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Giovedì, 18 Aprile 2024

L'editoriale

Maria Cafagna

Editorialista

Ezio Greggio e il mansplaining alla madre di Enea

Il caso di Enea, il bambino lasciato dalla madre alle cure dell’ospedale Mangiagalli, dice molto di noi, del rapporto dell’informazione con lettrici e lettori e delle conseguenze di alcune scelte comunicative di questo governo. 

Partiamo dai fatti: il giorno di Pasqua, un neonato viene trovato nella Culla per la vita del Policlinico di Milano. Si tratta di uno strumento attraverso cui i bambini e le bambine possono essere affidati alle cure del personale sanitario dai loro genitori biologici per poi essere dati in adozione. Enea pesa 2,6 kg, è in ottima salute, ben vestito e curato; accanto a lui è stato ritrovato un biglietto: "Ciao, sono Enea. Sono nato in ospedale perché la mia mamma voleva essere sicura che era tutto ok e stare insieme il più possibile". La madre dice di volergli molto bene, ma di non potersi occupare di lui. Precisa che il bimbo "è super sano, tutti gli esami fatti in ospedale sono ok”.

In Italia la legge consente il parto in anonimato che permette alle donne di recarsi in ospedale, avvalersi della possibilità che il loro nome non venga “registrato” e la garanzia che il bambino verrà affidato a chi potrà trovare una famiglia che se ne prenda cura. La “Culla della vita” della clinica Mangiagalli è attiva dal 2007 e fino a questo momento è stata utilizzata solo tre volte: come le altre baby box presenti nel nostro paese, si trova in una zona appartata e lontana dall’ingresso principale della struttura per proteggere l’anonimato di chi si reca lì per lasciare il proprio bambino o la propria bambina, ma è comunque collegata al reparto di ostetricia e ginecologia per poter consentire un’eventuale rapida assistenza al minore. Non è stato però questo il caso di Enea. Enea stava bene e sono già avviate le procedure per la sua adozione. Una buona notizia che in momenti “normali” avrebbe forse trovato poco spazio nei telegiornali e sui quotidiani, ma si tratta di un fatto avvenuto durante il weekend di Pasqua, un momento scarico di notizie in cui le persone sono in vacanza o in famiglia e non hanno voglia di dedicare tempo ad approfondimenti o inchieste. La politica inoltre è ferma e al di là delle foto di questo o quel ministro con l’uovo di Pasqua, non c’è molto da raccontare. È questo il motivo per cui una vicenda tutto sommato circoscritta e con un lieto fine, ha assunto tutta questa importanza e ancora oggi, all’indomani delle festività pasquali, trova molto spazio sui social e sui giornali (il quotidiano La Stampa gli foto di apertura in prima pagina).

Ma c’è dell’altro. Nella serata del lunedì di Pasquetta, il conduttore Ezio Greggio ha lanciato un video-appello alla madre di Enea: “Il professor Fabio Mosca ha già lanciato un appello - dice Greggio riferendosi alle dichiarazioni del neonatologo - che condivido anche io e dire alla mamma di Enea di tornare indietro al reparto Mangiagalli, dove c’è tutto il reparto che la sta aspettando […]. Torna, ti prego […] aiuteremo Enea che non è prematuro ma non è giusto che sia abbandonato”. Enea però non è stato “abbandonato” ma affidato con coscienza alle cure di chi poteva provvedere ai suoi bisogni e al suo futuro. L’appello di Greggio continua con l’offerta di denaro alla donna che ha partorito il piccolo affinché torni a riprenderselo: “Mamma di Enea - conclude Greggio - torna sui tuoi passi, torna all’ospedale Mangiagalli, prendi il tuo bambino che è bellissimo e si merita di avere una mamma vera e non una mamma che dovrà occuparsene, ma non è una mamma vera”.

Dopo la pubblicazione del video sui suoi social, lo storico conduttore di Striscia è stato sommerso dalle critiche. Le obiezioni principali sono due: la prima è che la donna ha già fatto una scelta e che non ha senso chiederle di tornare sui suoi passi, la seconda è che le sue dichiarazioni sono estremamente offensive nei confronti delle famiglie adottive.

Greggio è tornato sulla faccenda con una pezza che è peggio del buco - pardon my French -  soffermandosi ancora una volta sull’aspetto economico, tralasciando tutte le altre implicazioni che una scelta del genere comporta per una donna: ”L’appello non era volto a far ripensare alla scelta di una madre che non voleva il proprio figlio, ma a una madre che probabilmente con l’aiuto di qualcuno che la aiutasse a superare le difficoltà economiche, o personali o familiari, non sentendosi più sola, potrebbe ripensare alla sua scelta e tenere il proprio bambino. Nessuna polemica quindi verso quelle fantastiche mamme e famiglie che adottano i bimbi abbandonati (di nuovo, Enea non è stato abbandonato) e che garantiscono loro amore e futuro come se fossero i veri genitori, anzi talvolta pure meglio". Greggio ha poi concluso ribadendo l’appello alla donna: "Ribadisco con forza, affetto e convinzione l’appello mio e del prof. Fabio Mosca: mamma di Enea se ami il tuo bimbo e il tuo desiderio è tenere il tuo bimbo siamo in tanti pronti ad aiutarti, sei ancora in tempo a ripensarci. Un saluto a tutti voi che avete letto questo appello anche a coloro che non ne avevano capito il senso. W Enea”. 

Grande assente in tutto questo, il padre del bambino, sollevato di qualsiasi responsabilità nei confronti sia di Enea che di sua madre.

Non stupiscono però le parole di Ezio Greggio. Nelle ultime settimane, le dichiarazioni di importanti esponenti del governo in merito alle famiglie arcobaleno per certi versi riguardano infatti  anche le famiglie eterosessuali adottive. Tutto questo parlare di “chi siano i veri genitori” dei bambini nati dalla fecondazione eterologa o dalla gestazione per altri, oltre ad aver contribuito ad alimentare diffidenza verso le coppie omosessuali, ha coinvolto anche le famiglie adottive, i loro figli e le loro figlie. Situazioni come quella di Enea sono molto comuni: ci sono una madre e un padre biologici e due genitori adottivi che si prenderanno cura di lui e che non saranno meno “veri” degli altri. Per questo, avranno gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse responsabilità di entrambi i genitori biologici. Anzi, qualcosa di più, perché le famiglie adottive hanno il compito non solo di crescere il proprio figlio, ma anche di guidarlo attraverso un percorso personale che lo aiuti a vivere serenamente il suo stato di figlio adottivo. 

La storia di Enea, il modo in cui è stata diffusa e le reazioni che ha generato solo il frutto di un clima di discriminazione, diffidenza e sospetto messo in atto da questo governo e che ha come prime vittime i bambini e le bambine, privati e privati dei loro diritti di base tra cui quello alla privacy; e in secondo luogo le donne, madri biologiche e adottive, anche loro private del diritto alla riservatezza e a forme basilari di tutela, tra cui quella psicologica. Gli uomini, invece, possono farsi i cavoli loro e lanciare appelli non richiesti dagli Emirati Arabi tra un tuffo in piscina e un cocktail in terrazza. Del resto, anche quello di parlare a vanvera è un privilegio dei maschi. Si chiama mansplaining, disciplina di cui, da ieri, Ezio Greggio è campione assoluto.

Ezio Greggio e il mansplaining alla madre di Enea

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