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Venerdì, 12 Aprile 2024

Il caso

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti

Perché Fabio Fazio cacciato dalla Rai è una balla colossale

Fabio Fazio è bravissimo. Anche quando, giustamente, fa i suoi interessi di imprenditore della televisione. Cioè di se stesso e fa parlare di sé. Averlo perso è stato per la Rai, come gli ha detto Ferruccio de Bortoli in diretta tv, un errore editoriale per il servizio pubblico. Ma, per favore, non accostate questa vicenda ai principi costituzionali quali la libertà d'informazione o a presunte, potenziali, ipotetiche censure dell'attuale governo di destra alla sua trasmissione Che tempo che fa. Fazio non dovrà richiedere la Naspi o il reddito di cittadinanza. E nemmeno resterà disoccupato, come invece accadde a Enzo Biagi e a Michele Santoro quando – loro sì, una ventina di anni fa – vennero cacciati dall'allora premier Silvio Berlusconi con il famoso editto bulgaro.

Da persona intelligente qual è, in vista della scadenza del contratto con la tv di Stato la prossima estate, Fabio Fazio non ha aspettato, ha trattato con un canale concorrente e ha ottenuto un accordo più favorevole: secondo quanto ha rivelato Renato Franco sul Corriere della sera, dai 2,2 milioni l'anno pagati dalla Rai passa ai 2,5 milioni dell'americana Warner Bros. Discovery. Trecentomila euro in più all'anno, 208mila euro al mese. Tutto qui.

Seimila euro al giorno

Due milioni e duecentomila euro l'anno, in cambio dell'abbondante guadagno pubblicitario garantito dalla sua trasmissione: circa due milioni e mezzo a puntata, stando alle cifre fornite tempo fa dal presentatore. Il servizio pubblico (cioè tutti noi che pagando – obbligatoriamente – 90 euro di canone ne siamo moralmente azionisti) dava quindi a Fabio Fazio centottantatré mila euro al mese, che sono seimila centoundici euro al giorno.

Se i numeri pubblicati dal Corriere sono veri, equivalgono a 166 volte il compenso mensile lordo di un giornalista praticante e 85 volte la paga di un redattore e un cineoperatore in Rai con oltre trenta mesi di anzianità e a chissà quante volte il compenso stagionale di un autore, un fonico, un tecnico di studio o un assistente qualsiasi. Per non parlare del mondo esterno. Fabio Fazio è bravo e fa pagare la sua bravura. Ma questo non c'entra nulla con la nostra libertà.

Quando il Pd era al governo da solo o con i 5Stelle, non mi pare che il servizio pubblico targato centrosinistra abbia garantito la possibilità di criticare i premier Renzi o Gentiloni, Conte o il ministro Speranza. Esclusi ovviamente i telegiornali e la trasmissione Report e poche eccezioni giornalistiche, il controllo preventivo sui programmi di intrattenimento non faceva passare nemmeno uno spillo. Provate a chiederlo ai familiari delle vittime del covid di Bergamo, mentre alcuni sindaci di sinistra del nord e perfino il segretario del Pd, con le loro dichiarazioni e le loro uscite pubbliche, convincevano migliaia di persone che non ci fosse pericolo. In quei giorni cruciali della pandemia il salvagente degli amici, perfino nei giornali, ha impedito che l'allarme arrivasse a destinazione. E anche dopo, con documenti alla mano, soltanto i canali di Mediaset si sono occupati dei gravi errori del governo.

Il salvagente del Pd

Se vogliamo parlare di libertà, parliamo anche di questo. E del ruolo anacronistico dei partiti, tutti i partiti, dentro la tv di Stato. Dei divieti della riforma Cartabia (non era una ministra di destra), che ha segretato le indagini anche sui politici e sottrae l'attività della magistratura, dove le norme lo consentivano, al controllo democratico dell'opinione pubblica. Ma non mescoliamo questi temi costituzionali con i redditi di Fabio Fazio.

“Negli anni scorsi ho sperimentato sulla mia pelle che cosa vuol dire essere adoperato come terreno di scontro senza alcuna possibilità di difesa”, scrive il presentatore sul settimanale Oggi di questa settimana, di cui è opinionista. Oltre all'indiscussa bravura televisiva, gli va riconosciuta una rara cortesia nei confronti di chiunque. Ma voi, per seimila euro al giorno, non vi fareste insultare da Matteo Salvini?

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