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Venerdì, 19 Aprile 2024

Charlotte Matteini

Opinionista

Lo spettro della censura per gli insegnanti che promuovono i valori antifascisti

Per giorni, il ministro dell’Istruzione Valditara non ha trovato nemmeno mezzo minuto per commentare l’aggressione squadrista ai danni di alcuni studenti del liceo classico Michelangiolo di Firenze da parte di sei studenti di Azione Studentesca. Un silenzio assordante è perdurato per giorni intorno a un tema che praticamente nessun esponente del Governo ha voluto affrontare. Il titolare del dicastero, però, un mezzo minuto l’ha trovato in diretta a Mattino 5 per agitare lo spauracchio di eventuali provvedimenti contro la preside del liceo Leonardo Da Vinci, Annalisa Savino, che nei giorni scorso ha scritto una lettera per invitare gli studenti a riflettere sul fatto che “il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone ma ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a se stessa da passanti indifferenti”. 

Al ministro la lettera antifascista proprio non è andata giù e l’ha definita “del tutto impropria” e anzi si è dispiaciuto per averla dovuta leggere solo perché era stata inviata agli studenti e aveva iniziato a circolare insistentemente sui social network. Secondo Valditara le affermazioni della preside “non rappresentano la realtà dei fatti”, ma non solo: il ministro ha anche sostenuto che non trova ammissibile la politicizzazione di temi del genere all’interno degli istituti scolastici.  

“In Italia non c’è nessun pericolo fascista, non c’è nessuna deriva violenta o autoritaria. Difendere le frontiere e ricordare il proprio passato o l’identità di un popolo non ha nulla a che vedere con il fascismo o, peggio, con il nazismo. Quindi inviterei la preside a riflettere più attentamente sulla storia e sul presente”, ha dichiarato Valditara, aggiungendo che “non compete a una preside nelle sue funzioni di lanciare messaggi di questo tipo”. 

Insomma, una lettera in cui una docente e dirigente scolastica insegna agli studenti di non rimanere indifferenti a comportamenti vessatori e di stampo fascista sarebbe un atto di propaganda da evitare. Ma se educare non rientra nelle funzioni di una preside, quale sarebbe allora il ruolo di una docente all’interno delle istituzioni? Quello di un burocrate che esegue solamente ordini del Ministero espletando la funzione dell’insegnamento come mero travaso di concetti, senza fornire spunti di ragionamento e riflessione? 

In un Paese normale, che della sua storia fa tesoro proprio a partire dal ricordare fatti e circostanze affinché non accadano mai più, le parole del ministro del ministro Valditara porterebbero probabilmente a un immediato sollevamento da ogni incarico. Ma siamo in Italia e le parole del titolare del dicastero troveranno numerosi sostenitori tra giornalisti, intellettuali, esponenti di Governo e gente comune. Perché sì, in questo Paese continuiamo a pensare che il fascismo sia una cosa lontana, un evento che non tornerà mai più a fare capolino nelle vite di tutti noi. Peccato che, come ha ricordato la preside Savino, il fascismo nacque esattamente grazie all’indifferenza di persone che non furono in grado di capire la china di eventi, fatti e circostanze che stavano di fatto creando un terreno fertile alla nascita di un regime dittatoriale basato sulla violenza e sull’oppressione delle libertà fondamentali dell’individuo.  

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