittadini, imprese e lavoratori europei che sono vittime collaterali degli affari "sporchi" dell'Europa con tali regimi. 

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