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Lunedì, 22 Aprile 2024

L'editoriale

Roberta Marchetti

Giornalista

L'assurda corsa a spiegare Chiara Ferragni

Chiara Ferragni come Oppenheimer. Il paragone alquanto bislacco fatto ieri sera da Fabio Fazio ha fatto sorridere, o sarebbe meglio dire ridere, il pubblico più autorevole, sbigottito all'idea anche solo di immaginare l'imprenditrice digitale - declassata dai media a influencer dopo il pandoro gate - accanto al geniale fisico statunitense che inventò la bomba atomica. Eppure il parallelo non è così fuori luogo, non solo per la straordinaria ascesa e poi la rapida caduta dei protagonisti, ma anche per la potenza delle armi nelle mani di ciascuno di loro, uno la catastrofica bomba e l'altra i social network, che si stanno rivelando per lei un vero cataclisma. Ma c'è un altro fattore che fa riflettere su una certa somiglianza, ed è il peso dato ai personaggi in questione, le attente valutazioni delle loro parole. E dando oggi uno sguardo a giornali, siti e social, quelle di Chiara Ferragni sembra non abbiano nulla da invidiare alla meccanica quantistica. Ma neanche a Papa Francesco, visto che la puntata di Che tempo che fa con lei ospite è stata più vista di quella con Bergoglio. 

Premessa. Questa non vuole essere una critica all'attenzione mediatica riservata alla vicenda Ferragni e alla sua vita privata - ormai altrettanto avvincente - ma al modo in cui tanti giornalisti stanno rincorrendo la notizia a tutti i costi anche quando non c'è, come appunto ieri sera. L'intervista di Fazio a Chiara Ferragni è stata debole, inconsistente, ridondante rispetto a quella che aveva rilasciato appena una settimana prima al Corriere della Sera, fatta anche questa di imbarazzanti (e imbarazzate) giustificazioni sull'inchiesta che la vede indagata con l'ipotesi di truffa aggravata. Non ha detto niente di nuovo - né il padrone di casa ha provato a chiederglielo - se non confermato pubblicamente una volta per tutte la crisi con Fedez, senza aggiungere dettagli su cui poter titolare. 25 minuti di nulla, solo il volto contrito della regina dei social che in tv vale il 14% di share. Questo è stato e non serviva chissà quale spiegazione, al di là dei leciti e attesi commenti. Al contrario, invece, dal momento in cui ha lasciato lo studio ecco moltiplicarsi analisi, delucidazioni, esegesi, neanche fosse l'intervento di una statista all'Onu. Mancavano solo i grafici e il plastico in stile Porta a Porta. Una corsa forsennata dei soliti giornalisti 'social' alla parafrasi di un fenomeno - più che di una persona o personaggio - che frutta engagement e riflettori, dunque da cavalcare dietro lo scudo della sacra informazione.

Insomma, qui invece che sul carro del vincitore si sale su quello del perdente, ma il concetto è lo stesso. Sfruttarlo per un vanesio tornaconto, che è poi il sistema che da sempre ruota intorno ai Ferragnez e ha alimentato fino ad ora il loro impero. E questo, di fatto, è il vero e incontestabile successo di Chiara Ferragni, che le resta incollato addosso nonostante tutto. La capacità di suscitare non solo interesse ma quasi una forma di ossessione nei confronti di tutto ciò che fa - oppure, come in questo caso, di tutto ciò che dice o non dice - l'attitudine a creare hype nonostante un vuoto contenutistico, la rendita di una vita sovraesposta che fa notizia a prescindere e senza lo sforzo di metterci qualcosa in più. Se questo è innato talento o merito del reciproco scambio con i media resta un mistero, ma di certo, letta così, Chiara Ferragni più che Oppenheimer è la bomba atomica. 

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