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Venerdì, 24 Maggio 2024

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Convivere col proprio 'mostro': vi spiego cosa si prova ad avere una fobia

Martedì le spiagge della Romagna sono state interessate da un fenomeno che, a memoria, non si era mai verificato prima d'ora. Un'ondata di cavallette ha invaso stabilimenti balneari, lettini, ombrelloni, campi da beach volley, arrivando fino alla riva del mare. È successo tutto nel giro di qualche minuto: la mattinata è trascorsa tranquilla, anche se molto afosa; poi, nel primo pomeriggio, all'improvviso il vento di "garbino" - pare essere stata questa la causa più probabile dell'insolito evento - ha trasportato gli insetti fino alla spiaggia. Alcune zone sono state colpite in maniera più intensa (gli esperti parlano di 4-5 insetti per metro quadro), altre meno: sta di fatto che i bagnanti che si trovavano al mare e hanno deciso di andarsene infastiditi sono stati tanti.

Tra quei bagnanti, martedì, c'ero anch'io. Tra me e loro (o almeno, con tutta probabilità, la maggior parte di loro), però, c'è una differenza: io ho una vera e propria fobia per quell'insetto, di cui faccio fatica anche a scrivere il nome digitando i tasti sulla tastiera. Pronunciarlo ad alta voce mi risulta quasi impossibile (i miei amici lo sanno e quando se ne parla le definiscono come 'le innominabili'). E quella di martedì, ça va sans dire, per me è stata una delle giornate più brutte e difficili della mia vita. Io, che da sempre evito accuratamente tutti quei posti in cui so di potermi ritrovare faccia a faccia col mio "mostro" (ho perso il conto degli eventi ai quali, a malincuore, ho rinunciato per colpa della mia fobia); che adoro la natura ma che riesco a viverla solo con le orecchie alzate e gli occhi ben aperti; che ho sempre adorato il mare in quanto "isola felice" (sulle nostre spiagge il mio mostro non si è mai visto), all'improvviso mi sono ritrovata a vivere un incubo a occhi aperti. Quell'incubo che mi sono immaginata centinaia, migliaia di volte.

Perché avere una fobia significa questo: significa convivere con un pensiero a tratti ossessivo, pensarci ogni giorno, sdraiarsi a letto la sera e dover lottare con se stessi per scacciare quell'immagine dalla mente. E - come insegna la psicologia - più ci pensi ed eviti certe situazioni, più la tua fobia si rafforza. Non c'è scampo. Martedì, di punto in bianco, nel giro di un minuto mi sono ritrovata di fronte quattro mostri. La mente si è annebbiata: non ci ho più visto, mi sono voltata e sono corsa verso il mare. Il mio inconscio deve aver pensato che l'acqua fosse l'unico posto in cui potevo essere al sicuro. Sono rimasta a mollo un tempo indefinito, forse un'ora, fino a che non sono venuti a prendermi e mi hanno letteralmente scortata verso l'auto.

Camminavo pallida e tremante tra i bagnanti stringendomi le mani sulle spalle abbracciandomi il petto, tenendo la testa bassa, piangendo e iperventilando. Avevo un attacco di panico, o meglio, una crisi fobica. Intorno, seppur in uno stato confusionale, riuscivo a percepire qualche informazione: i bagnanti non parlavano d'altro, i bagnini cercavano di acchiappare i mostri con dei retini. Non saprei dire quanti mostri ho visto in quel tratto di strada, che è durato appena qualche minuto ma che a me è sembrato infinito. Intorno a me qualcuno minimizzava: "Ma cosa vuoi che sia, non ti fanno niente!". Altri addirittura scherzavano, senza rendersi conto di cosa ciò comportasse: "Signorina, ne ha una sul piede... Scherzo!".

Purtroppo chi non ha una fobia non può capire tutto ciò, e non sa nemmeno come relazionarsi con una persona che, invece, soffre di questo disturbo. La colpa non è certo loro: purtroppo non si parla mai di fobia, in nessun contesto, se non in quelli ultraspecialisti della psicoterapia. Ricordo come fosse ieri quando, durante il liceo, uno di quei mostri entro in aula e saltò proprio sul banco di fianco al mio. Quello che non ricordo, invece, è cosa feci in seguito: all'improvviso mi ritrovai seduta per terra nel corridoio, rannicchiata con le gambe tra le braccia di fronte al bagno. I miei compagni di classe mi dissero che avevo saltato sopra a dei banchi per raggiungere più in fretta la porta della classe, ma io non ricordo nulla. Ricordo invece molto bene le prese in giro che mi facevano sentire ancora più fuori posto, ancora più imbarazzata e sbagliata.

Da persona che convive con una fobia da ormai 30 anni, voglio dare un consiglio a chiunque si ritrovi ad avere a che fare con una persona fobica: non scherzateci (quante volte ho ricevuto a tradimento foto del mio mostro inviate da conoscenti spiritosi...), non minimizzate, non dite frasi tipo "Ma non ti fa niente, non devi avere paura". Lo sappiamo benissimo razionalmente, ma irrazionalmente non possiamo comunque farci nulla. Al contrario, mostrate comprensione ed empatia verso quella persona, rassicuratela, mostratevi presenti, fatela sentire protetta e al sicuro. E auguratevi di non avere mai una fobia.

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