Venerdì, 14 Maggio 2021
L'opinione di Alessandro D'Amato

L'opinione di Alessandro D'Amato

A cura di Alessandro D'Amato

È tutto ok, Mario? Draghi è sicuro di sentirsi bene?

Sinceramente l'esibizione di Mario Draghi in conferenza stampa ieri non è stata la sua performance migliore. Il presidente del Consiglio da qualche tempo ha infatti deciso di presentarsi davanti all'opinione pubblica per rispondere alle domande dei giornalisti dopo essersi eclissato in più occasioni mandando avanti i ministri all'inizio del suo mandato. Ma c'è da dire che se le sue prime esibizioni erano state pregevoli (per esempio il video sugli "interessi tedeschi" a proposito del no ad AstraZeneca della Germania) ultimamente l'ex presidente della Banca Centrale Europea sembra un po' in difficoltà. 

Draghi è stato infatti netto su alcune cose, come la definizione di "dittatore" giustamente appioppata ad Erdogan che ha scatenato la reazione della Turchia e il richiamo del nostro ambasciatore ad Ankara. SuperMario ha avuto nell'occasione il pregio e il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. Una caratteristica che l'Europa ha dimenticato perché la Turchia attualmente le serve per fare da scudo all'arrivo dei profughi da paesi come la Siria, che però farebbero arrabbiare l'opinione pubblica del Vecchio Continente, piuttosto suscettibile riguardo la tematica. 

Meno apprezzabile è invece stata la polemica scatenata sui vaccini agli psicologi 35enni. E questo perché Draghi dovrebbe sapere che lo psicologo di 35 anni è un professionista sanitario in base alla legge 11 gennaio 2018 n.3. E soprattutto, se non si vaccinasse non potrebbe più esercitare in base... al Decreto Legge 1 aprile 2021, n. 44, firmato da un certo Mario Draghi che forse il premier conosce. 

Infine c'è il problema Salvini. Che il Capitano giochi una partita tutta sua nell'appoggio al governo di SuperMario è cosa nota, tanto che il leader della Lega incarna la figura di un Carroccio "di lotta e di governo" che già fu, nel gioco delle parti politiche, del suo illustre predecessore Umberto Bossi. Che il premier difenda il suo ministro della Salute Roberto Speranza dagli attacchi del segretario della Lega fa parte allo stesso modo del gioco delle parti.

Ma il punto è che questa recita Draghi dovrebbe avere la forza di concluderla. Perché non è normale che Salvini si presenti con dossier su regioni che potrebbero andare in zona gialla, visto che a un governo di solito i dati li forniscono le istituzioni e così dovrebbe essere anche per un leader della maggioranza che lo appoggia.

Draghi è arrivato a Palazzo Chigi perché tutti ricordano che a Francoforte ha avuto particolare coraggio. Al contrario dei suoi predecessori, lo ha dimostrato anche sfidando un totem come la Bundesbank. Ma uno che ha dimostrato di non aver paura di Weidmann non può essere così timoroso nei confronti di Salvini. È per questo che viene da chiedergli se è tutto ok, se gli sta sfuggendo di mano qualcosa. O se ha semplicemente deciso di adeguarsi anche lui al tran tran della politica italiana. Dove la situazione da sempre è disperata, ma non seria. 

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